Giacinta Marescotti

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Santa Giacinta Marescotti
Giacinta Mariscotti TOR.jpg

Religiosa

Nascita Vignanello, 6 marzo 1585
Morte Viterbo, 30 gennaio 1640
Venerata da Chiesa cattolica
Beatificazione 1726
Canonizzazione 1807
Ricorrenza 30 gennaio

Giacinta (al secolo Clarice) Marescotti (Vignanello, 6 marzo 1585Viterbo, 30 gennaio 1640) era una religiosa italiana appartenente al Terzo Ordine francescano. È stata proclamata santa da papa Pio VII nel 1807.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia del Conte Marcantonio Marescotti e di Donna Ottavia Orsini, Contessa di Vignanello (il cui padre aveva realizzato il Parco dei Mostri di Bomarzo), studiò, assieme alle sue due sorelle Ginevra e Ortensia, al Convento di San Bernardino a Viterbo. Al termine degli studi Ginevra rimase in convento e prese il nome di Suor Immacolata.

Membre di una famiglia assai potente illustre (che amava far risalire la propria origine ad un certo Mario Scoto, leggendario scozzese alleato di Carlo Magno nella guerra contro i Saraceni)[1], Clarice e Ortensia furono introdotte nelle migliori case. Clarice era molto attratta dal giovane Paolo Capizucchi ma egli chiese la mano della sorella minore Ortensia.

Clarice ne rimase sconvolta e dopo qualche settimana decise di raggiungere la sorella Suor Immacolata a San Bernardino. Lì prese i voti adottando il nome di Suor Giacinta.

Fu una conversione soltanto esteriore: in convento suor Giacinta tenne atteggamenti contrari alla disciplina della devozione.

Anziché vivere in una cella, si fece arredare un intero appartamento nello stile delle sue stanze a Vignanello, ed era servita da due giovani novizie.

Condusse vita mondana e licenziosa fino al 1615, quando, in seguito ad una malattia, entrò in una crisi spirituale: si ritrovò sola e gridò forte "O Dio ti supplico, dai un senso alla mia vita, dammi la speranza, dammi la salvezza!". Era profondamente sincera e Dio la ascoltò.

Il giorno dopo venne a trovarla il Padre confessore e la notte seguente Suor Giacinta trascorse l'intera notte pregando, e provò una serenità ultraterrena. Si convertì e si diede ad esercizi di penitenza e di perfezione cristiana.

Dedicò il resto della sua vita ad aiutare il prossimo. Dall'interno della clausura, moveva le fila di una fitta rete di aiuti ai poveri di Viterbo, e aiutata dal cittadino Francesco Pacini fece nascere una confraternita laicale, detta dei Sacconi, col fine di elemosine e di soccorsi ai poveri.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Il corpo è esposto nella chiesa del Monastero di San Bernardino, a Viterbo. Fu beatificata dal Papa Benedetto XIII nel 1726 e proclamata santa dal Papa Pio VII nel 1807. La sua festa cade il 30 gennaio ed è compatrona di Vignanello insieme a San Biagio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nel feudo dei signori Marescotti Giacinta: la Santa della Tuscia e... della Diocesi di Volterra, in Fondazione CR Volterra, 2006 (2), https://memo.softhrod.com/clienti/5/allegati/periodico/2006_2.pdf

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