Ex opere operato

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Ex opere operato è un'espressione latina della dottrina cattolica dei sacramenti.

Significa letteralmente "per il fatto stesso di aver fatto la cosa". Si riferisce al fatto che nei sacramenti il peccato del ministro non può inficiare il risultato dell'azione sacramentale. Per esempio, l'assoluzione sacramentale impartita da un presbitero in peccato mortale mantiene tutta la sua validità, purché il ministro abbia l'intenzione di fare quello che farebbe la chiesa.

L'uso dell'espressione si è sviluppato nella Chiesa cattolica nell'ambito della contrapposizione con la dottrina protestante: Lutero sosteneva infatti che un sacerdote in peccato mortale non poteva amministrare i sacramenti.

Si contrappone a ex opere operantis, che al contrario afferma la necessità della santità del ministro perché il sacramento si dia.

L'insegnamento del Concilio di Trento[modifica | modifica wikitesto]

Il Concilio di Trento definì il 3 marzo 1547 contro Lutero che i sacramenti conferiscono la grazia ex opere operato (can. 8), per ciò che dipende da Dio (can. 7):

« Se alcuno dirà che i sacramenti della nuova legge non conferiscono la grazia per propria ed intima efficacia (ex opere operato) ma che per conseguire la grazia basta la fiducia nelle divine promesse, sia scomunicato. »
(Sess. VII, ca. 8; Denz 851)

La frase ex opere operato, come si può dedurre dalle discussioni dei padri di Trento, non vuol dire "automaticamente", quasi che i sacramenti siano dei riti magici, che agiscono su una persona indipendentemente dalla sua volontà, ma significa "indipendentemente dalle intenzioni non manifestate del ministro", a cui si richiede di porre esattamente il segno "almeno con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa" (can. 11), cioè almeno con l'intenzione di compiere un rito sacro.

Lo scopo di questa precisazione, voluta dal concilio, era di togliere ai fedeli ogni dubbio di coscienza sulla validità di un sacramento nel caso di un ministro che "facesse finta" di amministrarlo, ma con l'intenzione, non manifestata, di non amministrarlo. Il Concilio dice: se il ministro ha compiuto correttamente il rito (ex opere operato), Dio si è impegnato e perciò ex parte Dei (= "per ciò che dipende da Dio") il sacramento è completo.

Per l'efficacia del sacramento può invece mancare la parte che dipende dal cristiano, ma delle proprie eventuali cattive disposizioni che renderebbero inefficace il sacramento, egli non può non avere coscienza.

L'interpretazione del Catechismo della Chiesa Cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Il Catechismo della chiesa cattolica spiega al riguardo:

« 1127 Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano[1]. Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce sempre la preghiera della Chiesa di suo Figlio, la quale, nell'epiclesi di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello Spirito. Come il fuoco trasforma in sé tutto ciò che tocca, così lo Spirito Santo trasforma in vita divina ciò che è sottomesso alla sua potenza. »
« 1128 È questo il significato dell'affermazione della Chiesa[2]: i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. «per il fatto stesso che l'azione viene compiuta»), cioè in virtù dell'opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che «il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio»[3]. Quando un sacramento viene celebrato in conformità all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve. »

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Un'interpretazione dell'ex opere operato sganciata dall'ecclesiologia e dalla storia della salvezza ha portato in passato a formulare dottrine dei sacramenti nelle quali trovava posto la consacrazione della panetteria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cf Concilio di Trento, Sess. 7a, Canones de sacramentis in genere, canone 5: DS 1605; Ibid., canone 6: DS 1606.
  2. ^ Cf Concilio di Trento, Sess. 7a, Canones de sacramentis in genere, canone 8: DS 1608.
  3. ^ San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, q. 68, a. 8, c.: Ed. Leon. 12, 100.