Cubozoa

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Cubozoi
Haeckel Cubomedusae.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Radiata
Phylum Cnidaria
Classe Cubozoa
Ordini

I Cubozoa (da “kubos-zoon” cioè cubo-animale) costituiscono una classe di Cnidaria, un tempo inclusa fra gli Scyphozoa, caratterizzati da una fase medusoide di forma cubica. Sono anche chiamate cubomeduse.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Comprendono una ventina di specie marine predatrici con nematocisti potenti e spesso molto pericolose per l'uomo. I cubozoi presentano una cavità gastrica non settata; la fase medusoide è predominante e possiede una campana a sezione quadrangolare o piramidale. Un tentacolo, o un gruppo di tentacoli, si trova a ciascun angolo del quadrato formato dall'ombrella; alla base di ciascun tentacolo si trova una dura lamina appiattita chiamata pedalium. Ogni tentacolo è coperto da circa 500 000 cnidociti, i quali contengono nematocisti, gli organi urticanti a forma di arpione che iniettano una biotossina alle vittime [1]. I ropali sono quattro, a metà di ciascun lato poco al di sopra del margine, e comprendono, oltre alla statocisti, alcuni organi fotorecettori molto sviluppati e dotati di lente biconvessa. Il margine dell'ombrella non è dentellato e la subombrella si ripiega all'interno a formare un velarium, che aumenta l'efficienza del nuoto. Le cubomeduse sono infatti nuotatrici attive e predatrici voraci, nutrendosi principalmente di pesci.

Lo stadio polipoide (detto cubopolipo) è ridotto e presenta cnidociti solo sulle estremità dei tentacoli, contrariamente a tutti gli altri polipi noti per gli cnidari (di solito, ogni tentacolo termina con una sola grossa cellula urticante).

Queste meduse cacciano attivamente le loro prede, che sono costituite essenzialmente da piccoli pesci: non vanno alla deriva, trascinati dalla corrente e dalle onde, come altri ordini di meduse. I cubozoi sono capaci di raggiungere velocità di 1,5 a 2 metri al secondo, circa 4 nodi (7.4 km/h) [2]. Il veleno delle cubomeduse è differente da quello dei scifozoi ed è usato per cacciare le prede o per difendersi dai predatori, anche se le tartarughe marine che si nutrono di queste meduse non ne sembrano affette dal veleno [2].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Le cubomeduse non subiscono strobilazione, come le scifomeduse: il cubopolipo si moltiplica per gemmazione attraverso vari stadi finché non metamorfosa completamente trasformandosi in medusa, che si accresce senza fasi intermedie; la medusa è dioica e larvipara, cioè gli individui di sesso femminile mantengono l’uovo fecondato in apposite tasche finché non ne esce una larva planula, che formerà a sua volta un polipo primario.

Pericolosità[modifica | modifica sorgente]

Le cubomeduse, dette anche "vespe di mare", sono un ordine di Cnidari, considerati i più pericolosi per l'uomo[3]. Le specie più pericolose vivono soprattutto nei mari australiani. Nel mar Mediterraneo vive la specie Carybdea marsupialis. La Cubomedusa più grande e pericolosa è la Chironex fleckeri, tipica delle acque australiane [4].

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La classe dei Cubozoa un tempo comprendeva un unico ordine, Cubomedusae, a sua volta suddiviso in due famiglie: Carybdeidae e Chirodropidae [5]. Dal 2012, l'ordine delle Cubomedusæ è assimilato a Carybdeida [6].

La classe Cubozoa è quindi suddivisa in due ordini:

  • Carybdeida (Caribdeidi) o Cubomedusae, con 4 tentacoli o gruppi di tentacoli.
  • Chirodropida (Chirotropidi) con numerosi tentacoli fissati a quattro prolungamenti dell’ombrella.

Tra le specie note troviamo in particolare la Carybdea marsupialis, unica presente nel Mediterraneo, e la Chironex fleckeri (nota come vespa di mare) dalle velenosissime nematocisti responsabili di numerosi decessi fra i bagnanti australiani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Williamson J.A., Fenner P.J., Burnett J.W., Rifkin J., Venomous and poisonous marine animals: a medical and biological handbook, Surf Life Saving Australia and University of New North Wales Press Ltd., 1996, ISBN 0-86840-279-6.
  2. ^ a b Box Jellyfish - Cubozoa, National Geographic. URL consultato il 19 settembre 2014.
  3. ^ La Cubomedusa appare nel film "Sette anime", dove ha infatti un ruolo chiave nel progetto letale del protagonista, interpretato da Will Smith.
  4. ^ Servizio, corredato di fotografie, del quotidiano 'Repubblica' su un caso di attacco all'uomo da parte di una cubomedusa, in cui la vittima è sopravvissuta.
  5. ^ Cornelius, P.F.S., Cubozoa in European register of marine species: a check-list of the marine species in Europe and a bibliography of guides to their identification, Collection Patrimoines Naturels, nº 50, Costello, M.J. et al., 2001, pp. 111.
  6. ^ Bentlage, B. & Lewis, C., An illustrated key and synopsis of the families and genera of carybdeid box jellyfishes (Cnidaria: Cubozoa: Carybdeida), with emphasis on the “Irukandji family” (Carukiidae) in Journal of Natural History, vol. 46, 2012, pp. 2595–2620.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

(EN) Cornelius, P.F.S. (2001), Cubozoa in WoRMS 2014 (World Register of Marine Species).

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