Invasione mongola del Giappone

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Invasione mongola del Giappone
Il samurai Takezaki Suenaga che fronteggia frecce e bombe mongole. Da Mōko Shūrai Ekotoba (蒙古襲来絵詞), circa 1293, XIII secolo.
Il samurai Takezaki Suenaga che fronteggia frecce e bombe mongole. Da Mōko Shūrai Ekotoba (蒙古襲来絵詞), circa 1293, XIII secolo.
Data 1274 - 1281
Luogo Giappone
Esito Vittoria giapponese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
33 000 tra mongoli e coreani (1274)
140 000 (1281)
n.d. (1274)
40 000 (1281)
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Le invasioni mongole del Giappone furono intraprese da Kublai Khan per assoggettare il Giappone retto dagli shogun. Entrambi i tentativi furono coronati dall'insuccesso, in entrambi i casi a causa di un tifone che danneggiò pesantemente la flotta dell'invasore.

Uno dei principali problemi per i giapponesi era il fatto che da circa 50 anni le guerre interne venivano combattute attraverso duelli personali ed all'arma bianca, mentre i mongoli spostavano massicce unità organizzate ed in modo coordinato, facendo ricorso anche ai primi esemplari di bombe a mano, per cui nessun generale aveva in effetti una idea precisa sulla manovra delle truppe raccolte per l'occasione.

Prima invasione (1274)[modifica | modifica wikitesto]

Resti della muraglia difensiva costruita per cercare di bloccare l'invasione mongola

La Baia di Hakata è una porta aperta verso la Corea del sud e la Cina. Il capo mongolo Kublai Khan, nipote di Gengis Khan, pose la sua attenzione sul Giappone. A partire dal 1268 un suo inviato fu mandato a Kamakura per convincere lo Shogun a firmare un contratto di sottomissione. Questa operazione non produsse nessun frutto. La proposta fu ripetuta diverse volte, fino a quando, nel 1274, decise di invadere la regione a nord del Kyūshū con una flotta di 900 navi e 33.000 soldati, i quali includevano anche quelli in stanza a Goryeo (l'attuale penisola coreana). La notte dell'invasione l'esercito tornò alle proprie navi, un violento uragano le danneggiò gravemente e molti uomini persero la vita. Con l'armata ridotta di circa un terzo, gli invasori si ritirarono in Corea.

Seconda invasione (1281)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo quella prima invasione, i samurai decisero di edificare una barriera di pietra di 20 chilometri di lunghezza lungo la costa della Baia di Hakata, la quale si può visitare tutt'oggi. Questo muro di 2-3 metri d'altezza, e con una base di circa 3 metri, venne costruito tra il 1276 ed il 1277.

Nel 1279, Kublai Khan decise di mandare nuovamente un inviato per contrattare la resa giapponese. In quel momento Hōjō Tokimune, del Clan Hōjō (1251-1284) era reggente del settimo shogun, il principe Koreyasu. Egli, non solamente rifiutò la resa, ma fece decapitare i 5 emissari mongoli a Kamakura. Furioso, Kublai nel 1281 attaccò Fukuoka, con un esercito rinforzato (140.000 soldati e 4.000 navi). I combattenti giapponesi erano 40.000, troppo pochi per fronteggiarli, ma nonostante questo, le forze mongole trovarono una resistenza impenetrabile, non riuscendo a conquistare una posizione sicura. Qualche settimana più tardi arrivarono i rinforzi dalla Cina Meridionale ma, proprio quando gli invasori stavano programmando un massiccio assalto congiunto, la maggior parte della flotta venne distrutta da un altro tifone, perdendo questa volta addirittura la metà degli uomini. Quei venti provvidenziali furono battezzati shinpū o kamikaze, che letteralmente significa "vento divino": i Giapponesi credevano infatti che la propria terra fosse la terra degli dei e godesse della loro protezione.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sansom, George, A History of Japan to 1334, Stanford University Press, 1958.
  • Conlan, Thomas, In Little Need of Divine Intervention, Cornell University Press, 2001 — includes a black-and-white reproduction of the Moko Shurai Ekotoba, as well as translations of relevant Kamakura-era documents and an essay by Prof. Conlan concerning the Invasions (in which he argues that the Japanese were better placed to withstand the Mongols than traditionally given credit for). The essay is available in pdf form at this link.
  • Turnbull, Stephen, The Samurai Sourcebook, Arms and Armour Press, 1998.
  • Mongol Invasion Scrolls Online - an interactive viewer detailing the Moko Shurai Ekotoba, developed by Professor Thomas Conlan.
  • Mongol Invasions of Japan - selection of photos by Louis Chor.
  • Mongol Invasions Painting Scrolls - more illustrations from the Moko Shurai Ekotoba.
  • Goryeosa 高麗史 full text from the National Diet Library of Japan [1] [2] [3]


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]