Pteropus personatus

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Volpe volante mascherata delle Molucche
EB 1911 Fruit-Bat.png
bozzetto del muso di P.personatus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Sottordine Megachiroptera
Famiglia Pteropodidae
Genere Pteropus
Specie P. personatus
Nomenclatura binomiale
Pteropus personatus
Temminck, 1825
Areale

Distribuzione di Pteropus personatus.tif

La volpe volante mascherata delle molucche (Pteropus personatus Temminck, 1825) è un pipistrello appartenente alla famiglia degli Pteropodidi, endemico delle Isole Molucche.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Pipistrello di medie dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 127 e 149,2 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 86 e 98,5 mm, la lunghezza della tibia tra 41,8 e 46,4 mm, la lunghezza delle orecchie tra 19,5 e 22,3 mm e un peso fino a 153 g.[3]

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

La pelliccia è moderatamente lunga, soffice, densa e si estende leggermente fino all'avambraccio e alle caviglie. Il colore del dorso è bianco-argentato con una leggera tinta color crema, le parti ventrali sono color marrone chiaro, le spalle e i lati del collo giallo ocra. Sul muso è presente una maschera formata da una larga striscia brunastra su ogni lato che si estende dalla narice fino all'angolo anteriore dell'occhio, dove si divide in due strisce più piccole, una che si estende sulla sopracciglia verso il capo e l'altra che circonda le palpebre, e si ricongiunge all'altra metà dopo l'angolo posteriore dell'occhio, attraverso una banda trasversale che prosegue giù fino al mento. I peli che si trovano tra queste strisce sono bianco-giallastri. Le orecchie sono corte ed ovali. Le membrane alari sono attaccate lungo i fianchi del corpo. La tibia è ricoperta di peli. È privo di coda, mentre l'uropatagio è ridotto ad una sottile membrana lungo la parte interna degli arti inferiori, nascosto nella parte centrale dalla pelliccia. I denti sono di dimensioni eccessivamente ridotte.

Gli esemplari delle isole di Obi e Bisa sono più scuri e potrebbero appartenere ad una sottospecie ancora non descritta.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Si rifugia nella vegetazione. L'attività inizia al tramonto ed è facilmente riconoscibile dal distintivo richiamo simile al fischio di un uccello. È una specie molto abbondante nonostante sia cacciata.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di frutta, in particolare di Piper aduncum.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Femmine gravide e in allattamento sono state osservate sull'isola di Ternate in gennaio.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'areale di questa specie è ristretto alle Isole Molucche settentrionali: Morotai, Halmahera, Ternate, Tidore, Bacan, Gag, Obi e Bisa.[1]

Vive nelle boscaglie e nei giardini.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List, considerato il vasto areale, la relativa abbondanza e la tolleranza al degrado ambientale, classifica P. personatus come specie con rischio minimo (LC).[1]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

In accordo alla suddivisione del genere Pteropus effettuata da Andersen[4], P. personatus è stato inserito nello P. temminckii species Group, insieme a P. temminckii stesso, P. capistratus e P. pumilus. Tale appartenenza si basa sulle caratteristiche di avere un rostro del cranio accorciato, sulla presenza di un ripiano basale nei premolari e sulle dimensioni ridotte.

Altre specie simpatriche dello stesso genere: P. caniceps, P. conspicillatus, P. chrysoproctus e P. hypomelanus.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Helgen, K. & Salas, L. . 2008, Pteropus personatus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Pteropus personatus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Flannery, 1995, p. 280
  4. ^ Andersen, 1912, p. 95

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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