I visitatori (film 1993)
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| « Ch'io deceda se recedo! » | |
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(Goffredo l'Ardito - Jean Reno)
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| I visitatori | |
| Titolo originale: | Les visiteurs |
| Lingua originale: | Francese |
| Paese: | Francia |
| Anno: | 1993 |
| Durata: | 107' |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Genere: | fantastico / commedia |
| Regia: | Jean-Marie Poiré |
| Soggetto: | Jean-Marie Poiré |
| Sceneggiatura: | Christian Clavier, Jean-Marie Poiré |
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| Fotografia: | Jean-Yves Le Mener |
| Montaggio: | Catherine Kelber |
| Musiche: | Eric Levi, Felix Mendelssohn-Bartholdy |
| Scenografia: | Hugues Tissandier |
| Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film | |
I visitatori è un film del 1993, diretto dal regista Jean-Marie Poiré, con Jean Reno e Christian Clavier. In Francia il film è stato visto al cinema da 13.664.000 spettatori.
Il film vanta un seguito del 1998: I visitatori 2: Ritorno al passato.
[modifica] Trama
Nel 1123 nella Francia medievale di Luigi VI di Francia, detto "il Grosso", Goffredo Hamori di Malafesta, conte de Montmirail, d'Appremont e di Papincourt detto "l'Ardito" (Jean Reno), salva il re dall'attacco di soldati inglesi, ricevendo come ricompensa di sposare la figlia del duca di Puy, sua innamorata.
Messosi in viaggio con i suoi cavalieri e con il suo fido scudiero Jean Cojon "il marpione" (Christian Clavier) incontra e fa prigioniera la strega di Malaconca. Nei pressi del castello di Montmirail, la strega riesce a versare una pozione nella borraccia del conte, che gli provoca allucinazioni: egli vede la sua promessa sposa monna Fremebonda (Valerie Lemercier) inseguita da un orso, che in realtà è il duca suo suocero, e convinto di salvarla, lo uccide con la balestra.
Tentando di rimediare al grosso danno, il conte e Jean Cojon chiedono aiuto al mago Eusebius, che commette un grave errore: invece di rispedirli nel passato, li manda nella Francia moderna del 1992.
Abbacinati e confusi da treni, aerei, macchine e autostrade, Goffredo si rifugia in una chiesetta, mentre Jean Cojon conosce una barbona. Il sacerdote chiama subito la contessa Beatrice di Montmirail, riconoscendo lo stemma sull'armatura del conte, ma credendolo un pazzo. Dopo una colluttazione con la polizia, Goffredo viene internato in un ricovero psichiatrico, per essere poi liberato qualche ora dopo dal marito di Beatrice, che è un dentista, convinto dalla moglie della parentela con lo strano personaggio.
Beatrice è infatti convinta, anche grazie alle stupide frasi di Jean Cojon e della barbona, giunti a casa sua, che egli sia suo cugino Hubert de Montmirail, pilota di rally disperso nel Borneo da molti anni.
Goffredo si rende conto degli enormi cambiamenti che la società francese ha affrontato e ammutolisce al pensiero che il suo castello è stato comprato e trasformato in albergo di lusso dal discendente di Jean Cojon, Giacinto-Maria Jeanco (sempre Christian Clavier), il cui rampollo è un giovane snob e viziato.
Quando Beatrice nota l'anello di Goffredo, crede che egli l'abbia rubato al castello e subito porta lui e Jean Cojon a restituirlo. Ovviamente si tratta dello stesso anello ed il paradosso temporale causa una strana tempesta che terminerà con l'esplosione degli anelli, che si fonderanno in uno solo.
Jeanco è irritato dalla presenza dei due "barboni" e dalle continue richieste che Jean Cojon sia suo fratello, e diventa isterico, mentre Beatrice è convinta che un soggiorno nel castello possa far riacquistare la memoria a suo cugino. Nel castello vi è un importante congresso finanziario e gli equivoci abbondano. Jean Cojon mostra alla barbona Ginette il suo nascondiglio segreto nella cappella del castello, dove ha conservato vari gioielli rubati nella sua epoca, tra cui quelli al defunto duca. Mentre Goffredo finge di cercare un tesoro con Beatrice, cerca di trovare il libro nero con la formula magica per tornare nella sua epoca: il libro è consumato dal tempo, ma Beatrice trova un messaggio con un numero di telefono.
Il discendente del mago Eusebius è quindi contattato dai due, e prepara la formula magica per farli tornare nella sua epoca, tuttavia Beatrice ancora non crede ai racconti di Goffredo. Durante una cena di gala al castello, Goffredo obbliga Jean Cojon (ormai innamorato di Ginette) a salire in camera per bere la pozione, tra i disastri e lo stupore dei commensali (gendarmi, manager, Beatrice e il marito): Beatrice chiama Goffredo e, approfittando della distrazione, Jean Cojon cambia i suoi vestiti col discendente Jeanco, che Goffredo ha precedentemente addormentato con le pastiglie che gli avevano somministrato in manicomio. Beatrice non crede al racconto di Goffredo, ma cambia idea quando egli, davanti a lei, manda Jeanco (che loro credono Jean Cojon) nel passato. Lo scambio di saluti è intenso, così come le scuse di Beatrice e il dolore di dirle addio da parte di Goffredo, ma egli beve la pozione recitando la formula e sparisce in un lampo di luce, proprio mentre entrano nella camera il marito di Bea e i gendarmi. In quel momento esce dal camino Jean Cojon e la contessa, con grande sbalordimento, capisce chi è stato mandato nel passato.
Appena giunto nel passato Goffredo uccide la strega e accoglie Fremedonda e il duca, mentre Jeanco si sveglia nel fango, circondato da rudi contadini: corre verso la nobile coppia a cavallo urlando e chiedendosi che cosa significa quella mascherata.
[modifica] Curiosità
- La formula dopo aver bevuto la pozione è: «Per horus et per Rha et per solem invictus ducere» (francese) e in italiano «Ortous orceda, et ubu udite, fiumano o vespro, otus capetius, oh capra santa, così sia!».
- Il motto di Goffredo è: «Ch'io deceda se recedo!» (originale francese «Que trépasse si je faiblis»), preceduto dal grido degli antichi cavalieri «Montjoie! San Dionigi!» (originale francese «Montjoie! Saint-Denis!»).
- Giacinto Maria Jeanco dice sempre quando è adirato: «Merda atomica!».
- Le musiche del film sono state composte dal gruppo tecno-medievalista Era.
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