Scyphozoa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Scifozoi
Chrysaora jelly.jpg
Chrysaora
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Radiata
Phylum Cnidaria
Classe Scyphozoa
Ordini

vedi testo

Gli Scifozoi sono una classe del phylum dei Celenterati (o Cnidari) a cui appartengono le grandi e variabili meduse, più propriamente dette scifomeduse.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Le scifomeduse sono prive di velum e contano circa 200 specie, chiamate anche meduse acraspedote, ossia prive di craspedo. Trattasi di organismi pelagici assai variabili l’uno dall’altro per dimensioni o morfologia, predatori o filtratori, vagano solitari da adulti con peculiari contrazioni a pompa, mentre nello sviluppo metagenetico presentano una fase polipoide giovanile. Lo scifopolipo è più complesso dell’idropolipo: l’ectoderma si introflette in corrispondenza della bocca originando l’imbuto esofageo (stomodeo) e presenta simmetria tetramera (o tetraradiale, cioè a 2 assi). Inoltre è sempre piccolo, inconspicuo e conformato a calice, da cui deriva il nome (gr. σκύφος skyphos = bicchiere). Nelle specie più arcaiche appare completamente circondato da un involucro tubolare chitinoso detto periderma, che funge da esoscheletro e dal quale fuoriescono soltanto i tentacoli. Queste caratteristiche permettono di avvicinarle almeno morfologicamente ai Conulati, cnidari completamente estinti.

La maggioranza degli scifozoi attuali è tuttavia priva di periderma, oppure appare in forma ridotta. Di conseguenza, questi polipi affidano il loro sostegno allo strato di mesoglea piuttosto abbondante. Altro carattere fondamentale dello scifopolipo è la presenza di un celenteron diviso in quattro tasche separate da altrettanti rilievi gastrici carnosi (sarcosetti), collegati superiormente all’imbuto esofageo ed inferiormente liberi. La gastrodermide è dotata di cnidociti o cellule secernenti enzimi digestivi su filamenti gastrici (spesso entrambi) e la muscolatura appare subepiteliale cioè separata dall’epidermide, alla pari dei Cubozoi e degli Antozoi. Lo stadio prevalente di scifomedusa presenta una massa mesogleale abbondante e cellularizzata (collenchima) ed il celenteron si prolunga in quattro canali interradiali che in alcuni casi possono essere ramificati.

Riproduzione e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Video di una medusa all'acquario di Sidney

La riproduzione è sessuale ed avviene secondo un ciclo metagenetico. Le gonadi endodermiche si sviluppano nella gastrodermide, in particolare sul pavimento dello stomaco. Il ciclo biologico degli scifozoi inizia con la fase transitoria, polipoide, che si origina direttamente dallo sviluppo della larva; il polipo è bentonico e, quando la temperatura dell’acqua si abbassa sotto un certo valore, subisce una forma di riproduzione agamica molto particolare, detta strobilazione e consistente in una serie di divisioni trasversali del corpo molto ravvicinate, a partire dalla zona apicale. La specie meglio conosciuta sotto il profilo dello sviluppo è Aurelia aurita, nota soprattutto nella sua fase medusoide, alla quale spesso ci si riferisce. Concomitamente alla strobilazione (scissione trasversale multipla), si assiste al riassorbimento dei tentacoli dello scifopolipo, che ormai ha assunto una caratteristica conformazione a dischetti sovrapposti (strobili). Ognuno dei dischetti (in numero di 10-20 in questa specie), aventi il diametro di un paio di millimetri al massimo, sviluppa 8 lobi bilobati simmetricamente disposti e, a sviluppo ultimato, si distacca dal resto dello scifopolipo sotto forma di efira, stadio precoce e pelagico della fase medusoide. Il disco ombrellare delle efire neoformate è dotato di semplici ropali, esso aumenterà notevolmente di complessità, dando luogo alla fase medusoide adulta che conosciamo.

Le scifomeduse sono dioiche e gonocoriche, da gonadi endodermiche si sviluppano i gameti, liberati nell’acqua o in alcune specie con inseminazione interna incubate in speciali tasche materne fino allo sviluppo della planula, che, dopo un periodo planctonico ove presenta geotropismo negativo, evolve dapprima in actìnula (= scifìstoma) che, presentando geotropismo negativo, si fissa al substrato e metamorfosa nel polipo, cominciando a produrre efire per strobilazione, chiudendo il cerchio. Per contrazione del ciclo biologico, si conoscono alcune scifomeduse prive di fase polipoide, ova la planula produce una piccola medusa o un’efira che si accresce in medusa adulta.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La classe degli Scifozoi ha storicamente incluso 5 ordini, colloquialmente noti come coronate, cubomeduse, rhizostomee, semeostomee e stauromeduse [1]. Più recenti analisi, sia morfologiche [2][3] che molecolari [4] hanno determinato che la classe Scifozoa è composta solo dalle sottoclassi Coronatae, Rhizostomeae e Semaeostomeae. Le cubomeduse e le stauromeduse sono state ascese a classi separate: Cubozoa e Staurozoa. Inoltre, le analisi molecolari[4][5] hanno indicato che gli scifozoi includono solamente due gruppi monofiletici: l'ordine Coronatae e la sottoclasse Discomedusae:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mayer, A.G., Medusae of the World, Scyphomedusae, vol. III, Washington, Carnegie Institution, 1910.
  2. ^ Thiel, H., The evolution of the Scyphozoa, a review in Rees, W.J. (a cura di), Cnidaria and their Evolution, Londra, Academic Press, 1966, pp. 77-117.
  3. ^ Marques, A.C. & Collins, A.G., Cladistic analysis of Medusozoa and cnidarian evolution in Invertebrate Biology, vol. 123, nº 1, 2004.
  4. ^ a b Collins, A.G., Phylogeny of Medusozoa and the evolution of cnidarian life cycles in Journal of Evolutionary Biology, vol. 15, nº 3, 2002.
  5. ^ Dawson, M.N., Some implications of molecular phylogenetics for understanding biodiversity in jellyfishes, with emphasis on Scyphozoa in Hydrobiologia, 530/531, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) M. Daly, M.R. Brugler , P. Cartwright, A.G. Collins, M.N. Dawson, D.G. Fautin, S.C. France, C.S. McFadden, D.M. Opresko, E. Rodriquez, S.L. Romano, J.L. Stake, The phylum Cnidaria: A review of phylogenetic patterns and diversity 300 years after Linnaeus in Zootaxa, vol. 1668, 2007, pp. 127-182.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

animali Portale Animali: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di animali