Castra Nova equitum singularium

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Castra Nova equitum singularium
La Basilica di San Giovanni in Laterano, sotto la quale si trovano i resti del Castra Nova.
La Basilica di San Giovanni in Laterano, sotto la quale si trovano i resti del Castra Nova.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma
Responsabile Mariarosaria Barbera

I Castra Nova equitum singularium erano un antico forte romano di Roma che alloggiava parte della guardia del corpo di cavalleria dell'imperatore. Il sito del forte si trova ora sotto la Basilica di San Giovanni in Laterano. I Castra Nova, o "forte nuovo", erano uno dei due forti della cavalleria che fornivano una base a Roma per la guardia del corpo a cavallo degli imperatori romani (gli Equites singulares Augusti).

I Castra Nova ("forte nuovo") erano così chiamati perché erano il più nuovo dei due forti, costruiti per alloggiare un ampliamento della guardia di cavalleria. Il loro forte precedente Castra Priora, che si trovava non molto lontano a nord[1], era stato costruito anteriormente, probabilmente sotto l'imperatore Domiziano, e ospitava ancora la forza originale di 1.500 soldati di cavalleria. Il nome completo del forte è Castra nova Equitum singularium Augusti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il forte può essere datato precisamene al 193 d.C., all'inizio del regno di Settimio Severo. Il nuovo accampamento fu reso necessario dall'aumento da parte di questo imperatore delle dimensioni della sua guardia di cavalleria da 1.500 a 2.000 uomini[2].

Si era sempre ipotizzato che il campo fosse sotto la Basilica di San Giovanni in Laterano, ma fu identificato definitivamente dagli scavi intrapresi tra il 1934 e il 1938 da Enrico Josi[3]. Josi aveva ottenuto il permesso esplorare l'area della navata della basilica anteriormente alla costruzione di un nuovo pavimento rinforzato in cemento. Nel giro di alcuni giorni divenne chiaro che i resti dei Castra Nova esistevano in buone condizioni proprio al di sotto del livello del pavimento e che lo scavo avrebbe incluso una gran parte dell'edificio dei principia (quartier generale). Gli scavi completi furono poi pubblicati da Colini[4].

Furono scoperti anche un grande edificio di magazzini a due piani e due caserme, ma il maggiore interesse si incentrò intorno ai principia in quanto le loro due robuste stanze erano molto ben conservate, come anche varie stanze di uffici. Al termine dell'indagine i resti furono preservati sotto la basilica (insieme ai resti della cattedrale costantiniana e di una domus neroniana) in uno spettacolare parco archeologico sotterraneo.[5]

Le iscrizioni dei curatores[modifica | modifica sorgente]

Mappa ricostruttiva dei Castra Nova equitum singularium

Il 13 agosto 1934, un capitello ionico fu scoperto all'interno di una delle stanze del quartier generale, che giaceva sotto una corta colonna di granito ancora infissa nel pavimento. Sul capitello erano state scolpite due incisioni per conto di un'associazione di curatores, i soldati che fungevano da stallieri per i cavalli della guarnigione. Il primo testo fu dedicato nel 197 d.C.[6] il 1º gennaio nel consolato di Rufino e Laterano. Si sapeva che gli Equites avevano prestato servizio nella Battaglia di Lione il 19 febbraio, anche se evidentemente non questi uomini. L'iscrizione registra la dedica della schola curatorum a Minerva Augusta, indicando che lo stesso collegium curatorum solo recentememente era venuto in possesso di una stanza per le riunioni ufficiali che potevano consacrare.

La seconda iscrizione[7] fu dedicata nel 203 d.C. ob reditum ab expeditione felicissima in urvem sacram, cioè al ritorno delle guardie a Roma in seguito alla loro scorta della famiglia imperiale. La expeditio felicissima potrebbe riferirsi all'intera serie di eventi a partire dalla quale gli equites singulares Augusti lasciarono Roma nel 197 d.C.[8].

Il rovesciamento della capitale fornì inoltre prove storiche che attestano la distruzione dei Castra Nova da parte delle forze di Costantino e offrono un terminus ante quem sia per lo scioglimento del collegium che per l'accampamento stesso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Su questi castra v. Buzzetti 1997.
  2. ^ Coulston 2000: 78; anche Speidel 1994: 128.
  3. ^ Josi 1934.
  4. ^ Colini 1944.
  5. ^ I resti sono sotto la custodia del Servizio archeologico vaticano e sono aperti al pubblico solo su richiesta.
  6. ^ AE 1935, 156 = AE 1954, 83 = AE 1968, 8b.
  7. ^ AE 1935, 157 = AE 1954, 83.
  8. ^ È probabile, tuttavia, che i contingenti dei singulares Augusti siano in realtà ritornati a Roma parecchie volte tra il 197 d.C. e il ritorno dell'imperatore nel 203 d.C. Vedi ad esempio CIL VI, 225 = CIL VI, 30720 dedicato da una turma (squadrone di cavalleria) nel 200 d.C. pro reditus eorum ab expeditione Parthica ("per il loro ritorno dalla spedizione partica"). Che la guardia seguisse l'imperatore dovunque fosse è certo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Buzzetti, s.v. Castra Equitum Singularium in Eva Margareta Steinby (a cura di), Lexicon Topographicum Urbis Romae, vol. I, Roma, Quasar, 1997, pp. 246-248.
  • Antonio Maria Colini (1944). Storia e Topografia del Celio nell’antichità. Atti della Pontificia Accademia romana archeologia (3ª serie) 7, Vaticano, Tipografia Poliglotta Vaticana.
  • Jon Coulston, Armed and Belted Men: the Soldiery in Imperial Rome in Jon Coulston and Hazel Dodge (a cura di), Ancient Rome: the Archaeology of the Eternal City, Oxford, Alden Press, 2000.
  • Enrico Josi (1934). Scoperte nella Basilica Constantiniana al Laterano. Rivista di Archeologia Cristiana 11: pp. 353-358.
  • Michael P. Speidel, Riding for Caesar, Londra, Batsford, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]