Tempio di Minerva Medica

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Coordinate: 41°53′38.45″N 12°30′43.20″E / 41.8940139, 12.512

Esterno del ninfeo degli Horti Liciniani, detto anche "tempio di Minerva Medica"
Interno

Il cosiddetto tempio di Minerva Medica (in realtà un ninfeo degli Horti Liciniani) è un edificio romano in via Giolitti, al rione Esquilino di Roma. La costruzione, isolata e imponente, è visibile dai treni che entrano o escono da Termini, risale all'epoca dell'imperatore romano Domiziano (81-96).

La zona, tra la Chiesa di Santa Bibiana e Porta Maggiore, era occupata in antico dagli Horti Liciniani, sull'asse viario che usciva dalla Porta Esquilina.

La costruzione a pianta centrale, decagonale, era in realtà un ninfeo, conosciuto fino a metà del XVI secolo come la Basilica Gai et Luci. Verso il 1550 fu scavato per la prima volta, trovandovi statue in pezzi davanti alle loro nicchie. Ciò che venne ritenuto interessante fu regalato a Giulio III per Villa Giulia, insieme con vari altri reperti trovati in altri punti degli Horti.

L'interno, documentato in disegni e descrizioni dell'epoca, aveva al pianterreno 9 nicchie con statue, oltre alla porta, e 10 finestroni al piano superiore. La volta, ancora esistente nel 1828, era in mosaico, i pavimenti in lastre di porfido e mosaici.

La Minerva detta "Giustiniani" che si diceva trovata nel sito e gli ha dato il nome, ora ai Musei Vaticani

Stando a Rodolfo Lanciani, la confusione che trasformò il ninfeo in "tempio" sorse quando, nel secolo successivo, si individuò come proveniente da questi scavi una statua di Minerva con ai piedi un serpente (animale sacro ad Esculapio), che era stata trovata in realtà in Campo Marzio (ed ora è ai Musei Vaticani).

Con la cupola accennata a tondo, è un esempio precursore degli edifici ecclesiastici bizantini a pianta centrale, come Santa Sofia a Costantinopoli, contrapposti al modello rettangolare delle basiliche romane (a Roma, l'esempio più noto di mausoleo a pianta centrale "cristianizzato" è rappresentato da santa Costanza). Pare che Filippo Brunelleschi, venendo a Roma, studiò questo tempio per escogitare il modo di costruire la cupola di Santa Maria del Fiore.

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