Ammiraglio Ackbar

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Gial Ackbar
Ackbar.jpg
L'ammiraglio Ackbar ne Il ritorno dello Jedi
Universo Guerre stellari
Lingua orig. Inglese
Autore George Lucas
Studio Lucasfilm
1ª app. in Il ritorno dello Jedi
Ultima app. in Gli ultimi Jedi
Interpretato da Timothy M. Rose
Voci orig.
Voce italiana
Specie Mon Calamari
Sesso Maschio
Luogo di nascita Dac
Professione Comandante Supremo della Flotta dell'Alleanza Ribelle
Affiliazione Alleanza Ribelle, Nuova Repubblica

« È una trappola! »

(Frase celebre di Ackbar nel film Il ritorno dello Jedi)

L'ammiraglio Gial Ackbar è un personaggio immaginario appartenente all'universo fantascientifico di Guerre stellari. Ackbar è apparso per la prima volta nel film del 1983 Il ritorno dello Jedi, e in seguito divenne un personaggio importante nei romanzi, fumetti e altri media dell'universo espanso della saga. Membro della specie anfibia Mon Calamari, Ackbar era il comandante militare più importante dell'Alleanza Ribelle che ha guidato le principali operazioni di combattimento contro il malvagio Impero Galattico.

Il personaggio Ackbar è stato accolto positivamente dalla critica e dai fan. La famosa frase "È una trappola!" che dice durante una scena in Il ritorno dello Jedi, è diventato un meme popolare in internet. Il vero nome di Ackbar, Gial, non è stato mai rivelato fino al libro The Essential Guide to Warfare, rilasciato nell'aprile 2012.

Apparizioni[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno dello Jedi[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento dell'Impero Galattico guidato dall'Imperatore Palpatine, è stato per lungo tempo comandante della flotta stellare dell'Alleanza Ribelle. È stato lui a guidare la flotta dell'Alleanza ribelle durante la battaglia di Endor insieme al generale Lando Calrissian e altri comandanti come il capo rosso Wedge Antilles. Quando i ribelli entrarono nel sistema Endor si accorsero che flotta imperiale li stava aspettando e qui Ackbar pronunciò la famosa frase "È una trappola!". Nonostante gli sforzi di tentare un contrattacco, l'ammiraglio Ackbar ordina di prepararsi alla ritirata, viene però fermato da Lando Calrissian che è convinto che la situazione volgerà a loro favore. Infatti Quando Ian Solo distrugge il generatore dello scudo di protezione attorno alla seconda Morte Nera, la situazione volge a favore dei ribelli. Mentre Calrissian vola all'interno della morte nera per distruggerne il generatore principale, Ackbar ordina agli incrociatori Mon calamari di concentrare tutto il fuoco sull'Executor (la nave ammiraglia della flotta imperiale) ma la Home One (la nave di Ackbar) viene pesantemente danneggiata durante lo scontro. Sarà poi il sacrificio di un A-Wing, schiantatosi sul ponte di comando dell'Executor a distruggere la nave, che danneggerà, precipitando la seconda Morte Nera. Quando Calrissian finalmente distrugge il generatore principale della seconda Morte Nera causa una reazione a catena che distrugge la nave. L'ammiraglio Ackbar ordina di far allontanare la Flotta Ribelle dalla seconda Morte Nera, il Millennium Falcon esce illeso dall'esplosione che sancisce la vittoria dei ribelli.

Il risveglio della Forza[modifica | modifica wikitesto]

Ackbar riappare anche nel film Star Wars: Il risveglio della Forza, primo della trilogia sequel. All'incirca trent'anni dopo la battaglia di Endor, Ackbar rimase affiliato alla Resistenza come generale nella lotta contro il sinistro Primo Ordine, guidato dal Leader Supremo Snoke.[1]

Gli ultimi Jedi[modifica | modifica wikitesto]

Rose riprenderà il suo ruolo di Ackbar in Star Wars: Gli ultimi Jedi, il secondo capitolo della trilogia sequel.[2]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

The Clone Wars[modifica | modifica wikitesto]

Nella quarta stagione della serie animata Star Wars: The Clone Wars, Ackbar è il capitano dell'esercito dei Mon Calamari. Durante l'era della Vecchia Repubblica, sarà proprio lui in veste di comandante a difendere il suo pianeta natale dell'invasione dei Separatisti del conte Dooku, alleati con i Quarren (anch'essi abitanti di Mon Calamari e nemici giurati dei Calamariani) e comandati dallo spietato generale Karkarodiano di nome Riff Tamson. Grazie all'aiuto di Anakin Skywalker, Ahsoka Tano e Kit Fisto, oltre che dell'armata Gungan arrivata in loro soccorso, i Calamariani riuscirono a vincere portando la libertà sotto il regno del giovane re Lee-Char.

Legends[modifica | modifica wikitesto]

Con l'acquisizione della Lucasfilm da parte di The Walt Disney Company nel 2012, la maggior parte dei romanzi e fumetti di Guerre stellari prodotti su licenza sono stati inseriti nel brand Star Wars Legends e dichiarati non canonici al franchise nel mese di aprile del 2014.[3][4][5]

Considerato il migliore stratega delle forze ribelli (l'unico ad averlo mai sconfitto in battaglia è stato il Grand'Ammiraglio Thrawn), il suo più grande successo è stato l'attacco alla seconda Morte Nera nel sistema di Endor. Inoltre è l'ideatore del caccia ribelle B-Wing.

Si ritira a vita privata poco dopo la firma del trattato di pace con i Resti dell'Impero, ma durante l'invasione degli Yuuzhan Vong torna al servizio della Repubblica, ideando un trappola che, sul pianeta Ebaq 9 infligge la prima pesante sconfitta agli alieni extragalattici, e che rovescia le sorti della guerra.

Muore per cause naturali poco prima della fine della guerra, sul suo pianeta natale, nel 29 ABY.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tim Rose frustrated at Star Wars secrecy, TheAustralian. URL consultato il 5 settembre 2015.
  2. ^ B. Alan Orange | 10 months ago, Admiral Ackbar to Return in Star Wars 8?, Movieweb.com. URL consultato il 19 dicembre 2016.
  3. ^ (EN) Graeme McMilian, Lucasfilm Unveils New Plans for Star Wars Expanded Universe, in The Hollywood Reporter, 25 aprile 2014. URL consultato il 26 maggio 2016.
  4. ^ (EN) The Legendary Star Wars Expanded Universe Turns a New Page, StarWars.com, 25 aprile 2014. URL consultato il 26 maggio 2016.
  5. ^ (EN) Disney and Random House announce relaunch of Star Wars Adult Fiction line, StarWars.com, 25 aprile 2014. URL consultato il 26 maggio 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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