Dedicato a
| Dedicato a | ||
|---|---|---|
| Artista | Le Stelle di Mario Schifano | |
| Tipo album | Studio | |
| Pubblicazione | novembre 1967 | |
| Durata | 36 min : 05 s | |
| Dischi | 1 | |
| Tracce | 6 | |
| Genere | Rock psichedelico Rock and roll Beat Acid rock |
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| Etichetta | BDS | |
| Produttore | Mario Schifano, Ettore Rosboch e Franco Andreolli | |
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Dedicato a è l'unico album del complesso musicale italiano Le Stelle di Mario Schifano, pubblicato a novembre 1967 dalla casa discografica BDS, etichetta satellite della Ariston Records.
Indice |
[modifica] Storia
Sicuramente in Italia nessuno nel 1967 suonava il tipo di musica de Le Stelle di Mario Schifano, il gruppo nato all'inizio dello stesso anno dall'incontro del veneto Giandomenico Crescentini (ex bassista dei New Dada), con il chitarrista romano Urbano Orlandi, e dal coinvolgimento nel progetto dell'ex tastierista dei Wretched, il veneto Nello Marini, e del batterista alessandrino Sergio Cerra.
Stabilitisi a Roma, dove iniziano a provare e a suonare le loro canzoni, i quattro conoscono tramite Ettore Rosboch, amico d'infanzia di Orlandi, Mario Schifano, interessato in quel periodo alla multimedialità e quindi alla collaborazione con un gruppo beat, sulla falsariga dei Velvet Underground di Andy Warhol. Da lì nasce sia il nome del gruppo, sia le prime collaborazioni con l'artista in varie esibizioni in locali romani; durante una tappa a Torino, in cui suonarono al "Piper la" (locale torinese che era per la città subalpina quello che il Piper era per Roma), i musicisti entrano in sala d'incisione, agli studi "Fono Folk Stereostudio", dove per la BDS incidono il loro unico album, intitolato Dedicato a, che costituisce l'esempio più grande di musica psichedelica italiana.
Al disco collaborano anche altri musicisti, come il pittore Peter Hartman al pianoforte, Ettore Robosch anche lui al piano, Antonio Mario Semolini (oggi affermato orchestrale Rai, nonché celebre flautista e docente al Conservatorio di Torino) al flauto, Paul Thek al tamburello e la nobildonna Francesca Camerana (una delle prime freak torinesi, per anni commessa in un noto negozio di dischi della città) ai cori. Schifano ha curato completamente la veste grafica del disco, con copertina argentata e interno sfogliabile con foto del gruppo ritoccate dall'artista. Le foto interne sono di Manfredi Bellati e sono state trattate dallo stesso Schifano.
Le scarse vendite di questo disco lo hanno reso nel tempo uno dei più ricercati dai collezionisti, nonostante sia stato ristampato più volte in CD (dalla Mellow Records nel 1992 e successivamente dall'Akarma) .
[modifica] I brani
Le ultime parole di Brandimante, dall'Orlando Furioso, ospite Peter Hartman e fine (da ascoltarsi con tv accesa, senza volume) occupa tutto il lato A e che inizia con un dialogo in inglese (presumibilmente una delle voci è di Peter Hartman) e continua con alcune rullate di batteria che sfumano su una chitarra che fa da sottofondo ad una melodia quasi medioevaleggiante cantata da Francesca Camerana con testi in latino. Con l'ingresso dell'organo l'atmosfera cambia, divendendo sperimentale e visionaria. Segue, intorno all'ottavo minuto, un assolo di chitarra elettrica con influssi blues; l'atmosfera cambia ancora, divenendo sempre più sperimentale ed evidenziando come i musicisti avevano ascoltato l'avanguardia e le sperimentazioni di John Cage, specialmente per il finale.
Molto alto è un brano psichedelico dominato da un ritmo ossessivo, ripetitivo e straniante della batteria e del basso e da una chitarra lancinante, con poche note eseguite a lungo: dopo una breve pausa, il brano con il ritmo iniziale. Il testo pare descrivere una danza tribale ("...mentre noi danziamo attorno al nostro fuoco...).
Susan Song è la canzone che ricorda in maniera più evidente le delicate ballate dei Velvet Underground (alla Femme fatale), con una chitarra arpeggiata all'inizio, un fondo di organo, un pianoforte ed una voce che ricorda a volte quella di Nico. Alla melodia si aggiunge il flauto di pan suonato da Semolini, mentre il testo è una tipica canzone d'amore.
E dopo è un brano con frequenti cambi d'atmosfera, ma sempre con la base ritmica in evidenza.
Intervallo lascia ampi spazi all'improvvisazione degli strumenti, mentre le voci non sono percepibili, e le parole diventano un suono incomprensibile.
Molto lontano (a colori), tipicamente psichedelico, con sonorità create dall'organo e dal flauto che ricordano i primi Pink Floyd. Il brano è stato inserito nel 1988 nella compilation Oracolo, curata da Giulio Tedeschi e pubblicata dalla Toast Records.
[modifica] Tracce
I testi e le musiche sono degli stessi musicisti, tranne Susan song, scritta dal gruppo insieme a Paul Thek.
- Lato A
- Le ultime parole di Brandimante, dall'Orlando Furioso, ospite Peter Hartman e fine (da ascoltarsi con tv accesa, senza volume) - 17:40
- Lato B
- Molto alto - 3:14
- Susan song - 3:48
- E dopo - 2:14
- Intervallo - 2:37
- Molto lontano (a colori) - 2:50
[modifica] Formazione
[modifica] Gruppo
- Nello Marini - voce, tastiere
- Urbano Orlandi - voce, chitarra
- Giandomenico Crescentini - voce, basso
- Sergio Cerra - batteria
[modifica] Musicisti addizionali
- Peter Hartman - pianoforte
- Ettore Robosch - pianoforte
- Antonio Mario Semolini - flauto
- Paul Thek - tamburello
- Francesca Camerana - voce, chitarra
[modifica] Tecnici
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