Pala di Castelfranco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pala di Castelfranco
Pala di Castelfranco
Autore Giorgione
Data 1502 circa
Tecnica tempera su tavola di pioppo
Dimensioni 200 cm × 152 cm 
Ubicazione Duomo, Castelfranco Veneto

La Pala di Castelfranco è un dipinto a tempera su tavola di pioppo (200x152 cm) di Giorgione, databile al 1503-1504 circa, e conservato nella sua collocazione originaria nel Duomo di Castelfranco Veneto. La straordinarietà dell'opera, che tanta influenza ebbe nell'arte veneta successiva, è data anche dal fatto che si tratta dell'unica pala d'altare realizzata dall'artista.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu commissionata dal condottiero Tuzio Costanzo per la cappella di famiglia nel duomo di Santa Maria Assunta e Liberale a Castelfranco, in occasione della morte del figlio Matteo, occorsa tra la primavera del 1504 e l'estate del 1505 nel corso di una campagna militare. Il defunto si trova ancora oggi raffigurato in un bassorilievo sulla lapide tombale, ora posta ai piedi dell'altare, ma originariamente murata al lato della cappella.

Come tutte le altre opere di Giorgione, anche questa è stata realizzata per una famiglia dalla classe sociale elevata: non si tratta di una committenza ecclesiastica.

L'8 dicembre 1972 la pala fu trafugata dal duomo di Castelfranco Veneto e ritrovata dopo circa tre settimane in un casolare abbandonato, sembra dopo il pagamento di un riscatto. Dal 2006 è stata riportata, dopo aver subito un lungo restauro, al luogo d'origine.

Descrizione e stile[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto raffigura la Madonna col Bambino su un alto trono, a sua volta sopra un basamento che poggia su un sarcofago di porfido, con lo stemma della famiglia Costanzo. Probabilmente la volontà di far rivolgere uno sguardo triste e assorto al reale sarcofago, che idealmente racchiudeva il figlio morto del committente, condizionò l'organizzazione iconografica della scena, creando quella che potrebbe essere definita come un'altissima piramide, con al vertice la testa della Vergine e alla base i due santi che si trovano in basso davanti ad un parapetto: a destra Francesco (ripreso dalla Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini) e a sinistra Nicasio (identificabile dall'insegna dei cavalieri di Malta). In passato si erano fatti i nomi per quest'ultimo di san Giorgio o san Liberale, patrono della città di Treviso: più realisticamente si tratta di Nicasio venerato, spesso insieme a Francesco, soprattutto a Messina, città natale di Tuzio (il fratello e un figlio erano cavalieri dell'ordine gerosolimitano); entrambi i santi rivolgono il loro sguardo all'ipotetico osservatore, facendo da tramite tra il mondo reale e quello divino.

L'artista abbandonò, rispetto ai modelli lagunari, il tradizionale sfondo architettonico, impostando un'originale partizione: una metà terrena inferiore, con il pavimento a scacchi in prospettiva e un parapetto liscio di colore rosso come fondale (in realtà sembrerebbe un telone srotolato attorno alla struttura di sostegno cilindrica) e una metà celeste superiore, con un paesaggio ampio e profondo, formato da campagne e colline e popolato a destra da due minuscole figure armate (allusione al tema della guerra e della pace) e a sinistra da un villaggio turrito in rovina. La continuità è però garantita dall'uso perfetto della luce atmosferica, che unifica con toni morbidi e avvolgenti i vari piani e le figure, pur nelle differenze dei vari materiali: dalla lucidità dell'armatura di san Nicasio, alla morbidezza dei panni della Vergine.

Stilisticamente la pala è costruita attraverso un tonalismo dato dalla progressiva sovrapposizione di velature a strati colorati, che rendono il chiaroscuro morbido e avvolgente. La forma piramidale, qui portata a un'estrema purezza compositiva, deriva da opere come la Pala di San Cassiano di Antonello da Messina, oggi a Vienna, o la Pala dei Santi Giovanni e Paolo di Giovanni Bellini, perduta in un incendio, già nella Basilica di San Zanipolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Settis, Giorgione in Sicilia. Sulla data e la composizione della Pala di Castelfranco, in Id., Artisti e committenti fra Quattro e Cinquecento, Einaudi, Torino 2010, pp. 129-211.
  • Giovanni Sassu, Giorgione, collana I classici dell'arte Rizzoli, Rizzoli in collaborazione con Skira, Milano 2004, pagg. 45-46.
  • Carlo Volpe, Giorgione, collana I maestri del colore, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1976-1977.
  • Alessandra Fregolent, Giorgione, Electa, Milano 2001. ISBN 88-8310-184-7

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Pittura Portale Pittura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Pittura