Chiesa di San Frediano in Cestello

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Coordinate: 43°46′11.97″N 11°14′38.28″E / 43.769992°N 11.243967°E43.769992; 11.243967

Chiesa di San Frediano in Cestello
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località FlorenceCoA.svgFirenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santa Maria degli Angeli
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1450 ca.
Completamento XX secolo

La chiesa di San Frediano in Cestello è un luogo di culto cattolico che si trova in piazza di Cestello, nel quartiere Oltrarno a Firenze, una delle chiese più importanti del quartiere. La chiesa ha un impianto neoclassico piuttosto severo, a tre navate monumentali con pianta a croce latina.

Storia e profilo artistico[modifica | modifica wikitesto]

Monastero carmelitano[modifica | modifica wikitesto]

La cupola e il campanile

L'edificio odierno fu costruito sul luogo di una più antica chiesa, il "monastero di Santa Maria degli Angeli", eretto nel 1450 circa per le "Nostre Sorelle bianche", ossia donne consacrate secondo la Regola del Carmelo. Solo in seguito, per motivi storici, divennero monache di clausura. Qui visse e morì Santa Maria Maddalena de' Pazzi appartenente alla nobile famiglia fiorentina, come ci ricorda una lapide posta sulla parete esterna del convento su Borgo San Frediano.

Questa santa (15661607), entrata in clausura nel 1582, era famosa per le sue estasi, durante una delle quali ebbe la visione della volontà divina di riforma della chiesa. Morì nel 1607, fu beatificata nel 1626 e canonizzata nel 1662. Nel 1628 le monache scambiarono letteralmente il loro edificio con quello dei Cistercensi in Borgo Pinti, dove fu traslato anche il corpo della consorella beatificata. Quella chiesa è oggi Santa Maria Maddalena de' Pazzi che conserva anche il famoso affresco della Crocifissione del Perugino.

I monaci cistercensi[modifica | modifica wikitesto]

Veduta notturna dal ponte alla Carraia
L'interno

Con i monaci cistercensi la chiesa prese il nome di "Cestello Nuovo", cioè chiesa cistercense nuova, in opposizione alla chiesa "vecchia" di Borgo Pinti. I cistercensi, pur volendo continuare ad utilizzare in parte le antiche strutture, sentirono presto l'esigenza di rinnovare integralmente il convento e soprattutto la chiesa, che nel 1680-89? fu affidata per la ricostruzione all'architetto Gherardo Silvani, che mori nel 1675. Nel 1680 il progetto fu modificato da Giulio Cerruti che ruotò l'asse della chiesa mettendo l'ingresso verso l'Arno e nel 1689 Antonio Maria Ferri terminò la cupola a tamburo, affrescata nell'interno "Scene della Gloria della Maddalena e della Virtù" di Antonio Domenico Gabbiani (1702-1718). Questi affreschi, così come la decorazione a stucchi e a pittura sei-settecentesca, tributano in varie forme la santa che qui visse la sua vita claustrale. Per esempio anche nella cappella dedicata a lei dedicata Giovanni Camillo Sagrestani dipinse per l'altare "l'Estasi della Santa" nel 1702.

Nel 1783, dopo che la chiesa fu trasformata in parrocchia e il monastero soppresso, i locali divennero la sede del Seminario arcivescovile o "Seminario Maggiore", attivo tutt'oggi e famoso per possedere una ricchissima biblioteca di antichi codici medievali, fra i quali il famoso Codice Rustici (1448).

Nel 1798 le fu dato il nome attuale. Nell'Ottocento le occupazioni dei francesi prima e degli austriaci poi provocarono temporanei trasferimenti e chiusure, ma i locali del seminario vennero poi restaurati ed ingranditi all'inizio del XX secolo. Tutt'oggi in questo luogo vengono formati i giovani desiderosi di diventare sacerdoti. All'interno del complesso, che conserva alcune strutture del primitivo convento di Santa Maria degli Angeli, si trovano due chiostri: il primo con al centro la statua di Santa Maria Maddalena de' Pazzi di Antonio Montauti (1726) e un "San Bernardo di Chiaravalle che calpesta il demonio" di Giuseppe Piamontini (1702); il secondo chiostro fu realizzato da Gherardo e Pierfrancesco Silvani.

Nell'ex refettorio (ora aula magna) si ammira il grande affresco della "Cena di Gesù dopo il digiuno nel deserto" di Bernardino Poccetti, un tema variante rispetto all' "Ultima Cena", tipica dei refettori conventuali.

Altre opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulla parete destra del transetto si trova la tela Madonna in gloria e santi di Francesco Curradi dipinta nel Seicento.
  • Sempre nel transetto una grande pala proveniente dalla vecchia chiesa, la Crocifissione con i santi e il Martirio di San Lorenzo di Jacopo del Sellaio.
  • Nella terza cappella da sinistra, detta Cappella di San Bernardo, è conservata la Madonna del sorriso, una statua in legno scolpita tra il XIII ed il XIV secolo oggetto di devozione popolare. La stessa cappella è decorata da affreschi di Pier Dandini con episodi della vita del santo fondatore dell'ordine cistercense (1688-89).

La prima chiesa di San Frediano[modifica | modifica wikitesto]

San Frediano visto dal Lungarno Vespucci

Un po' più verso est, ma sempre in prossimità del monastero, all'angolo con la piazza del Carmine, sorgeva una delle più antiche parrocchie fiorentine, intitolata appunto a San Frediano. Secondo la leggenda il santo irlandese, vescovo di Lucca, in questo luogo avrebbe miracolosamente solcato le acque in piena dell'Arno e le avrebbe deviate evitando un'inondazione. La chiesa, fondata nell'XI secolo, è documentata come di proprietà prima dei Vallombrosani e poi dei Cistercensi di Badia a Settimo. L'edificio religioso passò in seguito sotto il patronato del cardinal Soderini, che nel 1514 vi costituì un convento di monache agostiniane: esse custodivano anche la preziosa mitria di San Frediano.

Nel 1793, in piena epoca di secolarizzazioni e soppressioni di ordini monastici non fu risparmiato il monastero, che fu abbattuto per permettere l'allargamento del palazzo Magnago Feroni, in seguito al trasferimento delle monache a Monticelli. Anche la vecchia chiesa di San Frediano venne demolita e nel 1798 il suo titolo, assieme alla reliquia del santo, fu trasferito al "Cestello Nuovo", chiamato da quel momento San Frediano in Cestello.

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]