Imam ismailiti
Questa è la lista degli Imam ismailiti, riconosciuti dallo sciismo ismailita e dalle loro branche.
Tali Imam sono considerati a pieno titolo membri dell'Ahl al-Bayt, il Casato del profeta Maometto (Muḥammad).


Definizione
[modifica | modifica wikitesto]L'imam è una figura religiosa musulmana, ma la sua importanza differisce in base alle denominazioni musulmane.[1]
- Per i sunniti gli imam sono riconosciuti semplicemente come leader spirituali scelti dalla stessa comunità e presente in ogni moschea, sono quindi simili ai preti comuni, e qualsiasi uomo può diventarlo. Sono unicamente riconosciute le quattro scuole giuridiche dove gli imam possono formarsi (Hanafi, Maliki, Shafi'i, Hanbali)[2]
- Per gli sciiti gli imam hanno un'importanza molto più grande, sono infatti riconosciuti come i leader dell'intera comunità islamica (Umma) e devono necessariamente essere membri della Ahl- al-Bayt, il Casato di Maometto.[3]
Ogni ramo dello sciismo riconosce come primi imam gli immediati successori del profeta Maometto e i discendenti di quest'ultimo dal matrimonio tra la figlia Fatima e ʿAlī, primo imam, ma le diverse branche non concordano su quali riconoscere, sul loro numero o sul loro ordine.
- I duodecimani riconoscono tutti quelli da ʿAlī fino a Muhammad al-Mahdi per un totale di dodici, e credono che al-Mahdi si sia "occultato" e che tornerà alla fine dei tempi.[4]
- Gli zaydi riconoscono solamente i primi quattro imam, ma poi aggiungono Zayd ibn Ali, fratello del quinto imam Muhammad al-Baqir e i suoi discendenti, da cui si originano i sultani Idrisidi del Marocco (linea estinta con Yahya ibn Ali) e gli ex-imam dello Yemen (Ageel bin Muhammad al Badr, imam titolare) tra i più importanti.[5]
- Gli ismailiti, chiamati per questo motivo anche settimani, sebbene condividano i primi sei imam con i duodecimani, credono poi che in realtà sarà Isma'il ibn Ja'far, figlio del sesto imam Ja'far al-Sādiq (non riconosciuto dai duodecimani) ad essersi occultato.[6]
- Secondo la posteriore dottrina fatimide, la linea ereditaria degli imam sarebbe continuata con i discendenti di Isma'il, che si erano definiti "nascosti" ed eventualmente diventarono califfi del califfato fatimide.[7]
- I fatimidi poi si scinderanno in due rami, Musta'liani e Nizariti, che riconoscevano uno o l'altro figlio del califfo al-Mustanṣir bi-llāh. I due rami si suddivideranno ulteriormente fino ad arrivare ad oggi con i moderni Aga Khan Nizariti e i Dāʿī al-Muṭlaq Musta'liani.[8]
- Secondo la posteriore dottrina fatimide, la linea ereditaria degli imam sarebbe continuata con i discendenti di Isma'il, che si erano definiti "nascosti" ed eventualmente diventarono califfi del califfato fatimide.[7]

Le varie linee di successione e le differenze tra gli elenchi delle varie denominazioni verranno riportate in seguito.
Imam infallibili
[modifica | modifica wikitesto]Come già citato, gli ismailiti condividono solamente metà dei dodici imam riconosciuti dai duodecimani, e di conseguenza solamente i primi quattro sono riconosciuti unanimemente da duodecimani, settimani e zayditi.
Vi è poi dissenso circa la loro numerazione, dal momento che alcuni Ismailiti si riferiscono ad ʿAlī come al "primo" imam, mentre altri Ismailiti si riferiscono ad al-Ḥasan come al primo. Inoltre, alcune branche riconoscono al-Ḥasan come il successore del padre ʿAlī, mentre altri citano al-Ḥusayn e non ricordano al-Ḥasan.
| Raffigurazione | Nome | Nome in arabo | Vita | Informazioni |
|---|---|---|---|---|
| ʿAli ibn ʿAbī Ṭālib | علي بن أبي طالب | 599–661 | Sposò Fatima, figlia del profeta Maometto, divenne il quarto califfo Rashidun e viene considerato primo imam da tutte le denominazioni (eccezione per i Mustaʿliani) | |
| Al-Hasan ibn ʿAlī | الحسن بن علي بن أبي طالب | 624–670 | Figlio primogenito di ʿAli e Fatima, fu il quinto califfo Rashidun, viene considerato primo imam dai Mustaʿliani. | |
| Al-Ḥusayn ibn ʿAlī | الحسين بن على بن ابى طالب | 626–680 | Figlio secondogenito di ʿAli e Fatima, in alcuni casi è considerato secondo imam invece che terzo. Si scontrò nella battaglia di Kerbelāʾ contro le forze Omayyadi, dove morì. | |
| ʿAlī ibn al-Ḥusayn | علي بن الحسين زين العابدين | 658–712/713 | Figlio di Al-Husayn, entrò in conflitto con le autorità Omayyadi. | |
| Zayd ibn ʿAlī | زيد بن علي بن الحسين بن علي | 695–740 | Figlio di Ali ibn, si ribellò al governo Omayyade ma venne sconfitto e giustiziato. I suoi discendenti continueranno la lotta. | |
| Muhammad al-Bāqir | محمد ابن علي الباقر | 676–c. 731 | Figlio di Ali ibn, venne assassinato per ordine del califfo Omayyade. | |
| Jaʿfar al-Ṣādiq | جعفر بن محمد الصادق; | 702–765 | Figlio di Muhammad, entrò in conflitto con le autorità Abbasidi. | |
| Ismāʿīl ibn Jaʿfar | إسماعيل بن جعفر | 719/722–c. 762? | Figlio primogenito di Jaʿfar, solamente gli Ismailiti lo considerano imam, e credono che quest'ultimo si sia occultato (ghayba) e sia destinato a tornare. | |
| Mūsā al-Kāẓim' | ﻣﻮسى ﺑﻦ ﺟﻌﻔﺮ ﺍﻟﻜﺎﻇﻢ | 745–799 | Figlio secondogenito di Jaʿfar e suo successore per i duodecimani, venne assassinato per ordine dei califfi Abbasidi. | |
| ʿAlī al-Riḍā | أبو الحسن علي بن موسى الرضا | c. 766–818 | Figlio di Musa, divenne un collaboratore stretto del califfo Abbaside al-Maʾmūn, ristabilendo i contatti. | |
| Muhammad ibn Ali al-Taqi al-Jawad | محمد بن علي التقي الجواد | 811–835 | Figlio di al-Rida, morì in giovane età. | |
| Ali al-Naqi | علي الهادي النقي | 828–868 | Figlio di Muhammad, tornò ad essere ostile agli occhi degli Abbasidi. | |
| Al-Ḥasan al-ʿAskari | الحسن بن علي العسكر | 846–874 | Figlio di Ali, venne avvelenato dagli Abbasidi. | |
| Muhammad al-Mahdī | أبو القاسم محمد بن الحسن المهدي | 869–? | Figlio di Al-Hasan, viene considerato dai duodecimani come l'ultimo imam, occultatosi per sfuggire alle persecuzioni, e che farà ritorno alla fine dei tempi (mahdi). |
Riconosciuti da tutte le denominazioni sciite
Riconosciuti unicamente dagli zaydi
Riconosciuti unicamente da ismailiti e duodecimani
Riconosciuti unicamente dagli ismailiti
Riconosciuti unicamente dai duodecimani
La scissione ismailita rispetto ai duodecimani avvenne quindi sulla successione all'Imām Jaʿfar al-Ṣādiq, dal momento che i primi consideravano suo erede il figlio primogenito Ismāʿīl invece di Mūsā al-Kāẓim. Sempre loro credevano che Ismāʿīl fosse il mahdi che era entrato in occultamento e che sarebbe tornato ancora sulla Terra un giorno non precisato, e il gruppo prese a essere definito "settimani" perché riconobbero solo i primi sette imam e ignorarono gli altri, gli altri gruppi sostenevano invece che Isma'il fosse morto prima del padre[N 1].
Sempre secondo la tradizione ismailita, Isma'il, prima di scomparire, passò il titolo di imam a suo figlio, il quale esercitò la carica di nascosto, iniziando il periodo degli "imam nascosti".
| Muhammad ibn Isma'il | محمد بن إسماعيل بن جعفر الصادق | 740–813 | Figlio di Is'mail, fu il primo imam nascosto, fuggì alle persecuzioni Abbasidi nascondendosi in Persia. Per alcuni si occultò anche lui, mentre per i futuri fatimidi fu l'antenato dei califfi omonimi. |
Un gruppo di settimani portò la sua dottrina dalle sue basi in Siria, attraverso l'opera di "missionari/propagandisti", i Dāʿiyyūn ("Che chiamano all'Islam"). Nell'899 il quarto Dāʿī ʿUbayd Allāh al-Mahdī annunciò di essere egli stesso "Imam del Tempo", in quanto quarto discendente diretto di Muḥammad ibn. Ismāʿīl. Ciò causò una nuova scissione tra i suoi seguaci settimani che accettavano la sua pretesa (Fatimidi) e quei settimani che la contrastavano e che seguitavano a credere che Muḥammad ibn Ismāʿīl fosse sempre in ghayba (Carmati). ʿUbayd Allāh al-Mahdī bi-llāh divenne infine il primo Imam/Califfo fatimide.
Imam fatimidi
[modifica | modifica wikitesto]Durante il periodo del califfato fatimide quindi, l'imamato divenne sinonimo del califfato, dato che il suo fondatore si era dichiarato pubblicamente discendente del figlio di Isma'il.
| ʿAbd Allāh al-Wāfī | عبد اللّه بن محمد بن إسماعيل | 795–828 | Figlio di Muhammad e secondo imam nascosto, si trasferì in Siria dove divenne anche il primo Dāʿī. |
| Muḣammad al-Taqī | أحمد بن عبد اللّه بن محمد بن إسماعيل | 813/814–840 | Figlio del precedente, terzo imam nascosto e secondo Dāʿī. |
| Al-Husayn ibn Ahmad | ﺍلحسين بن أحمد بن عبد اللّه بن محمد بن إسماعيل | 825–881 | Figlio del precedente, quarto imam nascosto e terzo Dāʿī. |
| ʿUbayd Allāh al-Mahdī | عبيد اللّه المهدي ﺑالله بن الحسين | 873/874–934 | Figlio del precedente, inizialmente quinto imam nascosto e quarto Dāʿī, ma nel 910 si dichiarò pubblicamente imam e si dichiarò anche primo califfo del califfato Fatimide, che espanse notevolmente conquistando l'Ifriqiya e arrivando in Sicilia. |
| Al-Qa'im bi-Amr Allah | ﻣﺤﻤﺪ القائم بأمر الله | 893–946 | Figlio del precedente e secondo califfo Fatimide, si scontrò con gli egizi ikhshididi ma senza successo, venne poi colpito da una rivolta interna. |
| Al-Manṣūr bi-llāh | عبيد الله المنصور بالله | 913–953 | Figlio del precedente e terzo califfo Fatimide, ristabilì l'ordine politico e il suo controllo sulla Sicilia, che affidò ai Kalbiti. |
| Al-Muʿizz li-dīn Allāh | ﺍﺑﻮ ﺗﻤﻴﻢ معدّ المعز لدين الله | 931–975 | Figlio del precedente e quarto califfo Fatimide, conquistò definitivamente l'Egitto e concesse determinate libertà ai copti. |
| Al-ʿAzīz bi-llāh | أبو منصور نزار العزيز بالله | 955–996 | Figlio del precedente e quinto califfo Fatimide, continuò le campagne militari in Medio Oriente. |
| Al-Ḥākim | الحاكم بأمر الله | 985–1021 | Figlio del precedente e sesto califfo Fatimide, fu un califfo impopolare a causa della sua intolleranza religiosa. Una porzione dei Fatimidi considerano Al-Hakim come occultatosi[N 2], e non riconoscono i seguenti imam, costoro sono i Drusi. |
| Al-Zahir li-i ʿzāz al-Din Allah | أبو الحسن علي ابن الحاكم | 1005–1036 | Figlio del precedente e settimo califfo Fatimide, sotto di lui il periodo di splendore terminò e il califfato iniziò a disgregarsi. |
| al-Mustanṣir bi-llāh | أبو تميم معد بن الظاهر, المستنصر بالله | 1029–1094 | Figlio del precedente e ottavo califfo Fatimide, è l'ultimo riconosciuto da tutte le denominazioni fatimide, e la sua successione portò ad uno scisma. |
Dopo la morte di al-Mustansir, vi furono insuperabili contrasti circa la sua successione. Il reggente al-Malik al-Afḍal Shāhanshāh elevò al trono il più giovane figlio di al-Mustanṣir, al-Mustaʿlī. A ciò si oppose il figlio primogenito del defunto Imam/Califfo, al-Niẓār, che fu però sconfitto dal fratello e morì in carcere. Da ciò derivò comunque una scissione nel movimento fatimide, che perdura fino ai nostri giorni, tra Nizariti e Mustaʿliani che presentano linee di successione degli imam parallele.
Musta'liani
[modifica | modifica wikitesto]I Musta'liani riconoscono come loro Imam i discendenti di al-Mustaʿlī.
| Al-Mustaʿlī | أبو القاسم المستعلي بالله أحمد بن المستنصر | 1074–1101 | Figlio minore di al-Mustanṣir, divenne il nono califfo Fatimide, prevalendo sul fratello grazie all'aiuto del vizier al-Afdal Shahanshah (il quale deteneva il vero potere), combatté nella Prima Crociata. |
| Al-Āmir bi-ahkām Allāh | الآمر بأحكام الله | 1096–1130 | Figlio del precedente e decimo califfo Fatimide, ma il suo potere era pressoché inesistente, venne alla fine assassinato dai suoi rivali, e la sua morte portò a un nuovo scisma. |
Con la morte di al-Āmir si ebbe un nuovo scisma all'interno dei Musta'liani: alcuni riconobbero suo figlio infante Abū al-Qāsim Ṭayyib, per cui vennero chiamati Tayyibi, mentre altri riconobbero il cugino di al-Āmir, al-Ḥāfiẓ per cui vennero chiamati Hafizi.
Tayyibi
[modifica | modifica wikitesto]I Tayyibi riconoscono come loro Imam:
| Abū al-Qāsim Ṭayyib | ﺍﺑﻮ ﺍﻟﻘﺎﺳﻢ طيب ﺑﻦ ﻣﻨﺼﻮﺭ | fl. XII secolo | Figlio di al-Amir, viene riconosciuto dai Tayyibi. Secondo la tradizione era affiancato dai Dāʿī al-Muṭlaq, dei vice-reggenti speciali, e loro stessi avrebbero assunto la guida dei Tayyibi dopo la sua presunta occultazione. |
Con la morte od occultamento di Abu al-Qasim, una parte dei Tayyibi riconobbe la sovranità di al-Hafiz, mentre un'altra parte decise di riconoscere il Dāʿī al-Muṭlaq al posto dell'imam. Tradizionalmente il primo Dāʿī al-Muṭlaq fu Dhu'ayb ibn Musa (...–1151), e questa linea (la quale non è ereditaria ma elettiva) sopravvive fino ad oggi, seppur con diverse ramificazioni. Nel 1592, dopo 26 Dāʿī al-Muṭlaq, ci fu una disputa di successione tra Dawood bin Qutubshah (1539–1612) e Sulayman bin Hassan (1554–...): i sostenitori del primo diverranno i Dawudi Bohora, quelli del secondo invece i Sulaymani, nel 1621 gli Alavi Bohora si separarono dai Dawudi, mentre nel 1754 si separarono gli Atba-e-Malak (oggi suddivisi in Atba-e-Malak Badar e Vakil). Altre branche sono i Bohora sunniti dal 1754 (composti dai Bharuchi, Surti, Patani, Kadiwal e Charotar) che non riconoscono più alcuna autorità, gli Hebtia Bohora, formatisi ed estintisi nel XVIII secolo e i Dawudi Bohora riformati (1977) oggi riconciliatisi con i Dawudi Bohora.[9]
Gli attuali Dāʿī al-Muṭlaq delle cinque sottobranche musta'liane tayyibite principali, che quindi possono reclamare il titolo di imam, sono:
- Dawudi Bohora: Mufaddal Saifuddin, dal 2014 53° Dāʿī al-Muṭlaq (contestato da Taher Fakhruddin dal 2016)
- Sulaymani: Sayyidna Ali bin Hāsin al-Makrami, dal 2005 54° Dāʿī al-Muṭlaq
- Alavi Bohora: Haatim Zakiyuddin, dal 2015 22° Dāʿī al-Muṭlaq
- Atba-e-Malak Badar: Tayyebhai Razzak, dal 2001[N 3]
- Atba-e-Malak Vakil: Amiruddin Malak Saheb, dal 2008[N 3]
- Mufaddal Saifuddin (1946–).
- Haatim Zakiyuddin (1959–).
Hafizi
[modifica | modifica wikitesto]Gli Hafizi riconoscono come loro Imam:
| Al-Ḥāfiz | الحافظ | 1047/1076–1149 | Cugino di al-Amir, riuscì a diventare l'undicesimo califfo Fatimide, ma il suo potere era ancora debolissimo e sempre nelle mani di al-Afdal Shahanshah. |
| Al-Zafir | أبو محمد الظافر بدين الله إسماعيل بن الحافظ | 1133–1154 | Figlio del precedente e dodicesimo califfo Fatimide, venne definitivamente sconfitto dai Crociati ad Ascalona, mentre continuò ad essere controllato dai vizier. |
| Al-Fāʿiz bi-naṣr Allāh | الفائز ﺑﻨﺼﺮ الله | 1149–1160 | Figlio del precedente e tredicesimo califfo Fatimide, venne considerato troppo giovane per governare, venne inoltre colpito da diverse rivolte interne. |
| Al-'Adid | أبو محمد العاضد لدين الله عبد الله بن يوسف بن الحافظ | 1151–1171 | Fratello del precedente, fu il quattordicesimo a ultimo califfo Fatimide, venne infatti scalzato dal suo vizier, Saladino, che fondò il sultanato Ayyubide sostituendo il califfato Fatimide. |
| Daoud ibn al-'Adid | داود بن العاضد | ?–1207/1208 | Figlio del precedente, venne imprigionato insieme ai suoi familiari da Saladino, ma i suoi credenti continuarono a riconoscerlo come imam. |
| Sulayman ibn Daoud | سليمان بن داوود | ?–1248 | Presumibilmente figlio del precedente, nacque, visse e morì in cattività. Morì senza figli, quindi con lui si conclude la linea degli imam Musta'liani Hafizi e dei califfi Fatimidi. |
Gli Hafizi si estinsero verso il XIV secolo.
Nizariti
[modifica | modifica wikitesto]I Nizariti riconoscono come loro Imam i discendenti di al-Niẓāri.
| Al-Niẓāri | أبو منصور نزار بن المستنصر | 1045–1095 | Figlio maggiore di al-Mustanṣir, contestò il diritto al califfato contro il fratello, ma dopo anni di guerre civili venne imprigionato. |
| ʿAlī al-Hādī | علي الهادي بن نزار | 1076–1136 | Figlio del precedente, dopo lo scisma abbandonò l'Egitto e si trasferì in Persia, dove visse "nascosto". Il suo collaboratore più stretto, Ḥasan-i Ṣabbāḥ, conquisterà la rocca di Alamūt (1090) e fonderà il primo stato nizarita. |
| Al-Muhtadi | المهتدي | 1109–1158 | Figlio del precedente, anche lui imam nascosto, fu sotto la protezione di Hasan-i Sabbah che guerreggiò contro gli Abbasidi e i Selgiuchidi. In seguito occultatosi. |
| Hasan al-Qāhir | القاهر بن المهتدي بقوة الله | 1126–1162 | Figlio del precedente, anche lui probabilmente visse in occultamento, ma la sua esistenza è disputata a causa della grave mancanza di fonti del tempo. |
| Ḥasan (II) ʿAlā Zikrihi's-Salām | حسن على ذكره السلام | 1142/1145–1166 | Vi è controversia sulla sua origine: generalmente si crede essere il figlio di Hasan, ma fonti antiche sostengono che invece fosse figlio dell'allora signore di Alamūt e che avesse usurpato il titolo di imam. Fu il quarto signore di Alamūt. Venne assassinato. |
| Nūr al-Dīn Muḥammad (II) | نورالدین محمد | 1148–1210 | Figlio del precedente e quinto signore di Alamūt, fu un uomo colto e riformatore. |
| Jalāl al-Dīn Ḥasan (III) | جلال الدین حسن | 1187–1221 | Figlio del precedente e sesto signore di Alamūt, abbracciò la fede sunnita e attuò diverse riforme religiose, oltre ad allearsi con gli Abassidi. |
| Al-Dīn Muḥammad (III) | علاءالدین محمد | 1211–1255 | Figlio del precedente e settimo signore di Alamūt, annullò gli editti del padre. Viene ricordato (tra cui negli posteriori scritti di Marco Polo) come un buon sovrano, tanto che di lui esistono monete in argento. |
| Rukn al-Din Khurshah | ركن الدين الحسن بن محمد خورشاه | 1230–1256 | Figlio del precedente, ottavo e ultimo signore di Alamūt, sotto di lui infatti i Mongoli devastarono il territorio e lo assoggetarono (campagna mongola contro i Nizariti). Entrò in relazioni semi-cordiali con questi ultimi, ma fu poi giustiziato. |
| Shams al-Din Muhammad | شمس الدین محمد | 1256?–c. 1310 | Figlio del precedente e unico superstite della famiglia, di lui non si sa quasi nulla. Visse in segreto e la sua morte portò a un nuovo scisma. |
Con la morte di Shams al-Din Muhammad si apre un periodo incerto nella storia dell'ismailismo nizarita. I suoi due figli infatti, Ala al-din Mu'min Shāh e Qāsim Shāh, si contesero il titolo di imam ed eventualmente la fede nizarita si suddivise in Mu'mini e Qasimi, questi ultimi i prevalenti. Si noti inoltre che i Mu'mini riconoscono come imam nizarita, oltre ai dieci uomini sopramenzionati anche Rashid ad-Din Sinan (1131/1135–1193), guida degli Assassini durante la Terza Crociata.
Mu'mini
[modifica | modifica wikitesto]- Ala al-din Mu'min Shāh (deceduto 1377), figlio di Shams al-Din.
- Muhammad Shah ibn Mu'min Shāh (deceduto 1404), figlio del precedente, si stabilì in Badakhshan (Afghanistan).
- Radi al-Din ibn Muhammad Shāh (deceduto XV secolo).
- Afif Jawad (deceduto XV secolo).
- Radi al-Din II ibn Tahir (deceduto 1509).
- Shah Tahir (1486–1549), figlio del precedente, astronomo e filosofo colto nel sultanato di Ahmadnagar.
- Haydar ibn Shāh Tahir (deceduto 1586).
- Sadr al-Din Muhammad ibn Haydar (deceduto 1622).
- Mu'in al-Din ibn Sadr al-Din (deceduto 1644).
- Atiyyat Allah ibn Mu'in al-Din (deceduto 1663).
- Aziz Shāh ibn Atiyyat Allah (deceduto 1691).
- Mu'in al-Din II ibn Aziz Shāh (deceduto 1715).
- Amir Muhammad al-Musharraf ibn Mu'in al-Din II (deceduto 1764).
- Haydar al-Mutahhar ibn Muhammad al-Musharraf (deceduto 1786).
- Amir Muhammad al-Baqir ibn Haydar al-Mutahhar (deceduto 1796), ultimo membro conosciuto di questa linea.
I Mu'mini scomparvero verso verso il XX secolo.
Qasimi
[modifica | modifica wikitesto]| Qāsim Shāh | قاسم شاه | 1310–1368 | Figlio di Shams al-Din, entrato in ghayba. |
| Islām Shāh | اسلام شاه | 1368–1424 | Figlio del precedente, imam nascosto. Si stabilì ad Anjudan in Persia. |
| Muhammad ibn Islām Shāh | محمد ابن اسلام شاه | 1424–1463/1464 | Figlio del precedente, imam nascosto. |
| Al-Mustanṣir bi-llāh II | المستنصر بالله | 1463/1464–1480 | Figlio del precedente, si rivelò pubblicamente come imam ad Anjudan e rivitalizzò la dottrina nizarita qasimita. |
| ʿAbd al-Salām Shāh | عبد السلام شاه | ?–1493/1494 | Figlio del precedente, tentò di riunire qasimiti e mu'mini senza successo, morì in giovane età. |
| Gharib Mirza | عباس شاه | ?–1498 | Figlio del precedente, morì in giovane età. |
| Abū Dharr ʿAlī | أبو ذر علي | fl. XVI secolo | Figlio del precedente, soffrì le persecuzioni dei Safavidi con cui aveva tentato di allearsi |
| Murad Mirza | مراد ميرزا | 1509/1514?–1574 | Figlio del precedente, fu un imam molto attivo nel periodo delle guerre ottomano-persiane, alla fine venne assassinato per ordine dei Safavidi, |
| Khalīl Allāh I | خليل الله الاول | ?–1634 | Figlio del precedente, egli e i suoi credenti sfuggirono alle persecuzioni attraverso la taqiyya. |
| Nūr al-Dahr ʿAlī | نور الدهر علي | ?–1671 | |
| Khalīl Allāh II | خليل الله الثاني علي | ?–1680 | |
| Shāh Nizār II | شاه نزار الثاني | ?–1722 | Figlio del precedente, si trasferì a Kahak, Persia. |
| Sayyid ʿAlī | سيد علي | 1722–1754 | |
| Sayyid Ḥasan ʿAlī | سید حسن علي | 1754–? | Figlio del precedente, si trasferì a Shahr-e Babak, abbandonando la pratica della taqiyya. |
| Qāsim ʿAlī | قاسم علي | fl. XVIII secolo | |
| Abū l-Ḥasan ʿAlī | ابو الحسن علي | 1756–1792 | Figlio del precedente, venne nominato dagli Afsharidi come governatore della provincia di Kerman. |
| Shāh Khalīl Allāh III | شاه خليل الله سوم | 1740–1817 | Figlio del precedente, tornò a Kahak per poi trasferirsi a Yazd. Venne assassinato nel 1817 probabilmente in un attentato duodecimano fanatico, pesantemente condannata dai Qajar. Secondo governatore di Kerman. |
Aga Khan
[modifica | modifica wikitesto]Dal 1817 gli imam ismailiti nizariti qasimiti hanno adottato il termine Aga Khan.
| Aga Khan I (Ḥasan ʿAlī Shāh) | حسن علی شاه | 1804–1881 | Figlio di Shah Khalil III, gli venne conferito il titolo onorifico "Aga Khan" dall'allora Scià di Persia, e divenne sinonimo con quello di imam. Terzo governatore di Kerman, ma una volta destituito abbandonò la Persia e si trasferì prima in Afghanistan e poi in India tra Mumbai e Calcutta, dove collaborò attivamente con l'impero britannico nelle guerre anglo-afghane e nella colonizzazione dell'India. Dopo varie controversie legali divenne anche il leader dei Khoja. |
| Aga Khan II (Aqa ʿAlī Shāh) | قا علی شاه | 1830–1885 | Figlio del precedente, ricevette un seggio al consiglio legislativo di Mumbai, assemblea del Raj britannico. Intrattenne relazioni cordiali con altre confessioni musulmane, e aprì una scuderia nella città di Mumbai. |
| Aga Khan III (Muḥammad Shāh) | غا خان الثالث | 1877–1957 | Figlio del precedente, nel 1897 gli venne conferito il titolo di Cavaliere Commendatore dell'impero indiano direttamente dalla regina Vittoria. Fu il presidente fondatore della lega musulmana panindiana nel 1906, entrando nel governo del Raj britannico e nel 1937-1938 fu presidente dell'assemblea generale della Società delle Nazioni. Viene anche considerato un padre fondatore del Pakistan, essendosi battuto per la sua separazione dall'India. |
| Aga Khan IV (Karīm al-Husaynī) | سمو الأمیر شاہ کریم الحسیني آغا خان الرابع | 1936–2025 | Nipote del precedente (suo padre ʿAlī non era più considerato idoneo). Gli fu conferito il titolo di Sua altezza dalla regina Elisabetta II e Sua altezza reale dai Pahlavi. Lavorò attivamente in Italia, particolarmente nel mondo del turismo in Sardegna e nel mondo imprenditoriale (aeroporti e terreni), diventando il primo musulmano a ricevere diversi titoli onorifici dalla repubblica italiana. Riformò la dottrina ismailita. |
| Aga Khan V (Rahim al-Hussaini) | رحیم الحسینی | 1971– | Figlio del precedente, nato a Ginevra ricevette un'educazione occidentale, lavorando poi nel mondo della beneficenza. Dal 2025 è l'attuale imam degli ismailiti. |
- Aga Khan I
- Aga Khan II
- Aga Khan III
- Aga Khan IV
- Aga Khan V
Note
[modifica | modifica wikitesto]Esplicative
[modifica | modifica wikitesto]Riferimenti
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Imàm - Significato ed etimologia - Vocabolario, su Treccani. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) Roaa Saber, Who Are the Four Imams of Sunni Islam? A Guide to Their Lives and Legacy, in Learn Quran online, Arabic & Islamic Studies Online | IQRA Network, 30 gennaio 2025. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) The Three Branches of Shia Islam - Fanack.com, su The MENA Chronicle | Fanack. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) Appendix: The Twelve Imams, su al-islam.org, 1º dicembre 2013. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) Zaydiyyah | History, Beliefs, & Jurisprudence | Britannica, su www.britannica.com. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) Farhad Daftary, The Isma'ilis: Their History and Doctrines, Cambridge University Press, 20 settembre 2007, ISBN 978-1-139-46578-6. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ Fatimidi - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) Modern Ismaili Communities, su iis.ac.uk. URL consultato il 28 settembre 2025.
- ↑ (EN) tuttiperuno, IMAM VIVENTE O DA’I AL MUTLAQ? CHI E’ IL VERO RAPPRESENTANTE DEGLI ISMAILITI?, su TUTTI PER UNO * UNO PER TUTTI, 11 maggio 2016. URL consultato il 30 settembre 2025.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Farhad Daftary, The Ismāʿīlīs: Their history and doctrines, Cambridge, England, Cambridge University Press, 1990, pp. 551-553, ISBN 0-521-42974-9. (trad. ital. di A. Straface, Gli Ismailiti - Storia di una comunità musulmana, Venezia, Marsilio, 2011).
- Heinz Halm, Die Schia, Darmstadt, Germany, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1988, pp. 193-243, ISBN 3-534-03136-9.









