Enrico Vanzini

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Enrico Vanzini (Fagnano Olona, 18 novembre 1922) è un militare italiano. Prigioniero dei tedeschi dopo l'8 settembre, fu inviato a Ingolstadt in Germania a lavorare. Tentò la fuga ma ripreso venne condannato a morte a Buchenwald, pena in seguito commutata con l'internamento a Dachau. Sopravvissuto ai lavori forzati e a condizioni indescrivibili nel campo di concentramento nazista, fu costretto a lavorare alla camera a gas e ai forni crematori di Dachau, diventando testimone dell'orrore nazista. È l'ultimo italiano appartenente al Sonderkommando ancora vivente.

Campagna di Grecia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1939 Enrico Vanzini fu arruolato in artiglieria nella Caserma di Alba e destinato al fronte russo. A causa di un intervento chirurgico cui venne sottoposto saltò la chiamata e venne inviato in Grecia. Dopo il proclama dell'8 settembre 1943 fu arrestato dalla Wehrmacht essendosi rifiutato di collaborare con i nazisti.

Lavori forzati a Ingolstadt[modifica | modifica sorgente]

Il 19 settembre 1943 fu caricato ad Atene su un treno stipato all'inverosimile di prigionieri italiani ed inviato in Germania. Il viaggio durò due settimane in condizioni igieniche precarie, con scarsissime razioni di cibo e di acqua. Molti dei suoi compagni perirono durante il viaggio. Condannato ai lavori forzati fu inviato ad Ingolstadt per lavorare nell'industria bellica del Reich presso una fabbrica di chassis (telai; una volta le auto e i pullman avevano il telaio) di carri armati.

I bombardamenti anglo-americani colpirono più volte la cittadina di Ingolstadt considerata obiettivo militare strategico. Nel settembre del 1944 dopo un intenso bombardamento alleato la fabbrica venne duramente colpita ed Enrico Vanzini con altri due compagni approfittando della situazione di generale smarrimento riuscì a fuggire.

Venne arrestato dieci giorni più tardi nelle campagne a sud di Monaco e condotto al campo di concentramento di Buchenwald. In quanto fuggiaschi lui e i suoi due compagni il giorno stesso vennero condannati a morte per fucilazione.

Internato a Dachau[modifica | modifica sorgente]

Con l'aiuto di un ufficiale della Wehrmacht i condannati riescono a dimostrare di non essere fuggiti da Ingolstadt ma di essere stati abbandonati a causa dei bombardamenti intensi. La pena venne commutata in internamento. Enrico Vanzini entrò nel campo di concentramento di Dachau nell'ottobre del 1944. Gli fu tatuato sul polso il numero di matricola 123343, già appartenuto ad un detenuto deceduto, e fu assegnato alla baracca 8 nella sezione dei detenuti lavoratori.

Nei sette mesi di detenzione Enrico Vanzini, oltre agli stenti dovuti alla fame, al trattamento disumano, al lavoro, alle epidemie, alla sete e al gelido inverno, fu testimone dell'orrore dei forni crematori: fu costretto infatti a lavorare per i nazisti nello smaltimento dei cadaveri nei crematori.

I crematori a Dachau erano due, uno molto piccolo dotato di un forno a doppia muffola installato dalla tristemente famosa ditta Topf nel 1940 in un capannone di legno dipinto nello stile di casa della bavaria e accanto un altro molto grande in muratura dotato di una ampia sala d'incenerimento con quattro forni Kori e capace camera a gas, inaugurato nel 1943.

Secondo la sua testimonianza e quella di altri reduci, la camera a gas di Dachau, quella accanto alla sala dei forni nel crematorio grande, era assai operativa negli ultimi mesi prima della liberazione del campo. Il Vanzini fu testimone anche degli esperimenti su cavie umane eseguiti nel laboratorio medico del lager, in quanto costretto a prelevare i cadaveri delle vittime dal laboratorio per condurli sempre ai forni crematori.

Liberazione e testimonianza[modifica | modifica sorgente]

Il 29 aprile 1945 il campo di Dachau viene liberato. Enrico Vanzini è allo stremo ma riesce a sopravvivere. Solo molti mesi più tardi riuscì a tornare a casa da cui mancava da più di cinque anni: pesava 35 chilogrammi e i suoi genitori non lo riconobbero. Enrico Vanzini, dopo sessant'anni di silenzio, come testimone degli orrori dei campi di concentramento tiene conferenze gratuite presso scuole e teatri. Nel 2011 l'Associazione Marca Trevigiana con il patrocinio della Provincia di Treviso e della Regione Veneto ha prodotto un film documentario sulla sua storia distribuito gratuitamente alle scuole medie e superiori italiane.

Il 28 novembre 2012 è stato insignito della Medaglia d'Onore dal Consiglio dei Ministri del Governo italiano.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]