Anfiteatro della memoria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Il Teatro della Memoria è l'oggetto di una speculazione utopistica dell'umanista rinascimentale Giulio Camillo Delminio, che, nel XVI secolo, concepì – e forse in parte anche realizzò – l'idea di un teatro destinato a recare l'impronta mnemonica di tutta la conoscenza universale, codificata e organizzata attraverso schemi di memoria associativa.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro di Camillo, che, più esattamente, dovrebbe dirsi un anfiteatro, si ispirava al modello del De architectura dell'architetto romano Vitruvio ed era diviso in sette gradi, intersecati da sette corsie: l'edificio si trovava così ad essere suddiviso in quarantanove caselle, a ognuna delle quali era associata mnemonicamente una figura simbolica desunta dalla mitologia, dalla cabala o dall'ermetismo.

Per la realizzazione del suo teatro Camillo cercò il sostegno dei regnanti dell'epoca, tra cui il re di Francia Francesco I (che ebbe modo di conoscere di persona a Milano) riuscendo infine a convincere solo il celebre condottiero Alfonso d'Avalos, marchese del Vasto[1]. Si ritiene che non sia stato in grado di portare a compimento i suoi intenti, anche se in una lettera di Viglius van Aytta, emissario di Erasmo da Rotterdam, si parla del Theatro come di una cosa esistente: è quindi probabile che sia stato realizzato un modello in legno, abbastanza grande da permettere l'ingresso di almeno una persona.

Idea del Theatro[modifica | modifica wikitesto]

Di questo misterioso Teatro della Memoria rimane la descrizione lasciata per iscritto da Camillo nel libro L'idea di Theatro, postumo e neppure di prima mano, pubblicato nel 1550 a Firenze dal tipografo Lorenzo Torrentino. Il teatro di Camillo rimane uno degli oggetti più affascinanti che il Rinascimento italiano ha lasciato alla cultura europea: in esso è contenuta una sintesi del pensiero degli umanisti del Cinquecento.

La prospettiva dell'organizzazione della sapienza umana, nella sua interezza, e della comprensione dell'immagine cosmica entro la finitezza di uno spazio contrassegnato da simboli, riproduceva visioni e immagini dell'universo, e concezioni dello scibile, profondamente permeate da significati simbolici, sintesi delle più intense esperienze filosofiche del Rinascimento europeo, l'ermetismo filosofico, la tradizione cabalistica occidentale, il neoplatonismo e l'astrologia. Una simile aspirazione porta con sé i tratti di una tipica propensione utopica della cultura rinascimentale, la tensione costante verso la conoscenza universale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Stabile, CAMILLO, Giulio, detto Delminio, da Dizionario Biografico degli Italiani, Vol XVII, pp. pp. 218-30, 1974

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri collegamenti[modifica | modifica wikitesto]