Louis Diémer

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Louis-Joseph Diémer, 1896, Bibliothèque nationale de France.

Louis Diémer (Parigi, 14 febbraio 1843Parigi, 21 dicembre 1919) è stato un pianista e compositore francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diémer studiò al Conservatoire de Paris, e vinse il premiers prix in pianoforte, armonia e accompagnamento musicale, contrappunto e fuga, e solfeggio, ed il second prix in organo. Studiò con Antoine Marmontel pianoforte, con Ambroise Thomas composizione e con François Benoist organo.

Egli raggiunse presto una reputazione di virtuoso e fece diverse tournée con il violinista Pablo de Sarasate. Al Conservatorio ebbe come allievi, tra gli altri, Édouard Risler, Alfred Cortot, Lazare Lévy, Alfredo Casella, Yves Nat, Marcel Ciampi, e Robert Casadesus.

Diémer fu anche uno dei primi musicisti a farsi promotore dell'impiego degli strumenti musicali storici, tenendo una serie di concerti di clavicembalo all'Exposition Universelle del 1889 e contribuì alla fondazione della Société des instruments anciens con Marius e Henri Casadesus.

Le opere di Diémer furono numerose e comprendono un concerto per pianoforte ed una notevole quantità di pezzi strumentali, quasi del tutto dimenticati o andati perduti ai nostri giorni.

Opere dedicate a Diémer[modifica | modifica wikitesto]

César Franck compose per lui le Symphonic Variations ed Édouard Lalo gli dedicò il suo Concerto per pianoforte in Fa minore.

Registrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Diémer fu anche il primo pianista a registrare pezzi per la riproduzione con il grammofono. Le sue registrazioni, si dice mostrassero il miglior aspetto della scuola pianistica francese del XIX secolo. Chiarezza delle note, tecnica sopraffina, e limpide scale realizzate in pianissimo. La critica disse di Diémer: "il re delle scale e dei trilli[1]." Il suo allievo Lazare Lévy, che divenne un influente esponente nel panorama della musica francese, scrisse di lui: "La strabiliante precisione del suono di Diémer, i suoi leggendari trilli, la sobrietà del suo stile, fanno di lui l'eccellente pianista che noi tutti ammiriamo[2]."

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schonberg, Harold C., The Great Pianists (New York: Simon & Schuster, 1987, 1963), 287
  2. ^ Schonberg, 287

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Schonberg, Harold C., The Great Pianists (New York: Simon & Schuster, 1987, 1963)

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