Fattore Rh

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Il fattore Rh o fattore Rhesus, si riferisce alla presenza di un antigene, in questo caso in una proteina, sulla superficie dei globuli rossi o eritrociti. Dei tre determinanti antigenici, C, D ed E che possono essere presenti, il D ha importanza clinica.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Si trova sulla superficie dei globuli rossi ed è presente nell'85% della popolazione umana. È un carattere ereditario e si trasmette come autosomico dominante. Se una persona possiede questo fattore si dice che il suo gruppo è Rh positivo (Rh+), se invece i suoi globuli rossi non lo presentano, il suo gruppo sanguigno è definito Rh negativo (Rh-)[1].

Il fattore Rh negativo è recessivo e quindi è presente solo in individui omozigoti per quel carattere, quindi solo in individui figli di genitori entrambi Rh negativi o eterozigoti per il fattore Rh.

Il sistema Rh è importante per la compatibilità delle trasfusioni sanguigne, anche se (a differenza degli antigeni del sistema AB0) gli anticorpi anti-Rh sono prodotti dopo una prima trasfusione con sangue Rh+, in quanto l'antigene non è presente nell'ambiente[1]. Un individuo omozigote per il fattore Rh negativo può ricevere trasfusioni di sangue solo da un altro omozigote Rh negativo, ma può essere donatore anche per omozigoti ed eterozigoti Rh positivi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Già nel 1939, Philip Levine e Stetson Rufus pubblicarono l'ipotesi di una relazione clinica tra il non riconoscimento di quello che verrà poi scoperto essere il fattore Rh (e la conseguente emolisi della trasfusione) e la malattia emolitica del neonato nella sua forma più grave. Venne evidenziato che il siero della donna reagiva con globuli rossi dell'80% circa della popolazione anche se i gruppi sanguigni allora conosciuti, in particolare ABO, erano stati abbinati e non avrebbero dovuto dare problemi.

La scoperta e l'ipotesi non ebbe importanti ripercussioni fino al 1940, anno in cui Karl Landsteiner e Alexander S. Wiener scoprirono il fattore Rh sui globuli rossi di una specie di primati: Macaco rhesus. Gli scienziati registrarono un siero che aveva reagito con circa l'85% delle diversi globuli rossi umani, scoprendo la presenza della proteina del fattore Rh. Tale scoperta avvenne inoculando del sangue di scimmia in un coniglio (produttore di anticorpi per eccellenza). Si notò che il plasma del coniglio trattato in questo modo conteneva nuovi anticorpi (chiamati anti-Rh) che determinavano la lisi degli eritrociti del sangue di scimmia. In base a questo criterio fu possibile classificare gli individui in due gruppi: Rh+ (che reagivano con l'anticorpo anti-Rh) e Rh- (i cui eritrociti non si legavano all'anti-Rh). L'espressione Rh- (o Rh negativo) sta ad indicare l'assenza del determinante Rh sulla membrana dei globuli rossi.

La presenza dei due sieri venne chiaramente dimostrata nel 1963.

Il fattore Rh e la gravidanza negli esseri umani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eritroblastosi fetale.

Il fattore Rh è la causa di una patologia che in passato era molto comune nei neonati. Durante l'ultimo mese di gravidanza vi è un passaggio di anticorpi, utili per il nascituro, dal sangue della madre a quello del feto, ma gli anticorpi prodotti contro il fattore Rh possono essere dannosi. Il fattore Rh è un antigene geneticamente determinato. Se una donna Rh negativa (Rh-) alla prima gravidanza partorisce un bambino Rh positivo (Rh+) è probabile che i globuli rossi del feto con l'antigene Rh entrino nel circolo sanguigno materno; il corpo della madre reagisce producendo anticorpi contro l'antigene estraneo che rimarranno presenti nel suo sangue. Questa reazione rientra nella tipologia delle reazioni di ipersensibilità.

In caso di una seconda gravidanza, gli anticorpi prodotti possono essere trasferiti nel sangue del feto, e nel caso esso sia Rh+ tali anticorpi attaccheranno i globuli rossi fetali distruggendoli. Tale reazione può essere mortale prima o dopo la nascita o portare gravi problemi al sistema nervoso del nascituro. Oggi, i pericoli che corre un eventuale secondo figlio sono arginati attraverso exanguinotrasfusione e iniettando alla madre Rh-, entro 72 ore dal primo parto, anticorpi specifici come il Rhogam che riconosce e blocca l'antigene Rh che dal feto passa alla madre, il quale andrebbe a scatenare una potente reazione immunitaria che porterebbe il feto a morte. Questo processo deve essere ripetuto con ogni gravidanza successiva alla prima esposizione della madre all'antigene Rh.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Abbas, Lichtman, Pillai Immunologia cellulare e molecolare, ELSEVIER, 2012; pagine 383

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Abbas, Lichtman, Pillai Immunologia cellulare e molecolare, ELSEVIER, 2012

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]