Elephantulus rufescens

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Macroscelide rossastro
Immagine di Elephantulus rufescens mancante
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Mammalia
Infraclasse Eutheria
Superordine Afrotheria
Ordine Macroscelidea
Famiglia Macroscelididae
Genere Elephantulus
Specie E. rufescens
Nomenclatura binomiale
Elephantulus rufescens
Peters, 1878

Il Macroscelide rossastro o toporagno elefante dagli occhiali[2] (Elephantulus rufescens , Peters, 1878) è un mammifero della famiglia dei Macroscelididae.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le zampe sono lunghe e sottili e quelle posteriori più lunghe di quelle anteriori. Ha una pelliccia lunca e soffice che è color sabbia o grigio sul lato dorsale e biancastro o grigio chiaro sul lato ventrale. lI muso è lungo e mobile come in tutte le specie della famiglia.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

La dieta consiste oltre a formiche e termiti, include prodotti vegetali come radici e bacche. L'attività è prevalentemente diurna, ma può divenire notturna nella stagione calda o durante i pleniluni. Formano coppie monogame e territoriali.

La maturità sessuale è raggiunta in 50 giorni. L'aspettativa di vita in natura è tra un anno e un anno e mezzo, mentre in cattività è stata osservata una longevità di 3,5 anni.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Vive in Africa. L'areale è formato da due zone: una, nell'Africa meridionale, comprende la Namibia, la Provincia del Capo in Sudafrica e l'estremità meridionale del Botswana; l'altra, in Africa orientale, si estende dal Sudan del sudest e dalla Somalia nordorientale fino alla Tanzania. Gli habitat sono molto vari: dalla foresta tropicale al deserto.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN red list include questa specie tra quelle a minimo rischio di estinzione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Elephantulus rufescens in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ Jenni Bruce, Karen McGhee, Luba Vangelova, Richard Vogt, L'Enciclopedia degli animali,Areagroup media, Milano, 2005

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]