Anacleto Verrecchia

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Anacleto Verrecchia (2010)

Anacleto Verrecchia (Vallerotonda, 15 settembre 1926Torino, 4 febbraio 2012) è stato un filosofo e giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Anacleto Verrecchia (1986)

Nato in provincia di Frosinone, si trasferì molto giovane a Torino, dove studiò, laureandosi in germanistica. Nei primi anni cinquanta trascorse un certo periodo nel parco nazionale del Gran Paradiso, considerato come il più formativo della sua vita. Lì poté contemplare in mod disinteressato i fenomeni della natura. "Ho fatto tre università - era solito dire -: quella vera e propria, che non mi ha dato nulla o quasi; la collaborazione alle pagine dei quotidiani come elzevirista, che mi ha costretto a leggere libri che altrimenti non avrei mai letto; e infine l'università più utile in assoluto, vale a dire il soggiorno nel Gran Paradiso a contatto con la natura". Frutto di quel soggiorno è il libro che contiene la sua filosofia, potentemente aforistica. I manoscritti riaffiorati molto più tardi spiegano la tardività della sua pubblicazione, avvenuta solo nel 1997 presso Fògola - si tratta del Diario del Gran Paradiso.

Verrecchia visse poi in Germania (soprattutto a Berlino) e fu per lunghi anni addetto culturale[1] all'Ambasciata d'Italia a Vienna; collaborò alle pagine culturali di giornali italiani, tra cui Il Resto del Carlino, La Stampa, Il Giornale. Grazie alla sua padronanza del tedesco, collaborò stranieri (Die Presse, Die Welt). Non parlava volentieri della sua vita privata perché, diceva,"di un filosofo o di uno scrittore ciò che interessa sono gli scritti e non le vicissitudini personali". Traduttore di Georg Christoph Lichtenberg, appassionato studioso di Giordano Bruno e Friedrich Nietzsche, nel suo orizzonte culturale, però, la figura che risalta di più è senz'altro quella di Arthur Schopenhauer, da lui considerato a tutti gli effetti un maestro da tradurre e continuare.

Elementi caratteristici dei suoi scritti sono l'irriducibile vena polemica e una sacra bilis, ma la sua prosa spicca anche per chiarezza ed energia. Lavorò sempre al confine tra letteratura e filosofia: difatti, i suoi libri sono ora di carattere prettamente filosofico, ora letterario. La sua prosa - insieme a quella di Guido Ceronetti e Manlio Sgalambro - è stata giudicata "la migliore prosa filosofica scritta oggi in Italia".[2]

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Saggi introduttivi, traduzioni e cure[modifica | modifica wikitesto]

Articoli[modifica | modifica wikitesto]

  • A Bogotà c'è un erede di Montaigne. Tuttolibri de La Stampa, 7 giugno 2008, 7.
  • Allora bastava un rospo per finire al rogo. Tuttolibri de La Stampa, 10 luglio 2010, 4.
  • Vittorio Mathieu, Tre giorni in giallo. Tuttolibri de La Stampa, 28 agosto 2010, 5.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Risvolto di copertina della Rapsodia viennese.
  2. ^ Marco Lanterna, Anacleto Verrecchia, venerando e terribile, Pulp Libri, 2010, n. 88, pagg. 68-71 (ora in Marco Lanterna, Il caleidoscopio infelice. Note sulla letteratura di fine libro, Clinamen, 2015).

Bibliografia critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Lanterna, Il caleidoscopio infelice. Note sulla letteratura di fine libro, Clinamen, 2015.
  • Ugo Dotti, I vagabondaggi culturali di Anacleto Verrecchia, in rivista 451 (The New York Review of Books), n. 5, aprile 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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