Giacinto Giordano Ansalone

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San Giacinto Giordano Ansalone
La gloria di San Giordano di F. Chillura
La gloria di San Giordano di F. Chillura
Nascita 1 novembre 1598
Morte 17 novembre 1634
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 18 febbraio 1981
Canonizzazione 18 ottobre 1987
Santuario principale Santuario-Chiesa Madre Santo Stefano Quisquina
Ricorrenza 19 novembre
Attributi Palma, garofani rossi, canne
Patrono di Santo Stefano Quisquina, assieme a Santa Rosalia

Giacinto Giordano Ansalone (Santo Stefano Quisquina, 1º novembre 1598Nagasaki, 17 novembre 1634) è stato un religioso italiano. Frate domenicano, dopo gli studi a Palermo e a Salamanca, predicò il Vangelo in Messico, nelle Filippine e in Giappone, dove fu martirizzato

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La nascita e la vocazione[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Santo Stefano Quisquina il 1º novembre 1598 da Vincenzo e Lavinia Ansaloni, nel battesimo aveva ricevuto il nome di Giacinto in omaggio al Santo Domenicano di Cracovia canonizzato quattro anni prima, come attesta l’atto di battesimo che si conserva nell’archivio della Chiesa Madre di Santo Stefano Quisquina. La sua vocazione alla vita Domenicana si poté affermarsi sotto l’ombra con convento patrio che nonostante posto in un paese sperduto tra i monti offriva un mezzo d’i istruzione. Rimasto orfano di entrambi i genitori, entrò nel convento di San Domenico di Santo Stefano e subito dopo intorno al 1615 lo trasferirono come novizio nel convento di Agrigento assumendo il nome di fra Giordano da Santo Stefano. Nel 1618 fu trasferito a Salamanca per affinare gli studi sul greco e latino, qui espresse il desiderio di recarsi in missione nell’ontano Oriente. Avendo ricevuto esito favorevole da parte dei suoi superiori fu trasferito convento di Truchiglio nella Castiglia che era il luogo per la formazione e preparazione dei missionari.

Fonte battesimale della Chiesa Madre di Santo Stefano Quisquina dove il 1º Novembre 1598 venne battezzato Giacinto.

Il viaggio verso le Filippine[modifica | modifica sorgente]

Prima di arrivare nelle Filippine l’imbarcazione fece sosta in Messico, qui fra Giordano si diede allo studio e alla preghiera. Tradusse in lingua latina la storna dei Santi Domenicani, edita in lingua spagnola dal P. Ferdinando Castillo. Un giorno un suo confratello gli chiese se non avesse paura di andare in quelle terre lontane e inospitali e la tentazione di ritornare in Europa, lui gli rispose scherzando con il suo nome con una frase della Bibbia:” il Giordano è tornato indietro ma, Giordano non torna in dietro”. Ripreso il viaggio e giunto a Manila, capitale delle Filippine, fu subito assegnato all’ assistenza degli infermi nell’ospedale.

Registro con l'atto di battesimo di San Giacinto Giordano Ansalone

Missionario nel Giappone[modifica | modifica sorgente]

Nel 1632 i Superiori delle Missioni delle Filippine decisero di inviare altri missionari in Giappone in sostituzione ai Domenicani martirizzati e fra Giordano ricevette l’ordine di partire e di raggiungere padre Tommaso di San Giacinto, domenicano indigeno. La persecuzione del 1624 aveva decimato i cristiani e quelli che vi erano sopravvissuti non avevano visto la faccia di un missionario da otto anni. I due missionari fecero un programma P. Tommaso sarebbe rimasto a Nagasaki, sede della missione, e fra Giordano avrebbe perlustrato le diverse regioni per visitare e confortare i cristiani. Le fatiche dei viaggi continui, le privazioni di ogni genere, le pene, le preoccupazioni del suo ministero cadde gravemente malato e fu costretto a ritornare a Nagasaki. Devotissimo della Beata Vergine Maria si rivolse a lei affinché potesse guarire e ritornare al suo lavoro e chiedendo anche la grazia di morire martire. Così in cinque giorni fu perfettamente guarito.

Verso la via del martirio[modifica | modifica sorgente]

Il governatore di quelle isole diede ordine ai suoi collaboratori di arrestare un religioso Agostiniano segnalato in quelle regioni, così a tal proposito fece organizzare una perquisizione nella regione di Nagasaki dove si trovavano i due missionari. Avendone ricevuta la notizia, i due missionari si preoccuparono di salvaguardare i loro cristiani e decisero di uscire in segreto dalla città e di rifugiarsi in una casa nei dintorni di Nagasaki. I collaboratori del governatore che cercavano il frate Agostiniano entrarono proprio nella casa dove si erano rifugiati i due missionari Domenicani e furono scoperti. Furono dunque legati alla giapponese con una catena e condotti a Nagasaki. Interrogato più volte e non rinunciando mai alla sua fede in Cristo, fra Giordano e Padre Tommaso furono condannati a essere torturati e a morire per Cristo.

Il Martirio e la gloriosa fine[modifica | modifica sorgente]

Non avendo rinunciato alla Fede furono sottoposti a bere cento caraffe di acqua, e così gonfiati li fecero porre tra due tavole e pressati fortemente da tutte le parti del corpo ne schizzava acqua mescolata con sangue, tre mesi di duro carcere e nel novembre del 1634 insieme a tanti altri cristiani fra Giordano fu sottoposto ad altre torture. Acuminate cannucce furono conficcate tra i polpastrelli e le unghia delle dita fini a penetrare a metà delle stesse dita, ad un tale tormento avrebbero dovuto morire di dolore invece egli esclama:” quanti belli garofani fiorite dalle mie dita e quante rose vermiglie, che cos’è dunque il sangue che spargiamo a confronto di quello o Gesù che tu hai sparso per noi”. Il tiranno inferocito dal fatto che quel tormento non avesse effetto, ordinò ai carnefici di percuotere le dita dei martiri e raspassero ,così con le cannucce nelle dita, la dura pietra e la terra e non avendo neppure questo fatto effetto il tiranno li fece tormentare le carni e le parti più delicate del pudore ma neppure questo turbò i loro volti. Così il tiranno li condannò alla morte più crudele che mai fosse stata immaginata o eseguita in quella nazione. Giorno 11 novembre fra Giordano accompagnato dal suo fedele compagno P. Tommaso e dal altri sedici cristiani condannati tutti a morire per la fede di Cristo furono estratti dalla prigione e condotto al supplizio finale preparato su una collina distante un chilometro dalla città. Fatti smontare da cavallo furono legati ai piedi alle forche e li sospesero con la testa in giù e con tutta violenza li fecero piombare dentro fosse preparate allo scopo. Ai loro lombi stretti da forte cinture furono appesi grossi e pesanti massi e così sospesi furono lasciati li a morire lentamente. Con altri metodi veloci furono martirizzai gli altri cristiani. Fra Giordano e fra Tommaso restarono sette giorni in quel supplizio privi di cibo e di bevande. Il 17 novembre del 1634 dopo sette giorni il primo a morire fu fra Tommaso e dopo poche ore a conseguire la palma del martirio fu il santo martire siciliano fra Giordano.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il primo a diffondere notizie su san Giacinto Giordano Ansalone ai suoi concittadini fu l’arciprete di Santo Stefano, mons. Luigi Abella che in occasione delle festività natalizie del 1963 pubblicò un opuscolo al fine di divulgare notizie sul Martire stefanese a quei tempi ancora sconosciuto agli stefanesi. In seguito anche ad alcune ricerche svolte dal professore Calogero Messina si è scoperto l’atto di battesimo e alcune lettere autografe del Santo. A seguito della corrispondenza tra l’Arciprete mons. Luigi Abella e il parroco di Sérignan, rev. Estournet, che curava la devozione di Guglielmo La Courtet martire dello stesso gruppo di cui apparteneva Giordano Ansalone, il 17 novembre 1967 assieme ad una delegazione francese si recò a Santo Stefano Quisquina per offrire il quadro di Giordano Ansalone agli stefanesi. Il quadro fu dipinto dal pittore protestante Andrè Ribes, rappresenta il Santo al centro e intorno al Santo come se fossero delle stazioni della Via Crucis le scene del martirio sostenute dal Martire. L’immagine avrebbe così aiutato il popolo di Santo Stefano a pregare con più intensità per la beatificazione del Martire.

La beatificazione e la canonizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il 18 febbraio 1981 san Giovanni Paolo II beatifica nella grande “Luneta Park” di Manila Giordano Ansalone e compagni martiri, unico italiano di 16 cristiani imprigionati nell’agosto del 1634; la beatificazione giunge a conclusione di un lungo processo canonico più volte iniziato e interrotto nel corso dei secoli.

Il 18 ottobre 1987 lo stesso Papa innalza agli onori degli altari i sedici nuovi santi, la solenne cerimonia svoltasi a Piazza San Pietro presente una delegazione della Diocesi di Agrigento guidata del vescovo mons. Luigi Bommarito e del paese natale del Santo. Presente anche alla cerimonia Cecilia Alegria Policarpo una filippina di sei anni che fu miracolata dai gruppo dei sedici martiri di Nagasaki. A Santo Stefano Quisquina per quella straordinaria occasione furono organizzate delle festività varie e solenni in onore del Nuovo Santo, inoltre la Chiesa Madre del paese è stata elevata a Santuario Diocesano di San Giacinto Giordano Ansalone.

Il Santuario di San Giacinto Giordano Ansalone

Essendo un "Santo Nuovo" il culto verso di lui non si è ancora stabilizzato fortemente, rimane soltanto un culto a livello paesano e diocesano. Tuttavia numerose sono state le segnalazioni da tutta l'Italia di persone che portano lo stesso cognome del Santo e di persone che non avendo mai sentito di parlare di san Giordano lo sognano la notte e si mettono alla ricerca di qualche informazione su di lui e sul paese.

A Raffadali (Ag)sorge la prima parrocchia al mondo dedicata a San Giacinto Giordano Ansalone. [1].

Festa di san Giacinto Giordano Ansalone[modifica | modifica sorgente]

La festa liturgica di San Giordano viene celebrata il 19 novembre. Dal 2013 la festa esterna viene celebrata l'ultima domenica di luglio con una solenne festa e la processione del Santo per le vie del suo paese per dare opportunità agli immigrati stefanesi di partecipare ai festeggiamenti del Santo compaesano.

Monumento[modifica | modifica sorgente]

A Santo Stefano Quisquina il 28 luglio 2013, è stato inaugurato un monumento dedicato al santo proprio in Piazza San Giordano Ansalone. Ogni anno il comitato festeggiamenti omaggia la statua con una composizione floreale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ San Giordano Ansalone

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Matteo Angelo Coniglione, La provincia Domenicana di Sicilia, Catania 1937.
  • San Giacinto Giordano Ansalone da Santo Stefano Quisquina, opuscolo pubblicato dalla Parrocchia 2012.