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Taqiyya

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Il termine taqiyya (in arabo تقية ?), nella tradizione islamica, soprattutto in quella sciita, indica la liceità di nascondere o addirittura rinnegare esteriormente la fede, di dissimulare l'adesione a un gruppo religioso, e di non praticare i riti obbligatori previsti dalla religione islamica (ad es. la Ṣalāt), al fine di sottrarsi a una persecuzione o a un pericolo grave e imminente contro sé stessi, causato dalla manifestazione esteriore della propria fede islamica, o, in altri casi, di fingere amicizia, di nascondere le proprie vere intenzioni e/o di invadere o prendere possesso di Paesi, comunità e istituzioni più facilmente allo scopo di fare proselitismo e persino di imporre la legge islamica e coranica, la Sharia.[1][2][3][4][5][6][7][8][9]

Il fine consiste nel non destare sospetti, simulando un atteggiamento accondiscendente e non antagonista, all'interno di una comunità ostile o potenzialmente ostile verso il singolo credente o verso l'intera comunità islamica. Il termine arabo è traducibile in italiano come paura, stare in guardia, circospezione, ambiguità, dissimulazione, mascheramento o menzogna.

Il Grande Ayatollah sciita Muhammad Fazel Lankarani così risponde, nel suo sito web, alla domanda di un musulmano sulla liceità del nascondere la propria identità islamica:

(inglese)
«Taqieh in Shi'a means concealing your belief in anticipation of damage or injury and it is not only permitted but also it becomes sometimes obligatory.»
(italiano)
«La taqiyya per gli sciiti significa nascondere il proprio credo temendo un danno fisico o morale e non è solo permessa ma in alcune occasioni obbligatoria»

Paragonabile alla taqiyya è il sostantivo kitmān (in arabo كتمان?, traducibile come "discrezione, o riserva mentale"), che consiste nel dire solo una parte della verità riconoscendosi il diritto a una riserva mentale per celare le proprie reali convinzioni attraverso una condotta reticente. È assai improprio parlare di taqiyya o di kitmān quando manchi l'elemento fondamentale del rischio grave e imminente per la propria incolumità e la propria fede.

Applicabilità

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Taqiyya e kitmān, come ogni altro precetto islamico, hanno precisi ambiti di applicazione, malgrado faccia strutturalmente difetto, in ambito islamico, l'esistenza di un'autorità religiosa unica, universalmente riconosciuta da tutti i musulmani, con l'eccezione dello sciismo che può occasionalmente godere dell'insegnamento di un Marjaʿ. Ad es. secondo gli sciiti, la taqiyya e il kitmān possono essere usate legittimamente solo da musulmani ingiustamente perseguitati[10] mentre per alcuni sunniti essi sono comunque atti ammissibili, giudicati ipocriti e indizi di mancanza di fede e di fiducia in Dio.

In ogni caso, se colpevoli di un qualche misfatto, il tentativo di occultamento del crimine non è ammissibile, né sotto un profilo legale, né (ovviamente) sotto uno puramente morale. In tal caso, quindi, per l'Islam intero non c'è alcuno spazio ammissibile per la dissimulazione.

Il pensiero islamico, quindi, giudica "martire" chi affermi la propria fede anche di fronte a un pericolo grave e imminente ma non reputa tale "martirio" obbligatorio.

Utilizzo nella storia

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I gruppi minoritari islamici, come gli sciiti e i kharigiti, nel corso dei secoli hanno dovuto ricorrere spesso alla taqiyya o al kitmān poiché la rivalità con i sunniti era evidente e lo è tuttora. Per questo motivo si è portati a credere che la taqiyya non faccia parte del sunnismo poiché loro non trovano doveroso nascondere la propria fede poiché il sunnismo si basa sulla sunna e quindi sulla vita del Profeta Maometto: questi, al pari dei suoi compagni, teneva stretta la propria fede a ogni costo senza nasconderla. Ci sono anche altri pensieri tra i sunniti: ad esempio, secondo il teologo sunnita al-Ghazālī, invece, mentire per proteggere sé stessi o altri è ammissibile in alcune circostanze[senza fonte].

Classico esempio di taqiyya sunnita è rappresentato dai moriscos spagnoli che, dopo la Reconquista, per tutto il XVI secolo dovettero confrontarsi con la conversione forzata al Cristianesimo, da dimostrare con pratiche come il comunicarsi, il mangiare maiale, il consumare bevande alcoliche, il non lavarsi più volte quotidianamente o il non circoncidere i figli. Per questa ragione, i moriscos sollecitarono a più riprese fatwā di faqih nord-africani circa la legalità e i limiti dell'uso della taqiyya per quanto riguardava la loro situazione:

fatwā in morisco aljamiado (cioè scritto in castigliano con caratteri arabi) che incoraggia la conservazione della fede musulmana nonostante le pressioni subite e raccomanda di dissimulare.
(spagnolo)
«Dixo un alim d'este rreyno hablando de nuestro encerramiento: «Yo bien conozco que somos en una época de grande espanto, mas no por eso dexara Allah de darnos cautoriçada si dexamos el pro'o de nuestro poderío en lo que toca al preçeptado mandamiento. Y a quanto l'amonestança, todos la podemos usar por la bía prebilejiada y con los cantares ajenos por donde los christianos hacen salva, pues todo cabe debaxo de buena disimulança, porque la buena doctrina no la puede bedar ninguna ley por inumana que sea
(italiano)
«Così si è espresso un ʿālim di questo regno parlando del nostro assoggettamento: «Io ho ben presente che siamo in un'epoca di grande paura, ma non per questo Allah ometterà di castigarci se ignorassimo quanto in nostro potere riguardo al precetto comandato. E per quanto attiene alla dissimulazione, tutti possiamo usarla nel modo previsto e con i riti esteriori dal momento che i cristiani fanno salva la vita, perché tutto passa con una buona dissimulazione, perché la buona dottrina non la distrugge alcuna legge, per inumana che sia»

I drusi, una setta religiosa nata dall'alveo sciita ismailita (e che si dichiara musulmana sebbene la gran parte dei musulmani non la consideri tale), praticano una taqiyya permanente, osservando con puntualità i precetti religiosi maggioritari del luogo dove risiedono: fingono di essere cristiani con i cristiani e musulmani con i musulmani, sia per risparmiarsi le persecuzioni, sia per celare i riti del loro credo, caratterizzato da grande segretezza, che non possono essere rivelati ad altri.

Lo stesso accade con lo yazidismo in cui alcune popolazioni curde sono solite fingere di aderire alle pratiche sunnite, proprie della maggioranza del loro gruppo etnico.

In tempi moderni e correntemente la taqiyya è stata e viene utilizzata a scopo di inganno e proselitismo per diffondere più facilmente l'Islam e aumentare la sua credibilità, con lo scopo di prendere più facilmente possesso e controllo di istituzioni, sistemi e comunità non-islamici e applicare la Sharia, la legge islamica e coranica.[1][2][3][4][5][6][7][8][9]

Analogie con altre fedi

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La taqiyya presenta strette analogie storiche e fenomenologiche con dottrine di dissimulazione difensiva sviluppatesi in altri contesti religiosi:

  • Il Nicodemismo: (dal nome di Nicodemo, il fariseo che secondo il Vangelo di Giovanni si recava in segreto da Gesù di notte per non essere scoperto dai sacerdoti del Sinedrio). Fu teorizzato, praticato e ampiamente dibattuto in Europa durante le guerre di religione tra cattolici e protestanti nel XVI secolo, per legittimare la simulazione esteriore dei culti ufficiali imposti dai sovrani.
  • Nell'ebraismo: la Halakhah (la legge religiosa ebraica) prevede il principio della preservazione della vita di fronte alle persecuzioni conversionistiche, consentendo la violabilità formale dei precetti religiosi, ad esclusione di tre divieti assoluti: l'idolatria, l'incesto (e relazioni sessuali illecite) e l'omicidio, casi per i quali è invece richiesto il sacrificio della vita (Kiddush HaShem). Al di fuori di questi tre ambiti storicamente codificati, non sussiste un divieto assoluto ad accogliere esteriormente un'altra fede sotto costrizione per salvarsi. Il filosofo Mosè Maimonide giustificò formalmente questo comportamento difensivo nella sua celebre Iggereth Teiman ("Lettera allo Yemen"), indirizzata alle comunità ebraiche yemenite perseguitate.
  1. 1 2 (EN) How Taqiyya Alters Islam's Rules of War, in Middle East Forum, 1º gennaio 2010. URL consultato il 5 agosto 2025.
  2. 1 2 (EN) Islam's doctrines of deception, in Middle East Forum, 1º ottobre 2008. URL consultato il 5 agosto 2025.
  3. 1 2 (EN) twelvershia.net, Taqiyya: The Two-Faced Religion!, su TwelverShia.net, 29 maggio 2014. URL consultato il 5 agosto 2025.
  4. 1 2 In Inghilterra operano 85 tribunali islamici, su lanuovabq.it. URL consultato il 7 agosto 2025.
  5. 1 2 Londra, quando la sharia viene applicata nei tribunali, su lanuovabq.it. URL consultato il 7 agosto 2025.
  6. 1 2 La Sharia dilaga a Londra: 100mila nozze islamiche, su ilgiornale.it.
  7. 1 2 (EN) India Today World Desk, With 85 Sharia courts, UK becomes western capital for Islamic rulings, su India Today, 23 dicembre 2024. URL consultato il 21 giugno 2026.
  8. 1 2 Roberto Riccardi, Carmela Lombardi porta Allah su manifesto lista civica di Agrigento, su Nuovo Giornale Nazionale, 30 aprile 2026. URL consultato il 4 giugno 2026.
  9. 1 2 “Saremo ancora di più e la Sharia arriva in Italia”. Il piano degli islamici per il nostro Paese, su ilgiornale.it.
  10. Per il Grande Ayatollah sciita Muhammad Fazel Lankarani "non è solo permessa ma in alcune occasioni obbligatoria Archiviato il 27 settembre 2007 in Internet Archive."
  • Bar-Asher, Me'ir Mikha'el (1999), Scripture and Exegesis in Early Imami Shiism, Leida, Brill Academic Publishers. ISBN 90-04-11495-5
  • Cook, Michael (2003), Early Muslim Dogma: A Source-Critical Study, Cambridge, Cambridge University Press. ISBN 0-521-54572-2
  • Daftary, Farhad (1992), The Isma'ilis: Their History and Doctrines, Cambridge, Cambridge University Press. ISBN 0-521-42974-9
  • Emadi, Hafizullah (1998), "The end of taqiyya: reaffirming the religious identity of Ismailis in Shughnan, Badakhshan - political implications for Afghanistan", su: Middle Eastern Studies, XXXIV (3), pp. 103–120.
  • Emadi, Hafizullah (2000), "Praxis of taqiyya: perseverance of Pashaye Ismaili enclave, Nangarhar, Afghanistan", su: Central Asian Survey, XIX (2), pp. 253–264.
  • Firro, Kais (1999), The Druzes in the Jewish State: A Brief History, Leida, Brill Academic Publishers. ISBN 90-04-11251-0
  • Gleaves, Robert (2000), Inevitable Doubt. Two Theories of Shi'i Jurisprudence, Leida, Brill Academic Publishers. ISBN 90-04-11595-1
  • Ahmad ibn Naqib al-Misri (1997), Reliance of the Traveller and Tools of the Worshipper ('Umdat al-sālik wa ʿuddat al-nāsik (La fiducia del viaggiatore e gli strumenti del devoto), trad. di Nuh Ha Mim Keller, Amana Publications.

Voci correlate

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