Emilio o dell'educazione

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(FR)

« On n’est curieux qu’à proportion qu’on est instruit »

(IT)

« Si è curiosi soltanto nella misura in cui si è istruiti »

(Jean-Jacques Rousseau, Emilio o dell'educazione, edizione 1782, libro V, p. 311)
Emilio o dell'educazione
Titolo originale Émile ou De l’éducation
EmileTitle.jpeg
Frontespizio dell'edizione olandese dell'Émile ou de l'éducation (1762)
Autore Jean-Jacques Rousseau
1ª ed. originale 1762
Genere trattato
Lingua originale francese

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

L’emilio o dell’educazione (titolo originale Émile ou De l’éducation) è un noto e diffuso romanzo pedagogico scritto dall’autore francese Jean-Jacques Rousseau e pubblicato nel 1762. 

L'intenzione dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Rousseau propone ai lettori una originale fusione di narrazione e riflessione filosofica e pedagogica fondata sul principio che “l’uomo è naturalmente buono” ed è la società che lo corrompe. Nella sua opera precedente, "Il contratto sociale",  egli sostiene che bisognerebbe rinnovare la società anche da un punto di vista politico ma con "L'emilio" intende sottolineare che nulla si può fare se non si parte dall'educazione che serve a creare uomini nuovi in una società nuova; è questa la riflessione che lo induce a scrivere il romanzo. L'opera è divisa in cinque parti corrispondenti alle cinque fasi fondamentali che ripercorrono l’educazione  del giovane Emilio, allievo immaginario, seguito da un precettore che è interpretato dallo stesso Rousseau. La peculiarità dell’Emilio e causa del suo grande successo sta nel fatto che si presenta come un trattato pedagogico anche se, quando viene scritto,  la pedagogia non esiste ancora come branca autonoma del sapere; inoltre è caratterizzato da idee e consigli concreti tanto da sembrare un manuale pedagogico, il quale tratta temi tutto'oggi moderni.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Rousseau assume la vita del giovane Emilio come un modello pedagogico. L’educazione del ragazzo si svolgerà a contatto con la natura, lontano dagli influssi della vita sociale . Emilio dovrà essere quindi  formato da un precettore sia come uomo che come cittadino per riuscire ad affrontare i pericoli inflitti dalla civilizzazione. L’educazione di Emilio durerà venticinque anni durante i quali il precettore gli presenterà  una serie di esperienze con lo scopo di fargli raggiungere la maturità; il maestro avrà il compito di tenere lontano dal bambino qualsiasi forma di corruzione, applicando però un'educazione negativa e quindi lasciando che l'allievo compia da solo le sue esperienze e apprenda solo quando ne avverte il bisogno. Il precettore dovrà adeguare il sapere alle diverse età del ragazzo e cercherà di far raggiungere ad Emilio la capacità di avvertire in modo naturale i propri limiti.  In particolare all’inizio dell’adolescenza Emilio dovrà imparare un lavoro manuale e gli verranno  impartite un’educazione culturale, religiosa, sessuale e morale. Il precettore potrà lasciarlo libero solo nel momento in cui sarà convinto che Emilio sarà un buon precettore per la sua prole ed un modello per i suoi cittadini.

Il ruolo del narratore[modifica | modifica wikitesto]

Il vero protagonista dell’opera è lo stesso Rousseau che allo stesso tempo è narratore-pedagogista e personaggio reale poiché incarna il ruolo del maestro. L’autore, quando narra, privilegia la forma del dialogo grazie alla quale si rivolge ai lettori proponendo teorie e idee a sfondo pedagogico.  Tutto ciò si traduce in azioni concrete  quando  Rousseau, in veste di maestro, costruisce scenari e fornisce  occasioni di scoperta e invenzione  al suo allievo immaginario, il quale dovrà risolvere ogni problema con l’aiuto delle proprie sole conoscenze.  Rousseau, in entrambi i ruoli, rende chiaro l’obiettivo dell’opera:  se si vuole cambiare l’uomo per cambiare la società, bisogna cominciare col cambiare l’educazione.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Libro Primo[modifica | modifica wikitesto]

Si apre illustrando il “gran principio della bontà originaria dell'uomo” e della sua successiva degenerazione nei rapporti sociali.

Rousseau sostiene che il grande apporto alla crescita del bambino sia da ricondurre all'educazione. Tutto ciò che abbiamo quando nasciamo ci viene fornito dall'educazione, impartita da "tre maestri": la natura, gli uomini e le cose. La natura provvede allo sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi; gli uomini all'uso che ne facciamo; le cose all'acquisizione dell'esperienza e degli oggetti. Tra queste l’unico controllo esercitabile si realizza nell’educazione degli uomini, in quanto quella della natura non può essere influenzata dall’agire umano e quella delle cose solamente in parte.

Per poter prendere pienamente parte della società in cui vive, il giovane dovrà assecondare in modo armonico i suoi tre maestri, ponendo maggiori attenzioni sulle due educazioni su cui ha più controllo.  Rousseau poi, elenca una serie di errori pratici dell'educazione tradizionale, come l'uso delle fasce che limitano la libertà di movimento, le cure e le precauzioni eccessive, le lusinghe e le minacce. Viene inoltre criticato il ricorso a balie le quali badano più ai propri interessi che alla giusta formazione del carattere del bambino, infatti, il primo allevamento e il nutrimento del bambino dovrebbe essere responsabilità esclusiva della madre, vista da Rousseau come colei  che porta armonia e felicità durante lo sviluppo del neonato.

la successiva crescita del bambino dovrebbe essere affidato ad un supervisore, il precettore, che Rousseau indica nella figura del padre.

L'educazione naturale va condotta in mezzo alla natura, dove l'ambiente rinvigorisce il corpo e l'anima, e la società non può esercitare il suo effetto corruttore.  Nella storia il filosofo suggerisce che l’educatore provveda affinché Emilio non contragga abitudini e vizi che lo rendano schiavo. Saranno propedeutiche lunghe camminate e spostamenti, con lo scopo di acquisire il senso dello spazio e della distanza.  Inoltre, nel primo libro, Rousseau dà ampio spazio al tema dell'apprendimento del linguaggioPrima di saper parlare il bambino comunica attraverso il linguaggio del corpo, dei gesti, con la mimica del volto e il pianto; solo gradualmente, seguendo le tappe dello sviluppo, il bambino imparerà ad usare le parole. Compito dell’educatore sarà quello di non forzare tale apprendimento, ma incentivarlo fornendo gradualmente termini nuovi collegabili ad oggetti sperimentati dal bambino, fino a che il linguaggio sarà sviluppato e non servirà solo per comunicare ma sarà fonte esso stesso di nuove idee. 

Libro Secondo[modifica | modifica wikitesto]

Chiamato anche “dell’educazione dei sensi”, affronta quella che viene considerata da Rousseau la seconda età evolutiva, che va dai 3 ai 12 anni.

In questa fase, Emilio imparerà a muoversi e a parlare, a conquistare coscienza di sé e autonomia, a ricordare e ad essere felice.  Con lo scopo di non limitare la sua autonomia Emilio verrà lasciato libero di muoversi e di agire, le cadute e i piccoli sbagli gli permetteranno di conoscere e dominare il dolore, la vita all'aria aperta e il libero esercizio del corpo attraverso il gioco e i piccoli lavori manuali lo renderanno più sano e vigoroso.  L’unico modo possibile per favorire la felicità di un individuo consiste nell’educarlo a valutare i suoi desideri a seconda delle sue possibilità. Il precettore non dovrà intervenire direttamente, ma dovrà fare in modo che Emilio percepisca i propri limiti autonomamente; il metodo del precettore è dunque definito inattivo, la sua educazione negativa consiste nel rimuovere le cattive influenze, non nel fornire nuovi precetti. Inoltre, le situazioni in cui il giovane allievo di Rousseau dovrà apprendere saranno situazioni concrete, predisposte dall’educatore che agirà nell’ombra, dando al fanciullo l’impressione che le sue esperienze siano casuali. 

Libro Terzo[modifica | modifica wikitesto]

Nel libro terzo Rousseau descrive “l’educazione dell’intelletto”, la terza età educativa, quella che va dai 12 ai 15 anni, l’ età dell'istruzione e dell’utilità.

Grazie alla curiosità che contraddistingue questa fase dello sviluppo, Emilio è spinto ad esplorare il mondo, oltre al suo corpo, ora, inizia a svilupparsi anche il suo spirito ed è per questo motivo che il precettore deve dare importanza alle esperienze dirette incentrate sull’esplorazione dell’ambiente.  Il maestro allenerà Emilio a cercare in sé stesso i mezzi di indagine e a non ricorrere ad altri, egli dovrà trovare da solo le soluzioni ai problemi. 

Tutto ciò che il fanciullo apprenderà dovrà essere collegato ad uno scopo concreto, per questo motivo la lettura non verrà particolarmente incoraggiata. Solamente un libro viene consigliato: “La vita e le straordinarie, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe"  di Daniel Defoe, il romanzo narra di uomo che da solo, con le proprie forze, riesce a sfuggire a situazioni complicate e superare le avversità delle vita, premiando quell’autonomia e capacità di risoluzione che in Emilio si vogliono promuovere, sviluppare.

Il giovane Emilio in questa fase, verrà iniziato al lavoro, precisamente l’attività che più avvicina l’uomo al suo stato di natura, ed è quindi da considerarsi migliore, è, secondo Rousseau, quella della falegnameria. L’[[artigiano]] lavora con le proprie mani, è indipendente dalla fortuna e dagli uomini, dipende solo dal suo lavoro ed è per questo da considerarsi libero. Per Rousseau fondamentale è la comprensione del valore umano ed educativo del lavoro, lavorare è un dovere indispensabile per l’uomo sociale, ricco o povero che sia. Un’ora di lavoro permette di insegnare ed apprendere molto di più di quanto potrebbe fare un’intera giornata di spiegazioni teoriche.

Libro Quarto[modifica | modifica wikitesto]

Viene affrontata l’educazione dai 15 ai 20 anni. Per Emilio è giunto il momento di conoscere e comprendere la società, di compiere una sorta di seconda nascita, in cui verrà educato alla morale religiosa, ai sentimenti e alla coesistenza tra le persone.

Il precettore sarà molto attento a non favorire in Emilio l'insorgere precoce e incontrollato delle passioni, aiutandolo ad evitare le occasioni che potrebbero tentarlo. Questo comporterà la necessità di un'educazione sessuale che permetta al giovane di conoscere la natura del corpo umano, parlandogli con semplicità e chiarezza, così che in lui non nasca il sospetto che gli si voglia nascondere qualcosa facendo insorgere la voglia di sperimentare. Rousseau espone successivamente il tema della religione, egli sostiene che le diverse religioni non sono altro che variazioni del Credo fondamentale; Emilio, quindi, non verrà educato ad una religione specifica, ma sarà messo nelle condizioni di poter scegliere con l'uso della ragione la propria. 

Libro Quinto[modifica | modifica wikitesto]

Il quinto libro tratta di Sofia, futura moglie di Emilio, e più in generale dell'educazione femminile. Rousseau si serve infatti  della figura di Sofia per descrivere ciò che la donna ideale deve possedere in termini di doti umane e come debba essere educata. In questa parte viene sottolineata la differenza tra l'educazione femminile e quella maschile: la donna viene vista come una figura debole e passiva il cui scopo è sposarsi e procreare e che dipende quindi dal suo compagno; l'uomo invece è forte e ogni suo bisogno deve essere soddisfatto dalla donna, tuttavia dipende da essa per saziare i propri desideri. Rousseau però riconosce che vi sono qualità di alta dignità attribuibili alla donna e in particolare a Sofia quali la cura, l'intelligenza, la gaiezza, lo spirito religioso, il pudore, la scaltrezza e l'amore della casa e della famiglia. Anche l'educazione di Sofia è di tipo naturale. Emilio e Sofia dovranno compiere alcuni viaggi per mettere alla prova il loro amore imparando il valore della fedeltà. In questo periodo Emilio svilupperà la sua formazione politica di stampo democratico diventando così indipendente e libero. Dopodiché i due potranno sposarsi e dar vita a una nuova famiglia; qui finirà il compito del precettore nei confronti di Emilio, il quale diventerà esso stesso l'educatore del proprio figlio e un modello per i cittadini.

Analisi del libro e spiegazione degli elementi chiave in riferimento a natura, società, scuola ed epoca[modifica | modifica wikitesto]

Rousseau non aveva torto ad attribuire all’Emilio tanta importanza. Questo libro costituisce la chiave di svolta nella sua dottrina.

Nella Nouvelle Heloise aveva già rappresentato la famiglia, mentre dal Contratto sociale, la società civile.

Ma come fondare famiglia e società civile se prima non sono stati sviluppati nel fanciullo gli elementi dell’uomo naturale? Questo uomo naturale non è l’uomo primitivo messo in burla da Voltaire, cantato dai romanzieri dell’epoca, celebrato dai viaggiatori e riconosciuto irrealizzabile dallo stesso Rousseau (nonostante desiderasse salvare i propri simili dalle contaminatrici influenze del presunto progresso). È un essere civile senza civiltà, un essere generico spogliato da tutto ciò che la razza, l’epoca e il luogo hanno potuto conferirgli di particolare; in una parola, è l’uomo universale nei suoi tratti più generali e più durevoli. L’uomo naturale è la natura dell’uomo: tanto peggio se l’opera viene ad assumere un carattere schematico e astratto, tanto peggio se l’Emilio e il suo precettore non vivono di una vita individuale. L’autore in quest’opera illustra un ideale e trae dallo studio del cuore umano i principi di una pedagogia umana.

L’equilibrio dell’anima poggia su due tendenze contraddittorie che assicurano la sua perfezione: l’egoismo, necessario alla conservazione della specie e la pietà, fonte di ogni benefica solidarietà. Ma questi istinti umani differiscono da quelli reali degli esseri umani, in quanto non si impongono necessariamente all'uomo. L’uomo è libero, cioè dai limiti imposti dalla natura, riconosciuti e accettati da lui; si muove e si sviluppa senza costrizione, realizzando per se stesso e per gli altri la felicità. La prima regola dell’educazione sarà dunque di salvaguardare questa libertà: libertà fisica nei movimenti, nei giochi, negli atti.  Il fanciullo non deve sentire altro rigore se non quello delle cose, mai il rigore degli uomini; perciò niente collegi, niente punizioni tranne quelle della natura stessa che infligge ai propri errori. Quando il maestro interviene, il meno possibile lo fa solo come un agente della natura incaricato di facilitarne l’accesso e spiegarne i limiti del fanciullo. Quest’ultimo per essere messo in grado di adempiere al  suo destino individuale, anteriore e superiore al suo destino sociale, sarà posto al di fuori delle condizioni ordinarie, lontano dalla famiglia pericolosa per la sua stessa tenerezza ma anche distante dalla società maestra di ingiustizia, poiché fondata sulla disuguaglianza; dai libri dalla religione di cui nessuno è capace di farsi un’idea personale prima dei 16 anni ed  infine, dalla tirannia delle abitudini che impediscono al fanciullo di esercitare la libertà nella sua forma più alta, ovvero la virtù, vale a dire la volontà che resiste alle passioni. La natura sarà la sua sola guida[..]; la seconda regola prevede di trattare il fanciullo da fanciullo; questa novità, oggi banale, che onora al tempo stesso l’intelligenza e il cuore di Rousseau, discende dalla precedente: non si può liberare l’uomo in via di formazione se non rispettandolo nella progressione delle sue fasi di sviluppo. Man mano che il fanciullo cambia, l’[[educatore/educazione]] deve cambiare l’oggetto della sua attività: fino a due anni svilupperà il corpo; da tre a dodici i sensi; da tredici a sedici l’intelletto; dai diciassette ai diciannove, il ragionamento e la sensibilità; a vent’anni il senso morale. In corrispondenza dell’oggetto cambierà anche il metodo. Il maestro non farà appello alla ragione (pratica ampiamente utilizzata all’epoca) poiché non è ancora nata (…); egli sfrutterà quelle motivazioni che la natura di volta in volta fa nascere: la sottomissione alla forza e poi all’interesse immediato; solo in seguito la previdenza, l’ardore intellettuale e l’attrattiva del bene.

La terza regola è di dare la priorità alla coscienza rispetto alla scienza. L’uomo naturale è onesto. Questa onestà fondamentale, sarà realizzata, se si mantiene ignorante il fanciullo quanto più lungo possibile e lo si tiene lontano dal male insegnandogli la virtù con l’esempio, poi, più tardi, con l’esperienza personale.

La formazione del cuore deve comunque precedere quella dell’intelletto.

“Una testa ben formata anziché ben riempita”. Con questo assioma, l’autore indica un’istruzione progressiva: dapprima la natura nei suoi elementi utili, ovvero cosmografia, fisica e meteorologia; poi i mestieri che utilizzano la materia e le due forme di attività che ne derivano: industria e commercio; infine, dopo le conoscenze relative alle cose, le conoscenze concernenti l’uomo: storia, politica, religione. Quanto al resto, se anche non ha acquisito tutto ciò che vuole o che può, Emilio completerà agevolmente la sua cultura, poiché ha imparato a imparare. Un apprendimento, un tirocinio per tutta la vita.

Ripercussioni dell'opera nella società dell'epoca[modifica | modifica wikitesto]

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo vent'anni di lungo lavoro, Rousseau nel 1762 pubblicò Emilio o dell’educazione. Immediatamente, il successo e l’emozione furono considerevoli. Bachaumont notò che l’Emilio “faceva gran rumore”, che esso “era occasione di crescente scandalo…la spada e l’incenso si allearono contro l’autore”. Successivamente l’editore Duchesne scrisse a Rousseau: “Vi informo con rincrescimento che la polizia ha interrotto la nostra attività e che non possiamo più vendere nulla”. I pochi esemplari che si possono vendere clandestinamente raggiungono le 42 copie. Ben presto la prima sezione del parlamento decretava l’arresto dell’autore e condannava l’opera alle fiamme. Votarono contro tutti i vecchi magistrati contrari all'innovazione.

Avversi a Rousseau vi erano nobili, accademici, dotti e privilegiati, ma egli reagì coraggiosamente. Basta ricordare con quale appassionata dignità il vinto rispose alla pastorale dell’arcivescovo di Parigi nella bellissima Lettre à Christophe de Beaumont: discutendo punto per punto le accuse del prelato, giustifica, con logica e con passione, la sua condotta, la sua dottrina e il suo libro. Essa presenta per noi l’interesse di mostrare la fede di Rousseau in un’operetta che gli diverrà sempre più cara.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

Allo stesso tempo, l’autore si sentiva confortato dall'ammirazione dei lettori conosciti e sconosciuti e soprattutto delle lettrici. Esse videro nell'opera solo ciò che era rivolto a loro, i doveri da adempiere che venivano ricordati con trascinante eloquenza. Esse allattarono i loro bambini e Rousseau fu vendicato. Lo zelo dei suoi discepoli si spinse a volte tanto oltre che egli ritenne necessario moderarlo.

Durante i suoi anni di peregrinazione, si vide costretto a dare oralmente o per lettera consigli pedagogici ad abati a dame del gran mondo a grandi signori. Nei venticinque anni che seguirono la pubblicazione dell’Emilio, apparvero in lingua francese il doppio di opere sull'educazione rispetto ai primi sessant'anni di secolo. È durante la rivoluzione che l’influenza di Rousseau raggiungerà il culmine. Marie-Jhoseph Chénier, nella seduta della Convenzione del 5 novembre 1793, proclamava Rousseau “quello tra i filosofi che meglio ha conosciuto la teoria dell’educazione”.

Questa simpatia per l’opera è naturale nei riformatori delle assemblee rivoluzionarie. La pedagogia, collaboratrice della morale e della politica, sembra loro adatta a preparare il regno della ragione. Formare il fanciullo, significa, innanzitutto, rigenerare il cittadino, corrotto dai vizi dell’antico regime, per adattarlo alle prospettive di una società che tenta di organizzarsi secondo le esigenze della libertà e della eguaglianza naturali.

Se la rivoluzione con i suoi eccessi rivelò ad alcuni spiriti inizialmente entusiasti di Rousseau, i pericoli del suo sistema politico e pedagogico, l’ammirazione complessivamente rimase. Più ancora che le sue ripercussioni in Francia è interessante studiare l’influenza europea dell’opera, poiché essa agì di riflesso sull'opinione francese. Apparvero, così, simultaneamente, due traduzioni in Inghilterra, mentre in Germania fu ben accolto dai filosofi quali Kant, Goethe e Schiller.

In definitiva, si può aggiungere che è proprio nel suo paese che Rousseau ha trovato un’accoglienza più fredda.

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Jean-Jacques Rousseau, Émile. 2, Paris, Paul Dupont, 1823. URL consultato il 20 aprile 2015.
  • Aldo Visalberghi (a cura di), Rousseau, Emilio, Roma-Bari: Piccola biblioteca filosofica Laterza, 1999
  • Mario Trombino (a cura di), L'Emilio di Rousseau e il problema della sua interpretazione tra '800 e '900, Torino: Paravia, 1991, ISBN 88-395-0139-8
  • Giuseppe Flores d'Arcais, Il problema pedagogico nell'Emilio di G. G. Rousseau, Brescia: La scuola, 1972
  • François e Pierre Richard. Saggio introduttivo all'Emilio
  • Jean Jacques Rousseau. Emilio o dell'educazione

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