Madonna del parto
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| Madonna del parto |
| Piero della Francesca, 1455 |
| affresco , 260 × 203 cm |
| Monterchi, spazi espositivi |
La Madonna del parto è un affresco (260x203 cm) realizzato forse intorno al 1455 da Piero della Francesca, conservato nella cappella di Santa Maria di Momentana a Monterchi.
Piero della Francesca realizzò l'opera in sette giornate di lavoro, usando dei colori di prima scelta, fra i quali una notevole quantità di prezioso blu oltremare ottenuto dal lapislazzulo, che veniva importato dalle lontane grotte in Afghanistan attraverso le rotte della Repubblica di Venezia.
L’affresco era destinato alla parete di fondo dell’altare maggiore dell’antica chiesa di Santa Maria di Momentana già di Santa Maria in Silvis, località di campagna alle pendici della collina di Monterchi. La chiesa subì una completa distruzione nel 1785 a seguito di un terremoto.
L'opera fu successivamente staccata dal muro ed inserita in una nicchia presso l'altare maggiore della nuova chiesa. La cappella fu realizzata a servizio del cimitero.
Nel 1889, l'affresco fu "riscoperto" come di Piero della Francesca.
Nel 1910 l'opera fu per ragioni conservative staccata dal muro per mano del restauratore Domenico Fiscali, tale intervento la preservò anche dal terremoto del 1917 che danneggiò gravemente la settecentesca cappella cimiteriale.
Dal 1956 fino al suo restauro (1992-1993) è stata conservata all'interno di nuova cappella realizzata ristrutturando la fabbrica precedente.
[modifica] Ipotesi di datazione
La datazione pone dei problemi: si va dall'ipotesi del 1450-1455 di Pietro Longhi, al 1460 proposta da Clark e De Vecchi, alla ipotesi tarda (dopo il 1475) del Battisti. Per Antonio Paolucci potrebbe essere in contemporanea con L'incontro fra Salomone e la Regina di Saba, quindi intorno al 1455. La tradizione vasariana vuole che il dipinto sia stato eseguito da Piero nel 1459, anno nel quale il pittore si trovava a Sansepolcro per la morte della madre.
[modifica] Iconografia
In Toscana già dalla prima metà del Trecento circolava la raffigurazione realistica della Vergine incinta. Questo soggetto iconografico venne chiamato "Madonna del parto" e rappresenta la Madonna da sola, in piedi, in posizione frontale e visibilmente incinta. Uno tra gli elementi che la distingue da una normale donna incinta è il libro chiuso appoggiato sul ventre, allusione al Verbo Incarnato; il libro infatti rappresenta il Vecchio Testamento e dunque la parola di Dio che, attraverso la Vergine, si incarna e discende tra gli uomini. Artisti che si sono cimentati su questo tema sono Bernardo Daddi, il Maestro di S. Martino alla Palma, Taddeo Gaddi [1], Nardo di Cione, Bartolo di Fredi, Rossello di Jacopo Franchi, ecc... Per Thomas Martone l'immagine fu ideata per mostrare che la natura umana del Cristo era veramente umana, e non creata prima in Paradiso, come sostenevano alcuni teologi eretici dei primi secoli e, successivamente, medievali.
La Vergine non possiede attributi regali, non ha alcun libro in mano ed è colta nel gesto di puntare una mano sul fianco per sorreggere il peso del ventre: ai lati due angeli perfettamente simmetrici in quanto realizzati con lo stesso cartone scostano la tenda del padiglione ricamata con melograni (simbolo della passione di Cristo).
Maurizio Calvesi propone di vedere nella tenda una precisa illustrazione del tabernacolo dell'Arca dell'Alleanza, così come è descritto nell' Esodo in questo modo Maria sarebbe la nuova Arca dell'Alleanza, il cui pegno è Gesù. Per altri il padiglione rappresenta la chiesa e la Madonna, nel suo particolare stato, simboleggia il tabernacolo eucaristico in quanto contiene il corpo di Cristo. Thomas Martone, tenendo conto del brano della Lettera agli Ebrei, e del fatto che la manna dell'Esodo è prefigurazione del corpo eucaristico del Cristo, scrive che Piero "collocando la Vergine all'interno di una tenda formata con i materiali di quella dell'Antico Testamento, alludeva chiaramente alla natura eucaristica del corpo di Cristo contenuto nella Madonna-Ecclesia, che, come la manna, può essere vista solo con gli occhi della fede". Pertanto Martone rigetta quelle ipotesi che collegano l'affresco di Monterchi ad antichi riti pagani di fertilità o lo associano a un certo tipo di devozione pietistica, riservata alle donne incinte. La Madonna di Monterchi, similmente alle numerose Madonne della Misericordia, era intesa quale personificazione della Chiesa contenente il Corpo di Cristo e, più in particolare, quale raffigurazione del tabernacolo contenente l'eucaristia.
Sulla Madonna col bambino che entra nel suo corpo come un raggio di luce (si confronti il The Annuciation Triptych [2], Alterpiece, 1425 di Robert Campin al Metropolitan Museum, The Cloisters, di New York) si vedano gli studi di Panofsky (1953), Frinta (1966), Pacht (1956), Van Gelder (1967), Meiss (1971), Campbell (1974), Shapiro (1979) Marrow (1986), Lane (1988): le Madonne del parto si oppongono teologicamente a questa concezione, che verrà definitivamente dichiarata eretica con il Concilio di Trento (Discorso intorno alle immagini di G. Paleotti, 1522-1597). È da osservare però che nello stesso Concilio (1545-1563) altre immagini religiose finirono nel mirino degli inquisitori e fra queste vi furono anche la Madonna del parto, la Madonna Platytera della Misericordia e la Donna dell’Apocalisse.
[modifica] Bibliografia
- Piero della Francesca. La Madonna del Parto. Restauro ed iconografia, Marsilio, catalogo della mostra Monterchi 10 luglio-31 ottobre 1993.
- R. Longhi, Piero della Francesca, Roma, 1927
- A. M. Maetzke, Un progetto per Piero della Francesca, Firenze, 1989
- Guido Botticelli, Giuseppe Centauro, Anna Maria Maetzke, Il restauro della Madonna del parto di Piero della Francesca Poggibonsi 1994.
- Maurizio Calvesi, Nel grembo dell'Arca, in Art e Dossier, 33, marzo 1989
- E. Battisti, Piero della Francesca, 2 voll., Milano ,1971
- A. Paolucci, Piero della Francesca, Firenze, 1989.
- Ingeborg Zapperi Walter, Piero della Francesca, Madonna del parto: ein Kunstwerk zwischen Politik und Devotion, Frankfurt am Main, 1992.
- Giulio Renzi, Gli affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo e Monterchi: luogo teologico mariano, Introduzione di Giuseppe Centauro. Poggibonsi, 1994.
- Riguardo alla interpretazione teologica delle Madonne del Parto si vedano i recenti studi di A. M. Maetzke, Antonio Paolucci, Thomas Martone (catalogo Marsilio, 1993) Ermes Ronchi, Davide Maria Montagna (catalogo Libri Scheiwiller, 2000). Si veda poi l'esauriente articolo di M. Cesareo in Arte cristiana, 88, 2000: Arte e teologia nel Medioevo: l'iconografia della Madonna del Parto e l'opera di Richard Offner, A Critical and Historical Corpus of Florentine Paintings, sect. III, vol. III: The Works of Bernardo Daddi, New York, 1947, 28 e segg dove la fonte per l'iconografia è dimostrata nel brano di Apocalisse 12,1.
- Sulla recente e dibattuta interpretazione esoterica (Manetti, 2005) è sufficiente leggere la recensione di Salvatore Mannino (La Nazione, 27/3/2005): Piero e il Codice da Vinci. Un guazzabuglio fra storia e fantasia. Al centro c’è la Madonna del Parto. Per chi vuole approfondire veda l'articolo di Giovanni Alpigiano, Madonna del parto e Girolamini. A proposito di un'ipotesi recente, in Vivens Homo. Rivista di Teologia e scienze religiose, XV, Bologna, set-dic.2005, 16/2, 415-429.
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