Flavio Eutichiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Flavio Eutichiano (latino: Flavius Eutychianus; fl. 397-405; ... – ...) fu un politico dell'Impero romano d'Oriente.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Eutichiano era figlio del console del 361, Tauro, e fratello di Aureliano, console nel 400; è noto che ebbe una moglie. Va identificato col personaggio di Tifone nell'opera allegorica Aegyptus sive de providentia di Sinesio di Cirene, in cui rappresenta il partito pro-goti; Sinesio racconta che ebbe una giovinezza selvaggia e sfrenata.[1] Si convertì all'Arianesimo, la forma di Cristianesimo professata dai Goti.

Fu comes sacrarum largitionum; nel 388, il retore Libanio gli scrisse per chiedere un favore riguardo ad una delegazione della propria città, Antiochia, presso la corte,[2] mentre nel 390 lo stesso Libanio lo definisce influente a corte.[3]

Fu prefetto del pretorio nel 396-397, forse in Illirico, come attestato da alcune leggi del Codice teodosiano e alluso da Sinesio.[4] Fu poi prefetto del pretorio d'Oriente dal 397 al 399, tenendo pure, nel 398, il consolato. Alla caduta di Eutropio (estate 399), Eutichiano venne deposto e sostituito da Aureliano, ma dopo appena un anno ritornò in carica per volere di Gainas, il magister militum goto che teneva sotto scacco l'imperatore Arcadio (395-408); a seguito della fuga da Costantinopoli di Gainas, però, Eutichiano venne deposto (12 luglio 400).

Tra il 404 e il 405 fu nuovamente prefetto del pretorio d'Oriente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sinesio di Cirene, De providentia, 90C-91C.
  2. ^ Libanio, Lettere, 864.
  3. ^ Libanio, 965.
  4. ^ Sinesio di Cirene, De providentia, 92B.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • «Flavius Eutychianus 5», PLRE I, pp. 319-321.
Predecessore
Flavio Cesareio,
Nonio Attico Massimo
Console romano
398
con Imperatore Cesare Flavio Onorio Augusto IV
Successore
Eutropio,
Flavio Mallio Teodoro