Crystal Palace (palazzo)

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Coordinate: 51°25′11.53″N 0°04′14.41″W / 51.41987°N 0.07067°W51.41987; -0.07067

Versione originale della costruzione.

Il Crystal Palace era un'enorme costruzione in stile vittoriano che fu eretta a Londra nel 1851 per ospitare la prima Esposizione Universale.[1] Fu installato a Hyde Park, per poi essere smontato e ricostruito in un'altra zona della città, Sydenham Hill, nel 1852. Si trattava di uno degli esempi più celebri di architettura del ferro[2] ed ispirò la costruzione di molti altri edifici, spesso battezzati nello stesso modo. Distrutto da un incendio nel 1936, deve il suo nome ad una proposta di un famoso periodico di satira, il Punch.

Il concorso per la costruzione di un Palazzo delle Esposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Versione originale della costruzione.

Nel 1850 si promosse la celebrazione della prima esposizione universale del mondo, per iniziativa del Principe Alberto. Un Palazzo delle Esposizioni dalla superficie di diversi ettari, il cuore della mostra, doveva essere costruito per l'anno successivo in uno dei luoghi principali di Londra, appunto a Hyde Park. Era però difficile che un edificio talmente grande potesse rimanere definitivamente in una zona così importante.

Alla prima pubblicazione del concorso risposero circa 240 candidati. A proporre i progetti di maggior successo furono il francese Hector Horeau e l'irlandese Richard Turner.[3]

Entrambi pianificavano un edificio costruito interamente in ferro e vetro. Tutti i progetti proposti per questa prima edizione del concorso finirono per esser considerati irrealizzabili: il maggior problema emerso consisteva soprattutto nell'impossibilità di riutilizzare gli elementi prefabbricati dopo lo smontaggio dell'edificio.

Crystal Palace: visione frontale e pianta dell'edificio

Il comitato responsabile decise in seguito di realizzare un semplice progetto base,[4] per poi farlo sviluppare ulteriormente da altri architetti. Fu Joseph Paxton, allora famoso costruttore di serre, a fornire la variante del progetto base che prometteva l'esecuzione più rapida. Infatti, la costruzione poteva avvalersi di materiale prefabbricato e prodotto in serie, in maniera tale da permettere che l'edificio venisse eretto in soli quattro mesi.

Il concetto[modifica | modifica wikitesto]

L'unità base che costituiva l'edificio era un quadrato del lato di 24 piedi (circa 7,3 m). Il piano della parte principale dell'edificio prevedeva 77x17 di queste unità. Esso raggiungeva una superficie totale di 84'000 m². I vari spazi di esposizione vennero distribuiti, a grandi linee, concordemente allo schema dei vari elementi quadrati uguali tra di loro. Era dunque un esempio di struttura modulare.[5]

Questa struttura geometrica non aveva, in sé, nulla di nuovo, ma il suo uso era innovativo sotto diversi punti di vista e comportava notevoli vantaggi: l'uso di sostegni di ferro permetteva una totale rinuncia a grossi pilastri e muri portanti, per cui quasi tutta la superficie esterna poteva essere costruita con vetro. Inoltre, la produzione industriale degli elementi[5] facilitava enormemente l'applicazione del concetto, compreso quello del progetto di una successiva ricostruzione (volendo anche in forma ampliata). Nel corso dell'esecuzione dei lavori si dovette rimaneggiare il progetto al fine di preservare alcuni alberi annosi. Per ovviare al problema e alle contestazioni, Paxton sviluppò un transetto centrale con un alto tetto curvo, assicurando una doppia simmetria di forma alla sua opera. [6]

Il Crystal Palace ricostruito in versione ingrandita dopo il trasloco: l'edificio è stato ampliato; la volta a botte è stata estesa a tutta la costruzione

Dopo lo smontaggio e la ricostruzione al nuovo sito, vi furono così degli arricchimenti sostanziali: la volta a botte già presente solo sul transetto arrivò a coprire l'intera costruzione, che divenne non solo più estesa, ma anche più alta.

Questo accorgimento risultava molto utile, dato che permetteva lo sviluppo degli alberi che crescevano nel palazzo. Furono poste torricelle laterali ai lati dello stabile: queste venivano usate per immagazzinare l'acqua di cui avevano bisogno le piante.

Le nervature radiali della facciata principiale, presso la volta a botte, erano ispirate a quelle delle foglie di una ninfea, la Victoria amazonica.[7] Secondo Paxton, che era anche giardiniere, le piante andavano considerate tra i migliori modelli di ingegneria.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'esposizione universale, gli utilizzi successivi del palazzo furono molteplici. Tra l'altro vi si svolgevano anche delle manifestazioni sportive: ad esempio, il club inglese di calcio che svolgeva le proprie attività in questo palazzo prese il nome dello stabile: Crystal Palace F.C. Il Crystal Palace ospitò anche una delle prime esposizioni sui dinosauri[8] ed il primo Jamboree mondiale dello scautismo. Verso la fine del periodo interbellico, ospitava degli importanti studi televisivi.[9]

La fine del Crystal Palace[modifica | modifica wikitesto]

Interno del Crystal Palace

Gli incendi sono degli inconvenienti abbastanza tipici per costruzioni di questo tipo: già nel 1866 le fiamme minacciarono di demolire il palazzo. Lo stesso inconveniente riguardava diverse delle principali costruzioni ispirate a quella londinese: Nel 1858, a pochi anni dalla costruzione, veniva annientato il New Crystal Palace di New York. Nel 1931, fu la volta del Glaspalast a Monaco di Baviera.

Il Crystal Palace di Londra venne definitivamente distrutto in un rogo il 30 novembre 1936.[10] Di notte, luce e fumo potevano essere riconosciuti a chilomentri di distanza. In un discorso pronunciato nel 1936 alla Camera dei Comuni, Winston Churchill commentò emblematicamente l'incendio del Crystal Palace, dicendo che quell'avvenimento segnava la fine di un'epoca.[11]

Rimasero in piedi soltanto le due torricelle laterali, danneggiate dall'incendio e in seguito abbattute durante la seconda guerra mondiale per ragioni di sicurezza.[12] Nonostante i favori e l'ammirazione destati nel pubblico, il concetto sviluppato da Paxton e ripreso da altri aveva dimostrato di non andare sempre incontro alle esigenze della committenza, che in genere desiderava costruzioni destinate a durare nel tempo. Per questo, la costruzione di nuovi edifici del genere non venne continuata.

In epoca più recente, tuttavia, il Crystal Palace è diventato una fonte di ispirazione spesso citata nell'architettura postmoderna.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John McKean, Crystal Palace: Joseph Paxton & Charles Fox, Phaidon Press, London, 1994.
  • Antonio di Campli, La ricostruzione del Crystal Palace, Quodlibet, Macerata, 2010.
  • Giovanni Brino, Crystal Palace - cronaca di un’avventura progettuale, Sagep, Genova, 1995

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ victorianstation
  2. ^ antiqvitas
  3. ^ soa.syr
  4. ^ victorianweb
  5. ^ a b greatbuildungs
  6. ^ [Storia dell'architettura moderna, K. Frampton, pagg.28-29]
  7. ^ J. Jackson, The Thief at the End of the World: Rubber, Power, and the Seeds of Empire, Penguin Books.
  8. ^ nyder
  9. ^ icce
  10. ^ crystalpalacemuseum
  11. ^ ric.edu
  12. ^ wardsbookofdays

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]