Aptenodytes patagonicus

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Pinguino reale
Penguins Edinburgh Zoo 2004 SMC.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Sphenisciformes
Famiglia Spheniscidae
Genere Aptenodytes
Specie A. patagonicus
Nomenclatura binomiale
Aptenodytes patagonicus
Miller, 1778

Il pinguino reale (Aptenodytes patagonicus Miller, 1778) è un uccello inetto al volo appartenente alla famiglia degli Sfeniscidi.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Falkland Islands Penguins 49.jpg


Il pinguino reale è alto in media intorno ai 95 cm e pesa dai 9 ai 15 kg. Le piume della testa sono nere, sulle ali ed il dorso grigio scuro. Le parti inferiori del corpo sono bianche e la parte alta del petto passa gradualmente dal giallo all'arancio.

Il becco è nero ed arancio, abbastanza lungo. Nella zona auricolare le piume formano una macchia allungata giallo-arancio. Le zampe sono di colore scuro. Gli individui giovani si distinguono per il colore più pallido delle macchie auricolari e più scuro per le zampe. Le sottospecie pinguino reale e pinguino reale delle Kerguelen si differenziano per la lunghezza delle ali e del becco.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La dieta è costituita quasi esclusivamente di pesce di piccola taglia, in particolare Myctophidae (Electrona carlesbergi, Krefftichthys anderssoni) e di cefalopodi (Moroteuthis) di dimensione varia a seconda della zona di pesca. Il pinguino reale è un buon nuotatore, cattura le prede nuotando fino a 12 km/h ed immergendosi a 50 m di profondità (ma sono stati avvistati esemplari oltre i 200 m). È stato calcolato che la percentuale di successo nella caccia ai cefalopodi si aggira intorno al 10%. La caccia avviene probabilmente anche di notte, però a profondità minori.

Secondo gli scienziati del CNRS di Strasburgo, lo stomaco di questo pinguino ha proprietà antibatteriche, per cui riesce ad immagazzinare il cibo per tre settimane conservandolo perfettamente. Questa caratteristica è molto utile per sopravvivere durante i periodi di scarsità di cibo come quando le tempeste impediscono di recarsi in mare. Le ricerche condotte hanno rilevato un numero esiguo di batteri alla temperatura di 38 °C con un pH pari a 4, condizioni molto favorevoli alla loro proliferazione.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Aptenodytes patagonicus

Fra settembre e novembre i pinguini reali si riuniscono in colonie e fra novembre ed aprile depongono le uova. Ogni coppia ha a disposizione circa 1 m² di spazio e la femmina depone un solo uovo che viene covato da entrambi con turni di 2-3 settimane per un totale di 52-56 giorni, tenendolo fra le zampe, senza un nido.

I pulcini nascono nudi, ma in breve tempo spunta un piumino di colore grigio chiaro o bruno che in seguito verrà sostituito da uno più scuro. All'età di 40 giorni i pulcini della colonia si riuniscono nei cosiddetti "asili nido". Diventano adulti fra i 10 ed i 13 mesi e abbandonano i genitori. Raggiungono la maturità sessuale all'età di 5-7 anni. I pinguini sopravvissuti si aggirano fra il 30% ed il 47% a seconda delle zone di nidificazione.

Spostamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il pinguino reale è generalmente stanziale, trascorre in mare i 17 giorni che precedono la muta, durante i quali accumula riserve energetiche sotto forma di grasso sotto la pelle. L'area di caccia si estende fino a 400 km quando vi sono i piccoli da sfamare per arrivare a 900 km in altri periodi. Quando lasciano i genitori, i giovani si disperdono rimanendo però nelle stesse aree pelagiche.

Pinguini reali sono stati avvistati anche in Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica.

Predatori[modifica | modifica wikitesto]

I due principali predatori antartici, l'orca e la foca leopardo, cacciano i pinguini mentre questi ultimi cacciano in acqua. Sulla terraferma i pulcini sono sotto la minaccia degli stercorari e delle ossifraghe.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è diffusa in alcune isole dell'emisfero meridionale, in particolare sulle isole Falkland, Georgia del Sud e Sandwich Australi, Oceano Indiano meridionale (Isole Crozet, ecc.).

Sono uccelli marini e pelagici delle aree subantartiche e antartiche, passano molto tempo vicini alle aree di nidificazione. Non si conoscono tentativi di nidificazione al di sotto del 60° di latitudine sud. Nidificano su spiagge piatte senza neve o ghiaccio, talvolta con presenza di erbe, in zone con facile accesso al mare. Si nutrono al largo.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Koenigspinguine.jpg

Definito come Aptenodytes patagonica da John Frederick Miller nel 1778.

Suddiviso in 2 sottospecie:

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

  • Aptenodyta patagonica, Bonnat, Tabl. Encycl. Méth., 1790.
  • Aptenodytes forsteri, Sclater, 1860.
  • Aptenodyta patagonica , Bonnat, Tabl. Encycl. Méth., 1790.
  • Aptenodytes longirostris, Coues, 1872.
  • Aptenodytes patachonica, Forster, 1781.
  • Aptenodytes patagonica, Millerr, Cimelia Physica, 1796.
  • Aptenodytes pennantii, G. R. Gray, 1844.
  • Aptenodytes rex, Bonaparte, 1856.
  • Apterodita longirostris, Scop, 1786.
  • Pinguinaria patachonica, Shaw, 1792.
  • Pinguinaria patagonica, Shaw, 1796.
  • Spheniscus pennantii, Schlegel, 1867.

Status e conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della testa di un esemplare in cattività.

La specie non è in pericolo di estinzione, la popolazione negli anni settanta ammontava a circa un milione di coppie. Le colonie più numerose sono quelle di Cochons (300.000 coppie), Isole Kerguelen (240-280.000 coppie), isola Principe Edoardo (220.000 coppie). Le colonie più grandi hanno registrato poi un aumento della popolazione, mentre quelle più piccole della Georgia del Sud in parte si sono estinte. La colonia dell'isola Heard è stata distrutta negli anni fra le due guerre per poi essere ricolonizzata da 23 coppie nel 1963; nel 1990 registrava circa 3.000 coppie. Le colonie delle isole Falkland scomparvero nel 1870 per essere poi ricolonizzate nel 1933. Anche le colonie dell'Isola Macquarie furono in parte distrutte e la popolazione ridotta a soli 5.000 individui nel 1911; nel 1980 contavano invece circa 70.000 coppie.

Oltre alla caccia, molte colonie hanno subito danni dalla costruzione di basi antartiche (come accaduto sull'isola Macquarie che ospita una base del programma Australian National Antarctic Research Expeditions) o dalla costruzione di strade ed edifici (ad esempio sulle Isole Crozet).

Pinguini reali famosi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2009, Aptenodytes patagonicus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ (EN) F. Gill e D. Donsker (a cura di), Family Spheniscidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 6 maggio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N. J. Adams "Foraging range of King Penguins Aptenodytes patagonica during summer at Marion Island" J. Zoology, London 212: 475-482 (1987)
  • N. J. Adams, N. T. Klages "Seasonal variation in the diet of the King Penguins Aptenodytes patagonica at sub-Antarctic Marion Island" J. Zoology, London 212: 303-324 (1987)
  • A. Barrat "Quelques aspects de la biologie et de l'écologie du Manchot Royal (Aptenodytes patagonica) des Iles Crozet" Com. Nat, Français Rech. Antarct. 40: 9-52 (1976)
  • Y. Cherel, Y. Le Maho "Chnages in body mass and plasma metabolites during short-term fasting in the King Penguins" Condor 90: 257-258 (1988)
  • Y. Cherel, V. Ridoux "Prey species and nutritive value of food fed during summer to King Penguins Aptenodytes patagonica chicks at Possession Island, Crozet Archipelago" Ibis 134 (2): 118-127 (1992)
  • Y. Cherel, J. C. Stahl, Y. Le Maho "Ecology and physiology of fasting in King Penguins chicks" Auk 104: 254-262 (1987)
  • M. Derenne, P. Jouventin, J. L. Mougin "Le chant du Manchot Royale (Aptenodytes patagonicus) et sa signification evolutive" Gerfaut 69: 211-224 (1979)
  • R. P. Gales, D. Pemberton "Recovery of the King Penguin, Aptenodytes patagonicus, population on Heard Island" Austr. Wild. Res. 15: 579-585 (1988)
  • T. H. Gillespie "A Book of King Penguins" Jenkins, London (1932)
  • S. Hunter "The impact of avian predator-scavangers of King Penguins Aptenodytes patagonicus chicks at Marion Island" Ibis 133: 343-350 (1991)
  • N. J. Adams "Foraging range of King Penguins Aptenodytes patagonica during summer at Marion Island" J. Zoology, London 212: 475-482 (1987)
  • J.-B. Charrassin, Y. Le Maho, C.-A. Bost "Seasonal changes in the diving parameters of king penguins (Aptenodytes patagonicus)". Marine Biology 141:581-589 (2002).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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