Vitale e Agricola

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Santi Vitale e Agricola
Martirio di sant'Agricola, in un affresco rinascimentale, XVI secolo.
Martirio di sant'Agricola, in un affresco rinascimentale, XVI secolo.

Protomartiri di Bologna

Nascita Bologna, III secolo
Morte Bologna, 304 circa
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 4 novembre
Attributi Rappresentati mentre mantengono la palma del martirio

San Vitale e Sant'Agricola (III-IV secolo) sono venerati come santi e martiri dalla Chiesa cattolica.

La vita e il martirio[modifica | modifica wikitesto]

Ambrogio vescovo di Milano nella sua predica "Exhortatio virginitatis" tenuta a Firenze nel 393 ci fa sapere che Vitale era schiavo di Agricola e fu condannato al supplizio insieme al suo padrone. Vitale subì per primo il martirio. I persecutori, per indurlo a rinnegare la sua fede cristiana, «sperimentarono in lui - afferma Ambrogio - ogni genere di tormento, così che nel suo corpo non vi era più parte alcuna senza ferite». Spirò invocando il nome di Gesù. Col supplizio di Vitale i carnefici cercarono di impaurire Agricola e indurlo ad abiurare il cristianesimo, ma vista l’inutilità di questo ed altri tentativi, lo crocifissero.

Da nessuna fonte antica ci è stata tramandata l’epoca del loro martirio. Tuttavia alcuni studiosi ritengono probabile che Vitale ed Agricola siano state vittime della persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305).

Gian Domenico Gordini[1] scrive: "I loro corpi furono sepolti nel cimitero giudaico, ma è ignoto il motivo di questo fatto; erano forse di origine giudaica? Certo la crocifissione di Agricola fa supporre che non fosse cittadino romano, poiché per essi la pena capitale era normalmente la decapitazione."

Le reliquie[modifica | modifica wikitesto]

Complesso monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna (detto anche "Le sette chiese"): Basilica dei santi Vitale e Agricola; sarcofago di San Vitale.
Complesso si Santo Stefano, Bologna: Basilica di San Vitale e Agricola; sarcofago di Sant'Agricola

Nel 393 i corpi di Vitale ed Agricola furono traslati da Bologna a Milano. I loro feretri furono esposti alla presenza del vescovo di Bologna Eustazio, del popolo e di Ambrogio, il quale nel raccontare il fatto scrisse: "cogliemmo i chiodi del martirio e tanti furono, che convenne dire che più fossero le ferite che le membra e ne raccogliemmo pure il sangue trionfale e il legno della croce"[2].

La narrazione del martirio di Vitale e Agricola e del ritrovamento dei loro corpi, scritta da Ambrogio, contribuì alla diffusione del culto dei due santi. Reliquie di Vitale e Agricola da Bologna furono portate a Firenze e a Milano da Ambrogio; altre reliquie ottennero Paolino, vescovo di Nola, Vittricio, vescovo di Rouen e Namazio, vescovo di Clermont.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Se da un lato il trasferimento di reliquie dei due martiri bolognesi ne accrebbe il culto, dall’altro diede origine allo sdoppiamento delle loro persone, cosa non rara nell’Alto Medioevo ed alla conseguente produzione di narrazioni favolose.

Vitale, a differenza di Agricola, è il più ricordato, ma non come martire di Bologna bensì come santo del luogo ove sono venerate le reliquie. Esemplare è il caso di Ravenna.

Mosaico nella Basilica di San Vitale a Ravenna, Vitale è il primo da sinistra.

Quando nel 409 Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio I, si trasferì da Milano a Ravenna portò con sé le reliquie di san Vitale (traslate 16 anni prima da Bologna al capoluogo lombardo da Ambrogio) e dei santi Gervasio e Protasio, martiri milanesi. L’unione di queste reliquie indusse un anonimo a comporre, nella seconda metà del V secolo, una leggenda secondo la quale Vitale sarebbe stato un martire ravennate, marito di Valeria e padre di Gervasio e Protasio. In suo onore, nel VI secolo, fu eretta a Ravenna la splendida Basilica che tuttora si ammira. E la sua festa liturgica, sempre nella stessa città, fu celebrata fin dal IX secolo il 28 aprile[3].

Anche la prima edizione del Martirologio Romano, pubblicata alla fine del 1586, riferisce alla data del 28 aprile le notizie false e leggendarie sui santi Vitale e Valeria: "A Ravenna il natale [cioè la nascita al cielo] di San Vitale Martire, marito di Santa Valeria e padre dei santi Gervasio e Protasio; il quale, avendo seppellito con il dovuto onore il corpo del beato Ursicino, cui (sic) aveva tolto via, fu preso da Paolino Consolare, e, dopo i tormenti dell’erculeo, fu fatto gettare in una fossa profonda, e sotterrare con terra e sassi; col quale martirio passò a Cristo"[4].

A Bologna ove Vitale aveva realmente subito il martirio, la sua morte, con quella di Agricola, è celebrata il 4 novembre come risulta dal calendario liturgico locale, risalente al IX secolo[5].

A Fuorigrotta, quartiere della città di Napoli, sin dal tempo dell’Impero Romano, è documentata nel 985 l’esistenza di una cappella o di un oratorio dedicato a san Vitale[6]. Il suo culto, con molta probabilità, giunse a Napoli quando la città ed il suo territorio, dal 553 al 661, furono un ducato bizantino dipendente da Ravenna[7].

I rapporti fra le due città dovettero continuare anche dopo se si considera che a Napoli nel 763 c’era una domus cioè una casa appartenente alla Chiesa ravennate e che il calendario liturgico napoletano, scolpito su due grandi lastre di marmo dopo la metà del IX secolo, assegna al 28 aprile, come a Ravenna, la commemorazione di san Vitale[8].

Con la riforma del calendario Romano Generale, portata a termine nel 1969, il presunto santo martire ravennate non compare né il 28 aprile né in altro giorno dell’anno liturgico[9], pertanto il san Vitale venerato a Fuorigrotta nella monumentale chiesa parrocchiale a lui intitolata, è il martire di Bologna la cui festa liturgica ricorre il 4 novembre[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G.D. Gordini, "Vitale e Agricola, santi, martiri di Bologna", in “Bibliotheca Sanctorum”, XII, Roma 1969, col. 1225.
  2. ^ Ambrogio, "Exhortatio virginitatis", I.
  3. ^ F. Lanzoni, "Le diocesi d’Italia dalle origine al principio del secolo VII", 2, Faenza 1927, pp. 725-731.
  4. ^ "Martirologio Romano, nuova edizione italiana tradotta dall’ultima edizione latina vaticana del 1930", Tipografia Poliglotta Vaticana 1931, pp. 104- 105.
  5. ^ F. Lanzoni, "Le diocesi d’Italia..." cit., p. 778; G.D. Gordini, op. cit., col. 1227.
  6. ^ "Regii Neapolitani Archivi Monumenta", 11, Napoli 1849, p. 55.
  7. ^ G. Doria, "Storia di una capitale. Napoli dalle origini al 1860", 6 ed., Milano-Napoli 1975, pp. 19-22.
  8. ^ D. Mallardo, "Il calendario marmoreo di Napoli", Roma 1947, pp 12, 22, 92-93, 98, 128, 129, 132, 134, 180.
  9. ^ "Calendarium Romanum ex decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pauli pp. VI promulgatum"", Typis Poliglottis Vaticanis, 1969.
  10. ^ "Calendarium Romanum..." cit.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

San Vitale e sant'Agricola in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.