Topolino (fumetto)

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Topolino
Stato Italia Italia
Periodicità settimanale
Tiratura 230.678 (dicembre 2010 - novembre 2011)
Diffusione cartacea 167.089 (dicembre 2010 - novembre 2011)
Resa 62.939 (dicembre 2010 - novembre 2011)
Direttore Valentina De Poli
 

Dalla nascita del personaggio di Topolino (Mickey Mouse) nel 1928, numerose pubblicazioni The Walt Disney Company hanno avuto per titolo Topolino.

Topolino giornale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Topolino (giornale).

Nel 1932 viene assegnato a Disney uno speciale Oscar per la creazione del personaggio di Topolino. La notizia ha ampio risalto sui principali giornali di tutto il mondo e, come ovvio, anche l'Italia dà il giusto peso alla notizia. Il grande can can spinge allora Giuseppe Nerbini, edicolante ed editore fiorentino, a dedicare un intero giornale illustrato al nuovo eroe dei ragazzi.

Così, nel Natale del 1932 fa il suo ingresso nelle edicole italiane una nuova pubblicazione, dal titolo Topolino, anticipando di appena un mese la prima pubblicazione americana, il Mickey Mouse Magazine edito da Herman Kamen nel formato digest che più tardi avrebbe fatto il successo, in Italia, di una nuova iniziativa editoriale dedicata all'eroe Disney. La rivista di Kamen, però, veniva distribuita solo nei grandi magazzini o nelle sale che proiettavano i film: per la diffusione nelle edicole bisognerà infatti attendere il 1935.

Ma torniamo in Italia. Sulla falsariga del celebre Corriere dei Piccoli, anche Topolino si presenta ai lettori con periodicità settimanale e si apre con una breve storia in cui le didascalie sono scritte in rima e realizzata da Giove Toppi: in un certo senso è qui che inizia la grande scuola italiana Disney.

Sul settimanale della Nerbini, comunque, trovano spazio soprattutto le strisce e le tavole realizzate da Floyd Gottfredson, mentre il primo episodio in assoluto del Topolino dei fumetti, realizzato dai suoi creatori con la collaborazione di Win Smith e apparso in originale il 13 gennaio del 1930, verrà proposto da Nerbini solo nel 1934, sul Supplemento al giornale, con il titolo Le audaci imprese di Topolino nell'isola misteriosa. L'edizione italiana ha, però, una particolarità rispetto all'originale: si avvale infatti dell'opera di Giorgio Scudellari, illustratore di origine cilena, che corregge alcuni errori ed incongruenze presenti nella storia.

Però Nerbini non si era assicurato correttamente i diritti di pubblicazione: quando aveva varato la sua rivista, infatti, si era rivolto al Consorzio Cinematografico E.I.A., il distributore dei cortometraggi di Topolino, quando in realtà i diritti per le riviste erano stati dati in mano al giornalista Guglielmo Emanuel dallo stesso Disney. Per cui, per un paio di numeri, la testata passò da Topolino a Topo Lino, per poi riprendere la nota testata con il n. 5.

Gli Albi di Topolino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gli Albi di Topolino e Albi tascabili di Topolino.

La storica testata che presentava in un unico numero delle lunghe saghe avventurose, gli Albi di Topolino, venne varata proprio da Nerbini. Il primo formato della rivista è quello orizzontale, che consentiva di presentare le strisce in maniera fedele all'edizione originale, senza dover rimontare le vignette.

La collana fa il suo esordio con Topolino contro Wolp, oggi considerato una sorta di Gronchi rosa, di cui pare ci siano in giro pochissimi esemplari.

Questa rivista, comunque, fece storia e non solo Mondadori, ma anche altri editori amatoriali, su tutti la Comic Art, spesso riproponendo le storie classiche di Topolino, scelsero proprio questo formato orizzontale.

L'era Mondadori[modifica | modifica sorgente]

Il numero 137 del Topolino giornale, dell'11 agosto 1935, segna il passaggio di consegne da Nerbini alla Mondadori.

L'editore milanese non cambia la linea editoriale di Nerbini e anzi, battendo la strada già tracciata, rinforza le edizioni dedicate a Topolino e al resto della banda Disney.

Prima fra tutte è la collana Nel regno di Topolino, il primo comic book al mondo dedicato al personaggio di Disney, nato ancor prima dei veri e propri comic books all'americana. Presentava le storie quotidiane e settimanali in un unico albo e rimontate nel tipico formato di albi come Four Color o Walt Disney's Comics and Stories, con una copertina di fattura italiana, per la precisione opera di Antonio Rubino.

Sempre Rubino era l'artefice della grafica di un'altra collana Mondadori, che esordiva il 28 marzo del 1935, appena cinque mesi prima del passaggio di consegne: I tre porcellini, ispirata all'omonimo corto animato del 27 maggio 1933, e che servì all'editore come trampolino di lancio per avvicinarsi ai diritti del personaggio principale della scuderia Disney.

In quegli stessi anni, però, le iniziative con Topolino protagonista erano molte: soprattutto gli editori Frassinelli di Torino e Salani di Firenze dedicarono alcuni volumi al famoso personaggio dalle orecchie tonde: in particolare quest'ultimo vara la versione italiana, in cinque volumi, della raccolta Big Little Books. Ogni volume, di circa 300 pagine, raccoglie dei racconti che alternano alle pagine di solo testo delle pagine di sole illustrazioni tratte dai fumetti.

La crisi sotto la guerra[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto tra Walt Disney e Arnoldo Mondadori è molto stretto (durerà oltre trent'anni), improntato sulla fiducia e il rispetto reciproco, e soprattutto è molto proficuo per entrambi. Con l'avvento del fascismo, però, iniziano i primi problemi. Dal 1938, infatti, il Min. Cul. Pop. (Ministero della Cultura Popolare) impone alla stampa una serie di dure restrizioni, prima fra tutte quella di non editare più i protagonisti del fumetto popolare americano. Il solo Topolino è risparmiato, e così il suo logo e il suo personaggio possono continuare ad esistere nelle edicole italiane, ma in piena seconda guerra mondiale, a partire dal n. 475 del 20 gennaio 1942, anche il settimanale è costretto a cedere alle restrizioni. L'ultima storia di Topolino pubblicata fu Topolino e l'illusionista, la cui ultima puntata (con molte vignette tagliate) venne pubblicata, come detto, nel n. 475 del 20 gennaio 1942. La prima pagina di copertina del giornalino, che comunque continuava ad avere come testata il nome "TOPOLINO" con al centro il capo del minuscolo topo creato dalla Walt Disney Corp., contrassegnata col nº 476 e con data 27 gennaio 1942, riportava la storia a fumetti intitolata "Guerra di corsa - Nuove imprese del mozzo del sommergibile", autore Federico Pedrocchi e tavole di Edgardo Dell'Acqua. Col nº 495 del 9 giugno 1942, (anno XX dell'E.F.) la vignetta d'apertura del fumetto in prima pagina del giornale riportava il nuovo titolo "La Grande Crociera" e continuava la narrazione delle "nuove imprese del mozzo del sommergibile" ma recava in più le immagini delle bandiere della Germania nazista, d'Italia e del Giappone, volendo così ricalcare la partecipazione dell'Italia alle vicende della guerra in corso. Fino al 3 agosto 1943 (nº555 del giornalino) tale vignetta d'apertura restò immutata, ma essa cambiò di nuovo, eliminando le tre bandierine, con il numero successivo del 18 agosto 1943. Ma le successive puntate delle imprese del giovane mozzo del sommergibile non furono molte: col numero 559 del 31 agosto 1943 di "Topolino", che nel frattempo aveva inglobato le testate dei noti settimanali per ragazzi "L'Avventuroso" e "Giungla", sempre editi dalla A.P.I. Mondadori., il racconto delle avventure del giovane mozzo ebbe sbrigativo termine, subito soppiantato da una storia fantastica, "La Sfera d'Aria", che narrava le imprese degli abitanti di "Saturno contro la Terra". Il personaggio disneiano a nome "Topolino" viene invece sostituito da Tuffolino, un ragazzetto dalle medesime caratteristiche fisiche, disegnato dal grande illustratore Pier Lorenzo De Vita, mentre Minnie divemìnne Mimma. La crisi, e la momentanea sostituzione, però, non evita la sospensione della testata, che avviene con il n. 564 del 21 dicembre 1943, per poi riprendere a guerra conclusa il 15 dicembre 1945.

Topolino libretto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Topolino (libretto).

La storia e la fortuna della testata, che ha sfondato i 3000 numeri, non è da ascriversi al formato giornale, che ha il merito di aver fatto conoscere e diffondere in Italia i personaggi Disney, ma al formato Formato Digest, o appunto libretto, più maneggevole del primo e, all'inizio, accolto con scarso entusiasmo.

Alla fine degli anni quaranta, infatti, i giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate di non più di due tavole ad episodio erano irrimediabilmente in crisi, e così lo stesso Topolino, le cui vendite erano di gran lunga calate rispetto al periodo d'oro. Mondadori, però, non poteva rinunciare alla rivista da edicola per non perdere i ricchi diritti delle pubblicazioni da libreria, così decise un doloroso ma necessario cambio di formato e periodicità.

A quel tempo, infatti, l'editore dava alle stampe Selezione dal Reader's Digest (ottobre 1948), e utilizzava appositamente una nuovissima e costosissima macchina, che restava inutilizzata nei lunghi periodi di attesa tra un numero e l'altro. Inevitabile, quindi, l'idea di utilizzare la macchina anche per produrre il nuovo Topolino, che ne ricalcherà, così, il formato (12,5 × 18 centimetri) e tutti i successivi cambiamenti (aumenti di pochi centimetri nelle dimensioni, il passaggio dalla spillatura alla brossura, cambi nel tipo di carta impiegata)[1]

L'aprile 1949 è così un nuovo, importante punto di inizio: ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri del giornale, il 737 e il 738, tornava nelle edicole, con un nuovo numero 1, Topolino, questa volta un mensile di 100 pagine di storie esclusivamente disneyane, al prezzo di 60 lire, anziché le 15 del precedente settimanale.

La formula, però, quando venne annunciata, fece storcere il naso ai vecchi appassionati, e anche all'allora direttore, Mario Gentilini, che comunque realizzò un bellissimo primo numero. Il sommario d'esordio del libretto, infatti, conteneva l'ultima puntata di Topolino e il cobra bianco, di Guido Martina e Angelo Bioletto; quindi Eta Beta l'uomo del 2000, la storia di esordio di Eta Beta, scritta da Bill Walsh per i disegni di Floyd Gottfredson; quindi ben tre storie di Carl Barks: Paperino milionario al verde, con il cugino Bambo (uno dei primi nomi italiani di Gladstone Gander prima del definitivo Gastone), Pluto salva la nave, realizzata con Nick George e Jack Hannah, e la fondamentale Paperino e il segreto del vecchio castello, ovvero la seconda apparizione barksiana di Paperon de' Paperoni, che risulta ancora vagamente tratteggiato.

Il sommario viene poi completato da Le storie dello zio Remo - Coniglietto e l'arcobaleno d'oro, di George Stallings e Dick Moores, con protagonisti i personaggi animati del film I racconti dello zio Tom; Buci e le pulizie di primavera, di Don Gunn, con protagonista la coccinella Buci (Bucky Bug); Il piccolo Lupo Mannaro e Cappuccetto Rosso, di Carl Buettner, dove il protagonista (ovvero il piccolo Lupo Mannaro) altri non è che Lupetto, il figlio di Ezechiele Lupo, l'avversario dei Tre porcellini nell'omonimo cartoon; tutta una serie di rubriche, scritte principalmente da Guido Martina, a quel tempo, in pratica, unico sceneggiatore Disney a lavorare per Mondadori.

Infine la copertina: l'immagine di apertura era un Topolino in alta uniforme tratto dal Walt Disney's Comics and Stories del giugno 1941, presumibilmente in cima alla parata dei personaggi Disney al gran completo, con Minni in quarta di copertina, tratta, questa volta, da Four Color Comics e opera di Ken Hultgren; in alto a sinistra, poi, sotto l'indicazione del mese e dell'anno, c'era la dicitura Vol. I. All'inizio della sua avventura, infatti, il libretto era pensato come una raccolta di sei numeri, chiamati fascicoli, e con numerazione delle pagine continua da un numero ad un altro, realizzando, così, alla fine di un semestre, una sorta di volume disneyano.

Questa rivista ha avuto tre varie periodicità, il n.1 quando è nato nell'aprile 1949 era mensile e durò fino al n.39 (marzo 1952), poi diventò quindicinale dal n.40 (10 aprile 1952) fino al n.235 (25 maggio 1960), infine settimanale dal n.236 (5 giugno 1960), fino ai giorni nostri, con uscita il mercoledì. La veste è sempre quella, tranne una piccola variazione introdotta con il n.605 del 2 luglio 1967, quando fu proposta per la prima volta la banda gialla sul fianco, l'indicazione della testata, dell'autore, dell'editore e del numero. I numeri tondi che fanno storia sono il n.100 che è uscito il 10 ottobre 1954, il n.500 del 26 giugno 1965, il n.1000 del 26 gennaio 1975, il n.1500 del 26 agosto 1984, il n.2000 del 27 marzo 1994, il n.2500 del 28 ottobre 2003 e il n.3000 del 22 maggio 2013.

In futuro, ipotizzando che il giorno di uscita sia sempre il mercoledì, usciranno il n.3500, il 21 dicembre 2022, il n.4000, il 21 luglio 2032. Una bella curiosità, fu che in tre numeri di seguito ci furono tre prezzi diversi, il n.1411 al costo di £.700, il n.1412 £.1500, il n.1413 £.800. Con Topolino n. 1702 del 1988 la Disney subentra direttamente alla Mondadori con la sua divisione locale Disney Italia. Mantenendo lo stesso staff, allora diretto da Gaudenzio Capelli, prosegue, così, la tradizione italiana rinforzando un già folto parco testate.

Storie italiane[modifica | modifica sorgente]

Il Topolino libretto si caratterizza, come già dal suo esordio, per presentare un sommario ricco di storie d'oltreoceano di maestri come Gottfredson e Barks, ma anche per la realizzazione di storie completamente concepite e realizzate in Italia. Prima di queste, però, iniziano le copertine italiane, con Ambrogio Vergani, Michele Rubino e lo stesso Mario Gentilini, direttore della testata. Subito dopo iniziano le storie italiane, con una delle Grandi Parodie Disney: sul n. 7, infatti, per i testi di Martina e i disegni di Bioletto, inizia L'Inferno di Topolino, in cui viene fatto interpretare ai personaggi Disney l'Inferno dantesco.

Martina e Bioletto, comunque, sono solo gli apripista di una scuola che vedrà nelle sue fila artisti del calibro di Ennio Missaglia, Abramo Barosso, Luciano Bottaro, Romano Scarpa, e molti altri, e che porterà l'Italia a produrre il 75% delle storie Disney del mondo.

Nella lunga storia editoriale della testata si potranno trovare diversi modelli stilistici. Da quello di Martina, seguito da Missaglia, Barosso, Dalmasso, caratterizzato da dialoghi crudi, atmosfere da noir, a quello di Chendi, che pur riprendendo in parte lo spietato Paperone martiniano e il suo sfaticato Paperino, inizia a fare un'opera più di approfondimento, molto simile a quanto stava facendo già da alcuni anni Barks, inserendo, più spesso di Martina, delle situazioni comiche e leggere nelle sue storie. Oggi si assiste più spesso ad una svolta tendente al comico, ma le radici di quelle epiche avventure sono spesso riprese da artisti come Rudy Salvagnini, Giorgio Pezzin, Carlo Panaro, Fabio Michelini (uno dei pochi a fondere perfettamente la scuola italiana di Martina, con gli elementi classici delle storie di Barks), cui si aggiunge l'esperto Rodolfo Cimino, che ha interpretato in maniera originale e personale le grandi epopee avventurose barksiane.

Graficamente i grandi maestri sono stati Giovan Battista Carpi, che ha influenzato una gran mole di giovani artisti, Luciano Bottaro, che ha fuso nel suo personalissimo stile gli insegnamenti di Gottfredson, Barks e Bioletto, Romano Scarpa, che grazie anche al suo doppio ruolo di scrittore e disegnatore ha dato un po' di respiro allo stressatissimo Martina, per arrivare ai più giovani Giorgio Cavazzano, che ha anche avuto l'onore di disegnare la copertina del n. 2000, e Massimo De Vita, figlio di Pierlorenzo che, alcuni decenni prima, aveva disegnato il Tuffolino del periodo bellico: tutti insieme questi artisti hanno creato una scuola che ha influenzato giovani leve come Tito Faraci, Claudio Sciarrone, Alessandro e Lorenzo Pastrovicchio, Giorgio Di Vita, Giampiero Ubezio, Alessandro Barbucci, Fabio Celoni, Carlo Gentina, Gianfranco Cordara, Alberto Savini, Casty, Silvia Ziche, che oggi lavorano fianco a fianco di alcuni di questi maestri e contribuiscono a realizzare uno dei più longevi settimanali italiani.

L'era Disney Italia e le altre pubblicazioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Con Topolino n. 1702 del 1988 la Disney subentra direttamente alla Mondadori con la sua divisione locale Disney Italia. Mantenendo lo stesso staff, allora diretto da Gaudenzio Capelli, con la collaborazione preziosa di Elisa Penna e Massimo Marconi, prosegue, così, la tradizione italiana rinforzando un già folto parco testate.

L'Italia, infatti, ha sempre presentato un gran numero di pubblicazioni dedicate al mondo Disney. Si va dalla Collana Carosello (1957) a Gli albi tascabili di Topolino (1948) o a collane da collezionisti come Le grandi storie (1966) ed Il Topolino d'oro (1970), realizzate da editori specializzati come ANAF, Comic Art, Traverso, IF Edizioni.

Non si possono dimenticare, poi, Nel Regno di Topolino (1935), o gli illustri Albi d'Oro, che più tardi diverranno gli Almanacco Topolino, e i simili Albi della Rosa (che più tardi diverranno Gli Albi di Topolino) e che hanno fatto da base per le successive riviste non-Disney Albi del Falco, con le storie di Superman, Batman, Hawkman (il Falco del titolo) e degli altri supereroi DC Comics, e Albi di Pecos Bill.

Non dimentichiamo, infine, la serie dei Classici di Walt Disney, con le ristampe delle storie classiche, generalmente in origine albi monotematici con tavole di raccordo tra una storia e l'altra, e la gemella Grandi Classici Disney.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mario Morcellini, Alberto Abruzzese, Donatella Scipioni, Carocci, Il Mediaevo: TV e industria culturale nell'Italia del XX secolo Volume 290 de Università, 404, 2001.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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