Adil Abdul-Mahdi

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Adil Abdul Mahdi
عادل عبد المهدي المنتفكي
Adil Abdul-Mahdi portrait.jpg

Primo ministro dell'Iraq
Durata mandato 25 ottobre 2018 –
1° dicembre 2019
Presidente Barham Salih
Predecessore Haydar al-'Abadi

Dati generali
Partito politico Indipendente
Università Università di Baghdad
Università di Poitiers

Adil Abdul Mahdi al-Muntafiki (Baghdad, 1º gennaio 1942) è un politico iracheno, primo ministro dell'Iraq dal 25 ottobre 2018 al 1° dicembre 2019.

Abdul Mahdi è un economista ed è stato Ministro delle finanze tra il 2004 e il 2005, uno dei Vice Presidenti dell'Iraq tra il 2005 e il 2011 e Ministro del petrolio tra il 2014 e il 2016.

Abdul Mahdi è un ex membro del potente partito sciita Supremo Consiglio Islamico Iracheno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Abdul Mahdi è nato a Baghdad nel 1942, figlio di un chierico sciita che era ministro nella monarchia irachena. Ha frequentato il Baghdad College, una scuola di élite dei gesuiti americani. Dopo il diploma ha frequentato l'Università di Baghdad, dove ha ottenuto una laurea triennale in economia nel 1963. Ha lavorato come segretario per il Ministero degli esteri iracheno nel 1965 ed era un sostenitore del partito Ba'ath, ma lasciò per divergenze ideologiche. Nel 1969 si è trasferito in Francia, dove ha lavorato in think thanks francesi e redatto riviste in francese ed arabo. Nel 1972 ha ottenuto una laurea specialistica in economia politica dall'Università di Poitiers. In seguito ha ottenuto un dottorato in economia.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni '70, Abdul Mahdi era un membro di vertice del Partito Comunista Iracheno. Nel 1967 il partito si divise in due fazioni, Il Comitato Centrale, che era più disposto a collaborare con i governi militari che avevano retto l'Iraq sin dal 1958, e la Leadership Centrale, che rifiutava ogni forma di cooperazione con quelli che considerava regimi anti-progressisti. Abdul Mahdi si unì alla Leadership Centrale e continuò a essere attivo sino a che questa sparì gradualmente nei primi anni '80. Con un voltafaccia clamoroso Abdul Mahdi si unì agli islamisti quando l'ayatollah Khomeini sradicò i comunisti e le altre opposizioni progressiste in Iran. Abdul Mahdi rigettò dunque le sue idee marxiste e dedicò tutto il tempo del suo gruppo politico a propagandare le idee khomeiniste in Francia. Divenne membro del Supremo Consiglio per la Rivoluzione Islamica in Iraq, un partito di opposizione in esilio, formato a Teheran nel 1982 da esuli iracheni.

Nel 2006, Abdul Mahdi, che era un Vice Presidente uscente nel governo transitorio, perse di un voto nella corsa per la nomination dell'Alleanza Irachena Unita a Primo Ministro, contro Ibrahim al-Ja'fari, che era in carica. Anche quando Nuri al-Maliki divenne il nominato dall'Alleanza, Abdul Mahdi era stato preso in considerazione. Venne invece rieletto come Vice Presidente. Si dimise dalla carica il 31 maggio 2011.

Il 26 febbraio 2007 sopravvisse ad un tentativo di assassinio che uccise dieci persone. Era già stato bersaglio di due attentati.

Nel 2009 le sue guardie del corpo misero a segno una sanguinosa rapina in una banca di Baghdad.

Nel 2013 Abdul Mahdi annunciò la sua decisione di rinunciare alla sua pensione da ex Vice Presidente.

Il 2 ottobre 2018, il presidente iracheno Barham Salih lo scelse come Primo Ministro dell'Iraq. Il 25 ottobre 2018 Abdul Mahdi entrò in carica, cinque mesi dopo le elezioni del 2018.

Ad aprile 2019, Abdul Mahdi si incontrò con la Cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. Annunciò un piano da 14 miliardi di dollari per migliorare l'infrastruttura elettrica irachena con la cooperazione della compagnia tedesca Siemens.

Nel mese di ottobre 2019 esplodono proteste nelle grandi città irachene contro la corruzione, i servizi pubblici scadenti e la disoccupazione, represse dal governo con oltre 300 morti e 8.000 feriti[1] [2][3]. In un discorso televisivo il 1° novembre il presidente Salih dichiara che Abdul Mahdi ha accettato di dimettersi non appena i partiti avranno scelto il suo successore[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pierre Haski, Libano e Iraq si ribellano a gli interessi dei potenti, su Internazionale, 29 ottobre 2019. URL consultato il 29 ottobre 2019.
  2. ^ In Iraq sono in corso nuove proteste, le principali strade di Baghdad sono state bloccate, su Il Post, 3 novembre 2019. URL consultato l'11 novembre 2019.
  3. ^ Lorenzo Cremonesi, Attacco ai militari italiani, Kirkuk città contesa: gli appetiti per i pozzi e i colpi di coda dell’Isis, su Corriere della Sera, 11 novembre 2019. URL consultato l'11 novembre 2019.
  4. ^ Mohammed Tawfeeq CNN, Iraq's prime minister agrees to resign after weeks of protests, su CNN. URL consultato l'11 novembre 2019.

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Controllo di autoritàVIAF (EN30980851 · ISNI (EN0000 0000 2864 8694 · LCCN (ENn85223951 · GND (DE1200683617 · WorldCat Identities (ENn85-223951