Al-Mu'izz li-din Allah

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Dīnār aureo dell'Imam al-Muʿizz. Misr (Cairo), 969 d.C.

Maʿadd Abū Tamīm al-Muʿizz li-dīn Allāh (arabo: معد المعز لدين الله, Fortificatore della religione di Allah), noto più semplicemente come al-Muʿizz (932975) è stato il quarto Imam/califfo della dinastia Fatimide e il 16° Imam ismailita.

Regnò dal 953 al 975 e fu durante il suo governo che il baricentro del potere ismailita-fatimide fu spostato dall'Ifriqiya all'Egitto, di recente conquistato. I Fatimidi fondarono la Città soggiogatrice di al-Muʿizz (al-Madīna al-qāhira al-Muʿizziyya) - vale a dire Il Cairo - nel 969, erigendola a capitale dell'Imamato al posto di al-Mahdiyya.[1]

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Dopo che i Fatimidi, per opera del terzo Imam Ismāʿīl al-Manṣūr (946-953), ebbero sgominato la pericolosa ribellione kharigita di Abu Yazid ("L'uomo dell'asino") (942-947), sotto suo figlio al-Muʿizz l'attenzione della dinastia si concentrò sul confinante Egitto, nella speranza che una volta conquistato venisse il turno della Siria e poi dell'Iraq, nella ferma intenzione di abbattere la dinastia abbaside e proporsi come l'unico e legittimo califfato universale. Sebbene i Fatimidi fossero innanzi tutto interessati all'Egitto e al Vicino Oriente, vi furono nondimeno varie campagne combattute Jawhar al-Siqilli contro i Berberi del Marocco e gli Omayyadi di al-Andalus. Allo stesso tempo, incursioni fatimide nella penisola italiana affermarono la loro superiorità navale nel quadrante centrale del Mediterraneo, a spese dell'Impero bizantino, tra l'altro occupando la Sicilia, già aghlabide per un certo tempo.

La strada per l'Egitto fu infine spianata per i Fatimidi, facilitati dalla crisi persistente della dinastia ikhshidide colà governante, accentuata dalla morte di Muhammad ibn Tughj, e dalla debolezza abbaside, non più in grado (salvo il periodo in cui l'"uomo forte" fu Mu'nis) di fronteggiare convenientemente le situazioni che un tempo essa avrebbe affrontato con forza e risolto senza problemi.
Dopo aver consolidato la propria posizione, al-Muʿizz trasferì la propria residenza ufficiale da al-Mansuriyya alla recentemente costruita cittadella di al-Madīna al-Qāhira al-Muʿizziyya, "la Città soggiogatrice di al-Muʿizz", cioè Il Cairo, facendo da quel momento in poi gravitare sull'Egitto il baricentro politico ed economico del mondo arabo, forti anche del fatto che a occidente, in Ifriqiya, gli Ziridi agivano come reggenti l'Imam. In Egitto vari attacchi dei Carmati costrinsero a un impegnativo sforzo l'Imamato (972-974) prima che le finanze fossero risanate e prendessero nuovo impulso per merito essenzialmente dell'intelligente opera di Ya'qub ibn Killis, un ebreo convertito all'Islam, che aveva già operato per conto degli Ikhshididi, prima di cambiar campo e unirsi ai Fatimidi.

Ad al-Muʿizz succedette il figlio al-'Aziz bi-llah (975-996).

Realizzazioni culturali[modifica | modifica sorgente]

Al-Muʿizz era noto per la sua tolleranza nei confronti delle altre religioni, ed era assai popolare tra i suoi sudditi cristiani e israeliti. Si dice abbia commissionato l'invenzione della prima penna stilografica. Nel 953, al-Muʿizz chiese una penna che non dovesse necessariamente stare tra le sue mani o negli abiti che indossava quando non la si usava e gli fu costruita dai suoi sapienti artigiani una penna che aveva un vero e proprio piccolo serbatoio d'inchiostro. Come ricordato dal Qadi al-Nu'man (m. 974) nel suo Kitāb al-Majālis wa l-musayarāt, al-Muʿizz ne dispose la costruzione dicendo::[2]

« ‘Vogliamo sia costruita una penna che possa servire a scrivere senza dover far ricorso a un calamaio e il cui inchiostro sia incluso in essa. Una persona potrà riempirla d'inchiostro e scrivere quando voglia. Lo scrivente potrà metterla nelle maniche della sua veste o dove preferisca e non sarà macchiato da alcuna goccia d'inchiostro che ne fuoriesca. L'inchiostro scorrerà solo quando egli abbia l'intenzione di scrivere. ...’. Esclamai: ‘È possibile ciò?’ E lui replicò: ‘È possibile, a Dio piacendo’. »

Relazioni coi Copti cristiani[modifica | modifica sorgente]

Ai Copti cristiani fu concesso un certo grado di libertà sotto al-Muʿizz.[3] I Copti furono spesso nominati ai gradi più elevati dell'amministrazione dell'Imamato e fu loro consentita libera pratica del proprio culto.[4] Sotto al-Muʿizz, il responsabile per la Siria fu Quzman ibn Nima, un copto che mantenne la propria fede.[5] La festività del Nawruz, che celebra il nuovo anno copto, fu consentita (malgrado alcune limitazioni).[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). I - Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, pp. 282-284. Va comunque ricordato che a lui fu intitolata anche la città siciliana di Taormina
  2. ^ C.E. Bosworth, "A Mediaeval Islamic Prototype of the Fountain Pen?" in: Journal of Semitic Studies, vol. XXVl, 1, Autumn 1981
  3. ^ Gerald O. West e Musa W. Dube Shomanah (a cura di), The Bible in Africa: transactions, trajectories, and trends, Brill, 2000, p. 108.
  4. ^ H.A.R Gibb, The Encyclopaedia of Islam, Brill, 1979, p. 91.
  5. ^ Aziz Suryal Atiya, A History of Eastern Christianity, Taylor & Francis, 1968, pp. 87–88.
  6. ^ Thomas Phillip e Haarmann (a cura di), The Mamluks in Egyptian politics and society, Cambridge studies in Islamic civilization, Cambridge University Press, 1999.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carl F. Petry (ed.), The Cambridge History of Egypt. Islamic Egypt, 640-1517, Cambridge, U.P., 1998

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]