Buddhismo dei Nikaya

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Buddhismo
dei Nikāya
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Il termine sanscrito e pali nikāya significa “raggruppamento” e viene in questo caso tradotto come “scuola”, non va confuso con lo stesso termine utilizzato nel Sutta pitaka del Canone pāli per dividere i suoi cinque raggruppamenti testuali.

Indice

[modifica] Origini della definizione e sue problematiche

Per Buddhismo dei Nikāya la storiografia contemporanea [1] intende quindi un insieme di scuole buddhiste sorte nei primi secoli dopo la morte del Buddha Shakyamuni (vedi anche Concili buddhisti) che non riconoscevano la canonicità degli insegnamenti riportati nei Prajnaparamitasutra e nel Sutra del Loto, scritture successivamente denominate come sutra Mahayana e che oggi compaiono nel Canone cinese e nel Canone tibetano. Un termine sinonimo, più spesso usato nella manualistica italiana e non solo, è quello di Buddhismo Hīnayāna. Va tenuto presente che quest'ultimo termine, Hīnayāna (Veicolo inferiore), è invalso nel suo utilizzo storiografico perdendo i contenuti dispregiativi con cui era stato utilizzato dai seguaci del Buddhismo Mahāyāna per indicare i seguaci di quegli insegnamenti buddhisti che non riconoscevano la canonicità degli insegnamenti riportati nei Prajnaparamitasutra e nel Sutra del Loto, segnatamente i seguaci della scuola Sarvastivada. Come altri termini sorti con significato dispregiativo oggi ha perso quel significato nell'uso comune, basti pensare ai nomi di: cristiano, quacchero o mormone.

L'utilizzo di questo termine è stato ed è fonte di dibattito tra gli studiosi, a tal punto che Richard H. Robinson e Williard L. Johnson in un recente manuale, rivisto dallo studioso e monaco Theravada Thanissaro Bhikkhu, sono giunti a sostenere che: «I Theravada non amano essere chiamati 'Hinayana' (chi lo vorrebbe?) ma non c'è altro termine corrente per designare l'intero gruppo di scuole che sorsero tra il I e il IV secolo dopo il parinirvana e che continuano dopo la nascita del Mahayana. La definizione di Buddhismo del nikaya, ad esempio, si può applicare correttamente alle scuole precedenti la nascita del Mahayana, ma non a quelle che seguirono, poiché il Mahayana formava un sottogruppo all'interno di ciascuno di loro» [2]. Così anche Philippe Cornu: «Non è tuttavia possibile eliminare questo termine [Hinayana], che ha una sua ragione d'essere storica e dottrinale, in nome di qualche ecumenismo: in effetti lo Hinayana è caratterizzato dal rifiuto di accettare i sutra Mahayana come autentica parola del Buddha e dalla confutazione della teoria dei tre corpi di un Buddha (sans. Trikaya): questo punto di vista è attualmente condiviso dal Theravada, il che lo affilia allo Hinayana e lo mantiene nettamente distinto dal Mahayana. Ciò detto, il Theravada si è sempre opposto, come il Mahayana alle teorie panrealiste dei Sarvastivada, tipiche invece dello Hinayana antico, e ha assorbito dal Mahayana la teoria del trasferimenti dei meriti, estranea all'Hinayana originario». [3]

D'altronde, utilizzare per queste scuole la definizione di 'Primo Buddhismo' non rende ragione della nascita al loro interno delle correnti che poi si denomineranno Mahayana. Abbiamo parziale contezza di quando si sia diffuso l'utilizzo del termine Mahayana (II sec. e.v.), riteniamo che forse la letteratura di riferimento possa avere origine nel I sec. a.e.v., ma non sappiamo quando si siano formati gruppi di monaci che sottolineavano l'importanza e l'urgenza dell'insegnamento dello sunyata e della prajna, essi potrebbero essere addirittura all'origine dei primi Concili buddhisti quando è attestato che numerosi arhat non riconoscevano, nelle recitazioni del Dharma degli Agama-Nikaya, il Dharma corretto o completo del Buddha Shakyamuni [4].

Il pellegrino cinese Yijing registra ancora nel VII secolo che le varie scuole allora esistenti (Mahasanghika, Vatsiputriya, Sarvastivada e Vibhajyavada) avevano ancora tutte al loro interno monaci Mahayana. Le divisioni scolastiche, almeno fino al VII secolo, inerivano quindi ancora al Vinaya piuttosto che al Dharma.

Ritornerebbe quindi opportuno l'utilizzo[5], come sostenuto da Richard H. Robinson e Williard L. Johnson, del termine Hinayana, ma esso continua a suonare offensivo per molti aderenti al Buddhismo Theravada, anche se il termine fu coniato dal Mahayana per 'insultare' essenzialmente la scuola Sarvastivada ed oggi ha perso qualsivoglia caratteristica denigrativa. In questo ambito tuttavia occorre ribadire che si intende come Buddhismo dei Nikaya quelle scuole, e quei monaci di quelle scuole, che non si riconoscevano negli insegnamenti dei Prajnaparamitasutra e nel Sutra del Loto, essendo inoltre tra loro divisi da differenti Vinaya e differenti Abhidharma.

Occorre poi precisare che l'attuale scuola Theravada non può essere considerata a pieno titolo una scuola del Buddhismo dei Nikaya, o hinayana, avendo essa stessa subìto, nel corso dei secoli, degli sviluppi dottrinali che l'hanno portata ad accogliere persino alcuni insegnamenti Mahayana anche se ha sempre rifiutato la canonicità delle relative scritture.


[modifica] Canonicità delle scritture

Dal punto di vista storiografico è difficile stabilire la "canonicità" di questa o di quella scrittura buddhista. Di certo sia gli Agama-nikaya (testi a cui fanno riferimento le scuole del Buddhismo dei Nikaya) che alcuni Prajnaparamitasutra sono stati messi per iscritto nello stesso periodo, ovvero nel I sec. a.e.v. Tutte queste scritture erano state precedentemente, e per secoli, trasmesse oralmente da monaci chiamati bāṇaka. Non si ha contezza di quale sia l'effettivo insegnamento del Buddha Shakyamuni lì contenuto. Generalmente si ritiene che gli Agama-nikaya possano contenere alcuni insegnamenti del Buddha storico, ma ciò non esclude la stessa cosa riguardo ai Prajnaparamitasutra più antichi. È certo invece che sia gli Abhidharma della scuola Theravada e delle scuole Buddhismo dei Nikaya che gli altri sutra Mahayana siano successivi all'insegnamento del Buddha storico e che non siano in alcun modo riferibili ad esso, come invece la tradizione di queste scuole vorrebbe suggerire. Ciononostante andrebbe ulterioremente precisato che già durante la vita del Buddha Shakyamuni esisteva la figura del Buddhavācana, ovvero di colui che avendo realizzato l' "illuminazione" poteva parlare con la "voce" del Buddha, avendone l'autorizzazione. Seguendo questa antica tradizione è comprensibile che, nel corso dei secoli, sia le scuole del Buddhismo dei Nikaya che del Buddhismo Mahayana abbiano attribuito al Buddha storico degli insegnamenti (come gli Abhidharma o i sutra Mahayana) di "illuminati" contemporanei. Tutto questo alla luce di una ulteriore considerazione che fa riferimento, ad esempio, al Nettippakaraṇa (122-4), antica guida extracanonica all'Abhidhamma del Canone pali. In questo testo si stabilisce così la canonicità di un insegnamento: «Con che cosa il sutra deve concordare? Con le Quattro nobili verità. Con che cosa il vinaya deve concordare? Con il controllo della cupidigia, della avversione e dell'illusione. Con che cosa il Dharma deve concordare? Con l'insegnamento della produzione condizionata». Ne segue che ciò che rispetta queste caratteristiche può essere considerato canonico. Analoghe considerazioni si trovano nella letteratura buddhista sanscrita del Mahapadesasutra, come nel rispettivo Mahapadesasutta (Digha-nikāya, 123) del Canone pali. Questa lettura, più filosofica che storica della canonicità di un testo, ha consentito l'ingresso in tutti i Canoni buddhisti di testi che non possono essere riferiti "storicamente" al Buddha Shakyamuni. Anche se certamente la scuola Theravada (come le scomparse scuole del Buddhismo dei Nikaya) ha cercato di attenersi maggiormente, rispetto alle scuole Mahayana, ad una interpretazione storica del criterio piuttosto che a quella filosofica.

[modifica] Divisione delle scuole

Dopo la morte (parinirvāṇa) del Buddha Shakyamuni il monachesimo buddhista si diffuse presto per tutto il subcontinente indiano. A questa diffusione corrispose anche una lenta ma graduale differenziazione nella interpretazione degli insegnamenti, all'epoca riportati oralmente, attribuiti allo stesso Buddha Shakyamuni.

La prima divisione registrata all'interno della comunità buddhista (sangha) risale alla metà del IV sec. a.e.v. quando la maggioranza della comunità denominatasi Mahasanghika si divise dagli Sthaviravada, una minoranza che si autodenominò come gli anziani, fedeli all'insegnamento autentico del Buddha. Il gruppo degli Sthaviravada rimase unito fino al III sec. a.e.v. quando da esso si separò un gruppo denominato Vatsiputriya che sosteneva l'esistenza di un pudgala (persona; e per questo conosciuti anche come pudgalavada) all'interno di ciascuno di noi, dottrina che evidentemente contraddiceva, per i suoi oppositori, l'anatman insegnato dallo stesso Buddha Shakyamuni. Alcuni decenni dopo questo scisma, se ne produsse uno nuovo e la comunità Sthaviravada si suddivise in due: Vibhajyavada e Sarvastivada. All'inizio del II sec. a.e.v. dalla comunità Vibhajyavada sorsero due ulteriori scuole: i Dharmaguptaka e i Mahisasaka. Mentre nello stesso periodo dalla scuola Sarvastivada sorse la scuola Sautrantika. Poco si sa di una ulteriore scuola, i Kasyapiya, che sembra sintetizzare le posizioni dottrinali dei Sarvastivada con quelle Vibhajyavada.

Intorno III sec. a.e.v. alcuni gruppi di Sthaviravada-Vibhajyavada si stabilirono nell'India meridionale giungendo da qui nello Sri Lanka. Essi adottarono come lingua canonica il dialetto pracritico pali e convissero accanto a comunità Mahisasaka che possedevano un vinaya simile. Si denominarono Theravada che è la traduzione in pali del sanscrito Sthaviravada. Anche questa comunità si divise sul suolo cingalese in due monasteri che adottarono diversi canoni: Mahaviharavasa (da cui deriva l'attuale scuola Theravada) e Abhayagirivasa (che successivamente accolse anche insegnamenti Mahayana e Vajrayana). Una terza corrente sorse intorno al IV sec. e.v. con i Jetavanyavasa.

Sia gli Abhayagirivasa che gli Jetavanyasa scomparvero quando nel XII sec. il re cingalese Parakkamabahu I costrinse tutti i monaci presenti sull'isola ad aderire alle dottrine Mahaviharavasa (Theravada) pena l'allontanamento dai monasteri.

È difficile stabilire con contezza la distribuzione geografica di tutte queste antiche scuole. Le iscrizioni ci dicono poco sulla presenza di quella o dell'altra scuola, perché una iscrizione di una scuola non esclude la presenza di un'altra che non ha lasciato iscrizioni. Tuttavia sulla distribuzione geografica di queste scuole possediamo la preziosa testimonianza dei pellegrini cinesi Xuanzang e Yijing che viaggiarono lungo il sub-continente indiano intorno al VII sec. Queste testimonianze ci dicono che non vi era una distribuzione omogenea, ma certamente tutte le scuole sembrano essere state presenti nel Bacino del Gange dove si situavano i più importanti siti di pellegrinaggio. Anche nell'India orientale (Bengala) convivevano due grandi gruppi di scuole: Mahasanghika e Sthaviravada. Nel VII sec. la scuola Vibhajyavada prossima se non identica al Theravada controllava tutta la regione Tamil dell'India meridionale ed era presente anche sulla costa a Nord di Bombay. I Mahisasaka sono a Nord-Ovest sulle rive del Fiume Krsna ma anche in Sri Lanka; i Dharmaguptaka sembrano essere presenti sono nell'India nord-occidentale come i Kasyapiya; i Sarvastivada dominano invece tutta l'India settentrionale dal III sec. a.e.v. fino ad almeno il VII sec.

Tutte le scuole buddhiste oggi esistenti derivano da queste scuole antiche ma con degli specifici sviluppi dottrinali.

[modifica] Note

  1. ^ Il termine fu coniato, negli anni '80, dal professor Masatoshi Nagatomi, studioso del Buddhismo Mahayana della Harvard University, per indicare le scuole pre-Mahayana del Buddhismo indiano, evitando l'utilizzo del termine Hinayana che poteva risultare offensivo per i buddhisti Theravada.
  2. ^ Richard H. Robinson e Williard L. Johnson. La religione buddhista. Roma, Ubaldini, 1998, pag. 108.
  3. ^ Philippe Cornu, Dizionario di Buddhismo, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2001, pag. 246.
  4. ^ Così Luis O. Gomez «Since the early community of wanderers, there had been ample room for disagreement and dissension. But certain forces contributed to maintaining unity: the secular powers, for instance, had much at stake in preserving harmony within the sangha, especially if they could maintain some kind of control over it» in: Buddhism: Buddhism in India, The Encyclopedia of Religion, New York, Mc Millan, 2005.
  5. ^ Nakamura Hajime si risolve utilizzando la definizione di Buddhismo dei Nikaya dello Hinayana (in: Buddhism, Schools of: Mahayana, The Encyclopedia of Religion, Mc Millan, NY 1986). Mentre Collett Cox utilizza Mainstream stream buddhist schools (in Encyclopedia of Buddhism, New York, McMillan, 2004, pag. 501). Luis O. Gomez utilizza invece early sect a anche di Hinayana schools in: Buddhism: Buddhism in India, The Encyclopedia of Religion, New York, Mc Millan, 2005. Andre Bareau invece spiega che «It would be more correct to give the name “early Buddhism” to what is called Hinayana, for the term denotes the whole collection of the most ancient forms of Buddhism: those earlier than the rise of the Mahayana and those that share the same inspiration as these and have the same ideal, namely the arhat.» in Buddhism schools of: early doctrinal school of Buddhism in The Encyclopedia of Religion, New York, Mc Millan, 2005.

[modifica] Voci correlate

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