La marcia di Radetzky

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La marcia di Radetzky
Titolo originale Radetzkymarsch
Joseph Roth Radetzkymarsch 1932.jpg
Autore Joseph Roth
1ª ed. originale 1932
Genere romanzo
Sottogenere storico
Lingua originale tedesco
Ambientazione Impero austro-ungarico, seconda metà dell'Ottocento - inizi del Novecento

La marcia di Radetzky è un romanzo di Joseph Roth del 1932. Pur avendo già incominciato a scrivere l'opera, Roth era molto incerto sul titolo. L'editore Gustav Kiepenheuer racconta che durante una passeggiata con Roth a Lipsia ai primi di dicembre del 1930, passeggiando per l'Augustus-Platz, ad un certo punto esclamò: " La Marcia di Radetzky". Roth esultò e, preso il suo piatto orologio di argento, incise con il temperino sul retro del coperchio la data, i loro nomi e "Radetzkymarsch" e glielo regalò.[1]

L'opera costituisce una sorta di preludio del successivo romanzo La cripta dei cappuccini. Tematica principale trattata è la decadenza e il disfacimento dell'Impero austro-ungarico nel corso degli anni che vanno dal 1860 al 1916, parallelamente alle vicende familiari della famiglia di recente aristocrazia dei von Trotta. Sullo sfondo campeggia l'intramontabile figura del vecchio imperatore Francesco Giuseppe, emblema da un lato di idealizzati tempi passati, dall'altro simbolo della senescenza e della decrepitezza di una realtà politica e di un sistema di valori (fondati sul Cristianesimo e sulla devozione verso la famiglia regnante) ormai superati e sconfitti dal mondo moderno, contraddistinto da aspri nazionalismi, populismo e dall'ascesa del capitalismo.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La vicenda ha inizio con Joseph, sergente dell'esercito austriaco di origini slovene, che al comando del suo plotone partecipa alla battaglia di Solferino. Gli italiani sono in ritirata su tutto il fronte, ma continuano ad impegnare le truppe imperiali (questa prima, breve parte è ancora ambientata prima della duplicazione della Monarchia) con le loro retroguardie. Il sergente scorge un gruppo di ufficiali dello stato maggiore, tra i quali riconosce la figura del giovane imperatore Francesco Giuseppe. Il gruppo avanza verso i soldati, senza rendersi conto di essere esposto al tiro della retroguardia italiana. Il sergente, resosi conto della gravità della situazione, si dirige in tutta fretta verso il gruppo e incurante di tutto protegge l'imperatore con il suo corpo, buttandolo a terra. In quel medesimo istante un colpo viene esploso verso di lui e lo colpisce alla spalla. L'imperatore, resosi conto di quanto avvenuto e grato verso il suo salvatore, dà disposizioni affinché il sergente Trotta venga curato.

Così ha inizio il libro "La marcia di Radetzky": sembrerebbe una fiaba, un racconto dei tempi andati, nei quali la figura bonaria del re si mostrava ai suoi sudditi e li ripagava generosamente dei loro servigi.

Joseph diventa "l'eroe di Solferino" e finisce sui libri di scuola. Riceve inoltre dall'imperatore l'Ordine di Maria Teresa e un titolo nobiliare, divenendo Barone von Trotta di Sipolje. L'inspettata ascesa sociale lo estranea dal suo ambiente originario, al quale nonostante tutto rimane legato da un insieme di sentimenti contrastanti: desiderio di rivalsa, affetto, indulgenza. Il vecchio padre assurge nella mente del barone a simbolo di tutto ciò che egli allo stesso tempo rimpiange e rifugge.

Il progressivo allontanamento dai valori tradizionali e dal passato già in atto nel primo barone Trotta, trova conferma e viene rafforzata anzi nelle successive generazioni della famiglia, accompagnandosi ad un progressivo disgusto per il presente, caotico e incomprensibile. La mitizzazione del passato trova nelle figure del vecchio imperatore Francesco Giuseppe e dell'"Eroe di Solferino" i suoi archetipi, immutabili garanti dell'ordine e della giustezza del mondo antico. E Roth mette in bocca al conte Chojnicki queste parole: "Il mondo in cui valeva ancora la pena di vivere era condannato al tramonto. Quello destinato a succedergli non meritava più un solo abitante rispettabile. Non aveva dunque senso essere costanti in amore, sposarsi e magari generare discendenti." (II,218).

Mentre nel secondo barone Franz questo atteggiamento si traduce nello sforzo di tutelare la monarchia nelle vesti di sottoprefetto dell'Impero, ligio alle norme e ai riti, nella terza generazione, con il giovane ufficiale Carl Joseph si manifesterà in maniera più complessa. Il progressivo svuotamento dell'esistenza di Carl Joseph, relegato in una guarnigione di confine dell'Impero, l'inaridirsi dei legami familiari, l'incapacità di esprimere sentimenti genuini verso i propri commilitoni, accompaganti ad una grande sensibilità e alla necessità di instaurare un rapporto umano gli fanno avvertire con grande forza la sua condizione di inadeguatezza e di isolamento. La guerra che sopraggiungerà, attesa come evento liberatorio ed eroico, si rivela in realtà un evento distruttivo e senza pietà, l'espressione massima di un nuovo mondo violento che disintegrerà il vecchio impero e il giovane Carl Joseph, lasciando dietro di sé il vecchio padre, incredulo e affranto testimone della fine di tutto ciò per il quale aveva vissuto.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Longanesi & C., Traduzione di R. Poggioli, volume in 16° pp. 443, prima edizione, 1953
  • Adelphi, Traduzione di Laura Terreni, Luciano Foà, collana Biblioteca Adelphi, 6ª edizione 1987
  • Barbès Editore, traduzione di Alberto Schiavone, 2009
  • Baldini Castoldi Dalai, traduzione di C. Pischeri, 2010
  • Newton Compton, traduzione di Sara Cortesia, 2010
  • Giunti Editore, traduzione di Renato Poggioli, 2010
  • BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, traduzione di Colla U., 2011
letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura
  1. ^ Marino Freschi- Joseph Roth - Liguori Editore - 2013 - pag.187