Matador (film)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Matador
Matador (1986).png
Titoli di testa
Titolo originale Matador
Paese di produzione Spagna
Anno 1986
Durata 114 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller, drammatico
Regia Pedro Almodóvar
Soggetto Pedro Almodóvar, Jesús Ferrero
Sceneggiatura Pedro Almodóvar, Jesús Ferrero
Produttore Andrés Vincente Gómez
Casa di produzione Compañía Iberoamericana de TV, Televisión Española (TVE)
Distribuzione (Italia) Medusa Film
Fotografia Ángel Luis Fernández
Montaggio Josè Salcedo
Musiche Bernardo Bonezzi
Scenografia Román Arango, Pin Morales, Josep Rosell
Costumi Francis Montesinos, José María De Cossío, Antonio Alvarado
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Matador è un film del 1986 diretto da Pedro Almodóvar e scritto dallo stesso regista, inseme allo scrittore Jesús Ferrero.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Da un canovaccio scritto da Almodovar in continuità con la “deliberata insistenza del brutto fine a se stesso” che caratterizza i primi film del regista iberico[1] si sviluppa il suo film più “astratto”, più “fantastico”, quasi una “leggenda[2].

La trama si articola sulla vicenda di un'attrice nana di 38 anni rimasta disoccupata, in quanto non trova più registi disposti ad affidarle i ruoli di bambina nei quali si era specializzata, e di un regista a corto di denaro per finanziare i suoi progetti.

Tramite un inserzione su giornale i due si incontrano promuovendo una proficua joint-venture: lei fornirà il denaro – si tratta solo di staccare i fili della macchina che tiene in vita il ricco padre; lui ha già pronta una sceneggiatura "hardcore", in cui la protagonista è per l'appunto una bambina.

Ma la nana ha anche un amico d'infanzia afflitto da un problema : gli capita di portarsi a letto dei giovani compagni e di trovarseli morti a fianco, al risveglio, senza ricordare di averli uccisi...[2]

È su quest'ultimo personaggio che alla fine si concentra l'attenzione di Almodovar. Lo interessa il tema della morte, in particolare, come atto supremo di libertà, di fronte alla inevitabile decadenza della bellezza e della passione, imposta dalle convenzioni sociali.[2]

In ciò, il regista attinge a piene mani da Georges Bataille e Yukio Mishima.[1] La figura del torero, del Matador , si prestava alla perfezione nell'incarnare la vicinanza della morte e al sangue. Un contributo determinante alla decantazione di un materiale romantico e passionale, legato ai riferimenti alla cultura spagnola, giunge dalla collaborazione alla sceneggiatura dello scrittore Jesùs Ferrero.

È la prima collaborazione di gran talento che Almodovar ottiene per una sceneggiatura di un suo film. Il regista attribuisce questo intervento alla “freddezza[3], al rigore quasi hitchcockiano, alla capacità di “rendere universale e atemporale” un materiale tanto rovente e geografi-camente connotato.[4]

Inoltre, pretese dagli attori assoluta fedeltà al copione, senza licenze interpretative, di solito presenti e concordate nei suoi precedenti film. A Ferrero si deve anche quella frase pronunciata, in prossimità dell' eclissi, che rappresenta forse la metafora più chiara di quanto sta per avvenire:

« Quando due astri si frappongono, la loro luce apparente si estingue, ma nella loro breve convergenza acquistano una nuova luminosità nera e ardente »

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del successo dei film precedenti, il produttore Andrés Vicente Gomes, non incontrò alcun problema a raccogliere i 120 milioni di pesetas, necessari per il progetto. Metà della somma venne infatti concessa dal governo spagnolo, che, dopo la vittoria dei socialisti, aveva avviato, con la regista Pilar Mirò a capo del settore cinema del Ministero della cultura, un programma di sovvenzioni.

Questo nuovo clima culturale non mancò di avere un effetto sull'orientamento dei fratelli Almodovar, che, dal film successivo, "la legge del desiderio", decisero di imporsi sulle scelte in tema di produzione e distribuzione dei propri film, fondando la propria società di distribuzione, la El Deseo[3].

Fotografia e set[modifica | modifica wikitesto]

« ...Tanto le parole, quanto i gesti, gli scenari e la luce sono luoghi metaforici che hanno una doppia valenza, naturalistica e a volte simbolica.[4] »

In un film tanto controllato, anche gli “eccessi cromatici[3], della fotografia di Ángel Luis Fernández rispondono alle istruzioni del regista che gli aveva suggerito di ispirarsi ad opere precedenti, segnate dal binomio passione-morte, tra cui : "Pandora", di Albert Lewin, melodramma surrealista, gravitante anch'esso attorno al mondo della corrida, all' aggressività del primo Technicolor, "Duello al sole", in particolare, [2] e alla filmografia di Douglas Sirk.

Anche alla scelta dei set, tutti di Madrid, si legavano esigenze simboliche : così per il Viadotto, luogo famoso, nella città, per i suicidi, dove Maria racconta a Diego di come, avendo casualmente assistito alla morte di una persona, si fosse sentita librare al di fuori del proprio corpo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Vicente Molina Foix in, a cura di Paul Duncan e Barbara Peirò, “Pedro Almodovar. Gli archivi.” Taschen, Milano,
  2. ^ a b c d Pedro Almodovar, “Press-book di Matador”, Iberoamericana, 1986
  3. ^ a b c Thomas Sotinel, “Pedro Almodovar”, Cahiers du cinéma Sarl, Parigi, 2010
  4. ^ a b Nuria Vidal, “Intervista a Pedro Almodovar”, in “The Films of Pedro Almodovar”, Ministerio de Cultura (ICAA), Madrid 1988

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Cinema