Wēijī

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Chinese word for crisis.svg

Il termine wēijī (in Hanyu Pinyin, mentre è 危機 in cinese tradizionale e 危机 in cinese semplificato; Wade-Giles: wei-chi) è di frequente invocato nei discorsi motivazionali insieme all'affermazione non vera che i caratteri di cui è composta rappresentino sia il concetto di "crisi" che quello di "opportunità". In realtà l'affermazione è mutuata dalla errata convinzione diffusa negli Stati Uniti che i due caratteri significhino uno "pericolo" e l'altro "opportunità". Molti linguisti considerano questa idea una colorita pseudoetimologia, poiché da solo non significa necessariamente "opportunità".

Analisi di wēijī[modifica | modifica wikitesto]

Victor H. Mair della Università della Pennsylvania ha chiamato l'interpretazione popolare di wēijī nel mondo anglofono una "idea sbagliata largamente diffusa".[1] In effetti, wēi () significa approssimativamente "pericolo, pericoloso; mettere in pericolo, rappresentare un pericolo; periglioso; precipitoso, precario; alto; paura, timoroso" (come in wēixiăn 危险, "pericoloso"), ma la parola polisema () non significa necessariamente "opportunità". La composizione jīhuì (机会) significa "opportunità", ma è solo una parte di essa; assume numerosi significati, tra cui "macchina, meccanico; aeroplano; occasione adatta; punto cruciale; perno; momento incipiente; opportuno, opportunità; occasione; collegamento chiave; segreto; inganno". Mair suggerisce che in wēijī sia più vicino a "punto cruciale" che a "opportunità".[1]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Benjamin Zimmer ha percorso a ritroso la storia di weiji nell'inglese addirittura fino a un editoriale anonimo in un giornale[2] per missionari in Cina.[3] L'uso del termine ha probabilmente guadagnato la sua importanza quando John F. Kennedy tenne un discorso a Indianapolis il 12 aprile 1959:[3]

Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri.
Uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità.[4]

Kennedy utilizzava questo tropo regolarmente nei suoi discorsi ed in seguito Richard M. Nixon e altri lo fecero proprio. L'uso è stato adottato da consulenti finanziari e oratori motivazionali e ha guadagnato grande popolarità nelle università e nella stampa popolare. Per esempio, nel 2007, Condoleezza Rice ha ripetuto l'equivoco durante le trattative di pace per il Medio Oriente,[5] e lo ha fatto anche Al Gore nella sua testimonianza davanti alla Commissione Energia e Commercio della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti,[6] e nel suo discorso di ringraziamento per il Premio Nobel per la pace.[7]

Alcuni linguisti hanno attribuito il successo di questa cattiva interpretazione al fatto di averla a portata di mano come strumento retorico e come "chiamata alle armi" in chiave ottimistica.[8] A causa dell'attrazione esercitata da questa pseudoetimologia, Mair ha suggerito che la sua popolarità sia in parte dovuta al "pio desiderio" ("wishful thinking").[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Victor H. Mair, danger + opportunity ≠ crisis: How a misunderstanding about Chinese characters has led many astray, PinyinInfo.com, 2005. URL consultato il 15 gennaio 2009.
  2. ^ Chinese Recorder (January 1938, "The Challenge of Unusual Times")
  3. ^ a b Benjamin Zimmer, Crisis = danger + opportunity: The plot thickens in Language Log, 27 marzo 2007. URL consultato il 19 gennaio 2009.
  4. ^ Remarks by President Kennedy alla Conferenza del United Negro College Fund
  5. ^ Glenn Kessler, Rice Highlights Opportunities After Setbacks On Mideast Trip in The Washington Post, 19 gennaio 2007, p. A14. URL consultato il 12 dicembre 2007.
  6. ^ Testimony of Honorable Al Gore
  7. ^ Al Gore, Al Gore: The Nobel Peace Prize 2007: Nobel Lecture, Oslo, Nobel Foundation, 10 dicembre 2007. URL consultato il 12 dicembre 2007.
  8. ^ Benjamin Zimmer, Stop Him Before He Tropes Again in Language Log, 22 marzo 2007. URL consultato il 19 gennaio 2009.