Araldica militare italiana

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Per araldica militare italiana s'intende lo studio e l'evoluzione degli stemmi militari dell'esercito italiano durante i secoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Regno di Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1692 Vittorio Amedeo II di Savoia concesse, per la prima volta in assoluto, uno stemma ad ogni reggimento del suo esercito.

Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1917 fu emanata la prima legge del Regno d'Italia relativa all'araldica militare: il Regio Decreto n° 1391 del 18 agosto 1917 (Gazzetta Ufficiale n° 213 dell'8 settembre 1917) istituì "uno speciale attestato d'onore per i corpi dell'esercito segnalatisi ripetutamente sui campi di battaglia, con preclare azioni di valore collettivo".

La Legge n° 293 del 24 marzo 1932 (Gazzetta Ufficiale n° 88 del 15 aprile 1932) "Concessione di motti araldici ai Reggimenti e Corpi del Regio esercito" sanzionò la forma definitiva dei cosiddetti "motti araldici" per tutti i reggimenti dei vari corpi del Regio Esercito Italiano.

Il 4 luglio 1939, con circolare n° 55619 del Ministero della Guerra, si fornivano le istruzioni per le domande relative alla concessione dello stemma per i reggimenti, mentre con la circolare n° 92060 del 7 ottobre 1939, si ribadiva, invece, la forma sannitica dello scudo.

Nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, vennero sospese le concessioni di stemmi e motti araldici per i vari corpi dell'Esercito.

Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Con la Circolare n° 523 del 22 novembre 1948 vennero ristabilite le concessioni di stemmi e motti araldici per i vari corpi dell'Esercito.

Con la Circolare n° 210 del 13 febbraio 1950 vennero stabilite le norme e le caratteristiche di ogni stemma dell'Esercito Italiano, mentre con la Circolare n° 121 del 9 febbraio 1987, lo Stato Maggiore dell'Esercito, su impulso della Presidenza della Repubblica, impose, nel quadro di un riordino generale dell'araldica militare, che tutti i Corpi ed Enti militari, che avevano diritto a fregiarsi di uno stemma, rivedessero il disegno, secondo le seguenti direttive:

  • Corpi ed Enti dell'Esercito che hanno diritto a fregiarsi di uno stemma sono tutti quelli ai quali è stata concessa la Bandiera di guerra;
  • nel loro complesso e nei loro particolari costitutivi, gli stemmi dovranno porre in giusta evidenza i fattori storici che hanno nobilitato il Corpo o l'Ente;
  • lo stemma sarà composto di tre parti: scudo, corona turrita, ornamenti.

In tal senso lo stemma sarà composto da:

  • uno scudo appuntato (forma detta sannitica). Le sue armi potranno essere formate da tutte le figure (araldiche, naturali ed ideali); per la loro blasonatura ci si dovrà basare principalmente sulle origini, sulle tradizioni, sui legami territoriali e sulle più salienti glorie militari e di fatti d'arme che hanno comportato la concessione di decorazioni al Valore Militare o glorie di eventuale altra natura dei Corpi. Il capo onorevole d'oro, unico e non soggetto a partizioni, blasonerà le Medaglie d'Oro al Valore Militare conseguite;
  • una corona turrita: sarà formata da un cerchio, rosso all'interno, con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili). Le torri hanno foggia rettangolare e dieci merli alla guelfa (quattro dei quali angolari), sono munite di una porta e di una sola finestra e sono riunite da cortine di muro, ciascuna finestrata di uno. Il tutto è d'oro e murato di nero. Essa sormonterà lo scudo;
  • ornamenti vari che comprenderanno:
    • Lista bifida: d'oro, svolazzante, collocata sotto la punta dello scudo, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, riportante il motto. I caratteri saranno maiuscoli lapidari romani, di nero. La lingua da usarsi può essere quella italiana o quella latina e solo eccezionalmente, per fondati motivi tradizionali, sarà consentito l'uso di una lingua straniera o di un dialetto.
    • Onorificenze: saranno accollate alla punta dello scudo con l'insegna pendente al centro del nastro che avrà i colori della stessa. Non potranno essere accollate più di tre diverse onorificenze e non si dovrà dar luogo alla ripetizione della stessa onorificenza più volte conseguita.
    • Nastri rappresentativi delle ricompense al Valore: annodati nella parte centrale non visibile della corona turrita, scendenti svolazzanti in sbarra ed in banda dal punto predetto, passando dietro la parte superiore dello scudo. Essi si ripartiranno alternativamente ai due lati dello scudo iniziando da destra. La loro larghezza sarà di 1/14 di quella dello scudo e non potranno scostarsi dai fianchi dello stesso di oltre la metà della sua larghezza. Essi saranno tanti quante le medaglie al Valore che fregiano la Bandiera fino ad un massimo di dieci (cinque per lato); qualora il numero complessivo delle decorazioni ecceda il suddetto limite, la stessa ricompensa più volte concessa sarà indicata - a partire da quella di minor prestigio - dal relativo numerico romano, d'oro, caricato sul corrispondente nastro nel senso della larghezza. Le raffigurazioni autorizzate sono:
      • M.O.V.M.: azzurro bordato d'oro;
      • M.A.V.M.: azzurro bordato d'argento;
      • M.B.V.M.: azzurro;
      • Croce di Guerra: azzurro con due filetti centrali d'argento;
      • Medaglia al Valore dell'Esercito: azzurro con due filetti d'oro;
      • Medaglia al Valor Civile: i tre colori nazionali.
    • Sostegni e tenenti: se ne ammetterà l'impiego soltanto in via eccezionale allorché una particolare ricerca storica convalidi la necessità di tali ornamenti.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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