Vino e pane

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vino e Pane
Titolo originale Pane e Vino
Autore Ignazio Silone
1ª ed. originale 1955
Genere Romanzo
Lingua originale italiano
Ambientazione Abruzzo, anni '30
Protagonisti Pietro Spina

Vino e pane è il secondo romanzo di Ignazio Silone, scritto nel 1938 e pubblicato in versione definitiva nel 1955.

Il libro, ispirato anche alle vicende interiori dell'autore, narra la storia di Pietro Spina, esiliato politico comunista, e del suo disagio di fronte ad un mondo ostile alle sue teorie. L'opera costituisce un'anticipazione a quella "riscoperta dell'eredità cristiana" che Silone compì nel dopoguerra.

Il romanzo ha un continuo nel libro di Silone Il seme sotto la neve.

Le edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il libro fu scritto durante l'esilio di Silone in Svizzera e venne pubblicato per la prima volta a Zurigo nel 1937, in lingua tedesca, con il titolo di 'Brot und Wein (Pane e Vino); nel 1938 fu pubblicato anche in lingua italiana.

Come avvenne per Fontamara e Il seme sotto la neve, l'opera venne rivista completamente dall'autore dopo il suo ritorno in Italia, negli anni 1952-1955; nel 1955 fu quindi pubblicata da Arnoldo Mondadori Editore la versione definitiva, con il titolo (divenuto poi definitivo) di "Vino e Pane"

Gli interventi – spiegò l'autore – nascevano dal desiderio di ridurre l'enfasi stilistica e l'importanza data ad alcuni aspetti di cronaca contingenti, per approfondire gli aspetti legati alla morale dei personaggi e al tema fondamentale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Alla vigilia della Guerra d'Etiopia (1935-1936) Pietro Spina, un intellettuale comunista costretto a emigrare per motivi politici, ritorna clandestinamente in Italia, spinto dalla nostalgia per la sua terra. La notizia giunge ad alcuni suoi amici che si organizzano per aiutarlo: in particolare, Nunzio Sacca medico, lo soccorre malato nel fienile dove si è rifugiato. Con l'aiuto dei suoi vecchi amici Nunzio trova a Pietro una copertura: egli diventa don Paolo Spada, prete in convalescenza, e si trasferisce con questa identità in un paesino delle montagne dell'Abruzzo. Durante il viaggio verso il luogo della convalescenza, viene fermato a Fossa dei Marsi per confessare una ragazza, Bianchina, morente a seguito di un aborto clandestino. Don Paolo, non potendo amministrare il sacramento, si limita a rincuorarla e a promettere che penserà a lei.

Arrivato a Pietrasecca, luogo della convalescenza, la lettura di libri sacri e di storia religiosa e l'immersione nel mondo della religiosità popolare, lo riavvicinano alla sua terra e alla tradizione cristiana. Nel frattempo Bianchina è "miracolosamente" guarita e lo raggiunge a Pietrasecca: riceve così compito di portare un messaggio ai compagni di partito di Pietro, a Roma. A Pietrasecca intanto don Paolo conosce un'altra ragazza, Cristina, decisa ad entrare in noviziato: ella diventa confidente del protagonista sia nelle vesti di "don Paolo", sia nelle vesti di "Pietro", in quanto nei suoi quaderni inizia a scrivere immaginari dialoghi con la ragazza.

Al ritorno di Bianchina, decide di recarsi a Roma, dove abbandona il travestimento e ritrova gli attivisti del suo partito. Si rende però conto con amarezza che essi non sono migliori della dittatura che combattono e i dissensi con i compagni lo portano all'espulsione dal partito. Nel frattempo ritrova Uliva, un ex membro del partito cacciato perché avverso allo stalinismo: Pietro ha una vivace discussione sul senso della libertà e della lotta rivoluzionaria con l'amico, amareggiato e disilluso nei confronti dell'ideologia rivoluzionaria e militante. Poche ore dopo l'incontro, giunge a Pietro la notizia del suo suicidio.

Il rischio di essere scoperti a Roma costringe Pietro a tornare nelle vesti di Don Paolo e ritornare nella sua terra. Il suo arrivo a Pietrasecca coincide con i giorni della dichiarazione di guerra: assiste così alle celebrazioni trionfali del regime, la cui propaganda fa breccia anche tra la povera gente. Conosce quindi Luigi Murica, giovane comunista, diventato a forza infiltrato della Polizia di Roma e tornato nella sua terra per sfuggire a questa situazione per lui insostenibile. Pochi giorni dopo, Luigi viene arrestato e muore in carcere pochi giorni dopo. La sua morte assume il valore di un martirio, se non si una vera e propria immolazione: la sua uccisione è narrata con un evidente rimando alla passione di Gesù e alla sua morte sacrificale.

Intanto, Pietro viene informato di essere stato ormai scoperto e si vede costretto a fuggire sulle montagne. Cristina, preoccupata che Pietro non riesca a sostenere le difficoltà della scalata, lo rincorre portando con sé viveri e coperte pesanti. È però già sera e non riesce a trovare Pietro: sente invece il minaccioso ululare dei lupi, che vede stringersi attorno a lei. Cristina, intuito quale sarà il suo destino, chiude gli occhi e si fa il segno della croce. Il simbolismo della sua morte (che rappresenta la sconfitta dell'innocenza da parte del male) era stata annunciata dalla fattucchiera del villaggio, Cassarola: "Sopra la montagna ci sta una bianca agnella e un lupo nero la guarda".

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Ignazio Silone, Vino e Pane, collana Oscar Mondadori, Arnoldo Mondadori, 1969, pp. 388, cap. 29.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]