Abbazia di Stams

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Abbazia cistercense
Zisterzienserabtei
Stift Stams, Tirol, Österreich.jpg
Stato Austria Austria
Land Tirol Wappen.svgTirolo
Località Wappen at stams.pngStams
Religione Cristiana cattolica
Ordine Arms of Ordo cisterciensis.svgOrdine cistercense
Diocesi Diocesi di Innsbruck
Architetto Georg Anton Gumpp
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1273 per volere di Mainardo II di Tirolo-Gorizia e sua moglie Elisabetta di Baviera. Ricostruzione nel 1692 su edifici precedenti.
Completamento 1724

L'abbazia di Stams, Tedesco Stift Stams è un monastero cistercense (Zisterzienserabtei) che sorge isolato dominando una vasta spianata nel comune di Stams, nella regione del Tirolo, in Austria. Appartiene alla diocesi di Innsbruck, e dal 1983 la chiesa abbaziale di Nostra Signora venne elevata al rango di basilica minore[1]. Rappresenta una delle più importanti abbazie dell'Austria, e uno dei più alti esempi dell'architettura barocca del Paese.

Storia e architettura[modifica | modifica wikitesto]

l'abbazia in un acquarello del 1832.
l'abbazia cistercense.
il prezioso interno della chiesa abbaziale.
il grandioso altar maggiore con l'Albero della Vita, capolavoro di Bartlme Steinle del 1610-13

L'abbazia venne fondata nel 1273 da Mainardo II di Tirolo-Gorizia e sua moglie Elisabetta di Baviera (vedova dell'imperatore Corrado IV) in memoria del figlio Corradino di Svevia, decapitato a Napoli nel 1268. Il monastero venne affidato ai monaci cistercensi, in filiazione dell'abbazia di Morimond, che la edificarono in stile tardo-romanico. All'inizio popolavano l'abbazia dodici monaci più cinque fratelli laici, sotto la guida dell'abate Enrico di Honstätten, provenienti dal loro monastero madre di Kaisheim in Svevia. Sotto la loro giurisdizione i conti del Tirolo misero diverse parrocchie e la elessero come luogo di sepoltura; ben presto l'abbazia divenne un importante centro economico della regione, tanto che dal 1347 al 1350, ospitò la regalia imperiale.

La guerra dei contadini del 1525, il saccheggio delle truppe dell'elettore Maurizio di Sassonia del 1552 e il grande incendio del 1593 inflissero notevoli danni all'abbazia, che vide un forte declino con il conseguente grande calo dei monaci, si attesta in certi anni la presenza di soli tre monaci.

Nei primi anni del XVII secolo, tuttavia, l'abbazia ebbe un nuovo impulso sotto l'abate Edmund Zoz (1690-1699), che iniziò la ricostruzione degli edifici erigendo le due caratteristiche torri con copertura a cipolla che distinguono l'abbazia nel panorama circostante. All'inizio del XVIII secolo il celebre architetto Georg Anton Gumpp, continuò i lavori intraprendendo una ricostruzione totale del complesso, dandole quell'aspetto barocco che ancora oggi la caratterizza. Nella seconda metà del Settecento divenne un importante centro musicale, che vide la presenza di musicisti illustri come padre Stamser, Stefan Paluselli, o il viennese Johann Michael Malzat.

Nel 1807 il monastero sollevò il governo bavarese. Nel 1816 dopo il ritorno del Tirolo all'Austria, l'abbazia venne restaurata dall'imperatore Francesco I d'Austria. Nel 1938-39, il monastero fu dissolto e sequestrato dai governanti nazisti, che lo impiegarono per accogliere gli emigranti dell'Alto Adige. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, ritornò ai monaci cistercensi. Nel 1983, la chiesa abbaziale, venne elevata da papa Giovanni Paolo II a basilica minore.

La chiesa abbaziale[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa abbaziale, in origine basilica romanica, venne consacrata la prima volta nel 1284. Tra il 1729 e il 1733 venne ricostruita in stile barocco dal celebre architetto Georg Anton Gumpp, che la ridusse a una sola navata, con transetto e alte cappelle laterali.

La volta della chiesa è una preziosa opera composta da affreschi, con la Vita della Vergine, eseguiti nel 1734 da Johann Georg Wolcker da Augusta, incorniciati da begli stucchi di Franz Xaver Feuchtmayr della Scuola di Wessobrunn.

All'inizio della navata si apre nel pavimento la Fürstengrüfte, la cripta dei Principi del Tirolo, con le dodici statue dorate dei personaggi fra cui quelle di Mainardo II di Tirolo-Gorizia, sua moglie Elisabetta di Baviera, Federico Tascavuota, Sigismondo d'Austria e Bianca Maria Sforza, seconda moglie dell'imperatore Massimiliano I d'Asburgo. La cripta è sovrastata dal grande gruppo della Crocifissione. L'insieme fu realizzato da Andreas Tamasch nel 1681.

In fondo alla navata, una preziosa cancellata in ferro battuto e dorato eseguita nel 1730 da M. Neurauter, chiude la parte più interessante dell'edificio, lo scenografico altare maggiore barocco del 1610-13, in legno scolpito e dorato, capolavoro di Bartlme Steinle da Weilheim, concepito come Albero della Vita dai cui rami spuntano 84 statue di santi.

Lungo la navata è il prezioso pulpito in legno intagliato e dorato, opera del 1739 di Andrä Kölle da Fendels. L'organo barocco venne realizzato da Andreas Jäger da Füssen nel 1757.

A destra dell'ingresso è la Heiligenblutkapelle, la cappella del Santissimo Sangue, rifatta da Gumpp nel 1715-17 e chiusa dalla cancellata in ferro battuto e dorato, detta "delle Rose", mirabile opera del 1716 di B. Bachnetzer. L'altare maggiore è di Sigmund Zeller, con statue di Andrä Kölle; gli affreschi sono di Josef Schöpf.

Palazzo abbaziale[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio, grandioso, venne rifatto a partire dal 1692 sotto l'abate Edmund Zoz e completato da Gumpp nel 1724. All'interno si aprono notevoli ambienti, com lo Scalone d'Onore, con pregevole ringhiera in fero battuto realizzata nel 1727 da B. Bachnetzer, e nell'ala occidentale, occupata dai Fürstenzimmer, appartamenti dei Principi, si conserva la Bernhardisaal , la sala di san Bernardo, realizzata da Gump intorno al 1720 che la concepì su due livelli con il centro del soffitto aperto da una galleria in legno intagliato e dorato. Gli affreschi, con la Vita di san Bernardo, sono stati eseguito nel 1722 da F. M. Hueber.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Karl Lechner, Franz Huter: Alpenländer mit Südtirol. Manuale dei Siti storici in Austria, A. Kröner, Stoccarda 1978, ISBN 3-520-27902-9.
  • Brigitta Lauro: Die Grabstätten der Habsburger. Kunstdenkmäler einer europäischen Dynastie. Vienna 2007, ISBN 3-85498-433-2.
  • Romedio Schmitz-Esser: Die mittelalterlichen und frühneuzeitlichen Inschriften von Stift Stams in Tiroler Heimat, pp. 63–106, Innsbruck, 2003. ISSN: 1013-8919.
  • Robert Rebitsch: Tirol, Karl V. und der Fürstenaufstand von 1552. Amburgo 2000. ISBN 3-8300-0246-7.
  • Alfred Strnad, Katherine Walsh (Hrsg.): Studia Stamsensia II. Aus Kultur und Geistesleben der Oberinntaler Zisterze in Mittelalter und früher Neuzeit. Innsbruck-Stams 1995, ISBN 3-900538-52-2.
  • Eines Fürsten Traum. Meinhard II. - Das Werden Tirols. Innsbruck 1995.
  • Alfred Strnad (Hrsg.): Studia Stamsensia. Beiträge zur 700. Wiederkehr der Weihe von Kirche und Kloster der Zisterze Stams. Innsbruck-Stams 1984, ISBN 3-85123-082-5.
  • 700 Jahre Stift Stams 1273–1973. Stams 1973.
  • Kasimir Schnitzer: Die Annalen von Mais entnommen den Annalen von Stams des P. Kassian Primisser und ergänzt durch Notizen aus Tagebüchern, Aufzeichnungen und Briefen von Äbten und Mitbrüdern. Mais 1808. Merano 2003.
  • Wolfgang Lebersorg: Chronik des Klosters Stams. Ed. Christoph Haidacher, Innsbruck 2000, ISBN 3-901464-11-5.
  • Werner Köfler: Die ältesten Urbare des Zisterzienserstiftes Stams von dessen Gründung bis 1336. Innsbruck 1978, ISBN 3-7030-0048-1.
  • Werner Köfler: Der Chronist Kasimir Schnitzer. 1973, 1088–1116.

Note e referenze[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) Sito gcatholic.org

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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