Affondamento della Cheonan

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L'isola di Baengnyeong (Baengnyeong-do in coreano) segnata in rosso, e la zona metropolitana di Incheon in giallo

La nave Cheonan, una corvetta della classe Pohang appartenente alla Marina militare della Corea del Sud, affondò il 26 marzo 2010 nel Mar Giallo, vicino all'isola di Baengnyeong, in seguito ad una violenta esplosione. 46 persone (su 104 presenti a bordo) persero la vita[1].

Vi sono stati nel tempo vari altri fatti d'armi che si sono verificati nella zona di confine tra le due Coree o comunque hanno visto scontri a fuoco tra unità armate dei due paesi. Secondo le valutazioni di una commissione d'inchiesta sud-coreana, l'esplosione sarebbe da attribuirsi ad un siluro, anche perché nell'area sarebbero stati rinvenuti resti di un siluro pesante con scritte in caratteri hangul di fabbricazione nord-coreana e sul relitto sarebbero state trovate tracce di esplosivo prodotto in Corea del Nord.

La zona[modifica | modifica sorgente]

Una unità gemella della classe Pohang, la Sinsung

L'isola di Baengnyeong è situata nella zona di confine tra le due Coree, a oltre 160 km dalle coste sudcoreane e a una quindicina di km dalla terraferma nordcoreana. Mentre l'isola è stata assegnata dalle condizioni armistiziali alla Corea del Sud, niente è stato stabilito riguardo al tratto di mare circostante, che rappresenta peraltro una ricca zona di pesca battuta da battelli delle due Coree e della Repubblica Popolare Cinese. Per questo motivo negli anni si sono verificati diversi scontri tra unità di pattuglia delle due Coree[2].


L'evento[modifica | modifica sorgente]

Ammiragli statunitensi e sudcoreani ispezionano il relitto della Cheonan a Pyeongtaek il 13 settembre 2010

Il 26 marzo 2010 alle ore 21:25 (ora locale) una violenta esplosione è avvenuta nelle immediate vicinanze della corvetta Cheonan[3] che, insieme con una unità gemella (la Sokcho) stava operando nell'area. La nave si è spezzata in due ed è affondata cinque minuti dopo, e solo 58 dei 104 membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo[4][5][6]. Il comandante della nave, prima che la stessa affondasse, ha contattato il quartier generale della flotta sudcoreana riferendo "di essere stati attaccati dal nemico"[7].

Il recupero[modifica | modifica sorgente]

Fasi del recupero

Sotto gli ordini diretti del presidente sudcoreano Lee Myung-bak, la marina sudcoreana ha tentato innanzitutto di salvare i sopravvissuti che fossero rimasti intrappolati nello scafo. Sommozzatori hanno coadiuvato il pompaggio dell'aria nello scafo ed uno di essi è morto nel tentativo[8]. Un'altra imbarcazione con 9 membri di equipaggio è risultata dispersa durante le ricerche e si presume che abbia avuto una collisione con una nave battente bandiera cambogiana[9]. In seguito alle richieste dei familiari, le ricerche sono state sospese.

Il relitto è stato in seguito recuperato da una speciale gru posta su un pontone di grosso tonnellaggio, ed è stato attentamente studiato.

L'inchiesta[modifica | modifica sorgente]

Secondo le ultime indagini compiute da una commissione mista sudcoreana e statunitense, la nave è stata colpita dall'onda d'urto generata da un siluro esploso in prossimità della nave. La bolla generata dall'esplosione ha piegato lo scafo verso l'alto piegando verso l'alto anche le lamiere della tolda di 68 cm nel troncone di prua e di 1,48 m nel troncone di poppa, aprendo una falla tra la centina 72 e la centina 85, e l'implosione della stessa bolla ha poi risucchiato lo scafo verso il basso fratturandolo completamente.[10]. Le simulazioni hanno dato come risultato la stima dell'esplosione di 250 kg di esplosivo ad alto potenziale a circa 6-9 m di profondità e 3 m a sinistra della linea di chiglia della nave[11].

Con l'azione combinata di due battelli ed una rete speciale sono stati anche recuperati dei relitti, alcuni dei quali si sono rivelati pezzi di coda di un siluro, con in evidenza due eliche controrotanti[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Quaranta salme furono recuperate; sei i dispersi dati per morti.
  2. ^ Northern Limit Line (NLL) West Sea Naval Engagements, globalsecurity.org. URL consultato il 31 marzo 2010.
  3. ^ Report: South Korean navy ship sinks, CNN. URL consultato il 26 marzo 2010.
  4. ^ South Korean navy ship sinks near sea border with North, BBC, 26 marzo 2010. URL consultato il 26 marzo 2010.
  5. ^ Poor weather halts search of South Korea sunken warship, BBC, 31 marzo 2010. URL consultato il 31 marzo 2010.
  6. ^ Mark TranSi-Young Lee and Hyung-Jin Kim, Angry families visit site of sunken SKorean ship, Associated Press, 28 marzo 2010. URL consultato il 28 marzo 2010.
  7. ^ Cheonan Captain 'Reported Attack', English.chosun.com, 2 aprile 2010. URL consultato il 21 maggio 2010.
  8. ^ Diver dies at South Korean warship rescue site, BBC News, 30 marzo 2010. URL consultato il 30 marzo 2010.
  9. ^ (KO) Yonhap News, Yonhap News. URL consultato il 20 maggio 2010.
  10. ^ (KO) mnd-policy.tistory.com. URL consultato il 22 maggio 2010.
  11. ^ (KO) mnd-policy.tistory.com. URL consultato il 22 maggio 2010.
  12. ^ (KO) mnd-policy.tistory.com. URL consultato il 22 maggio 2010.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 37°54′54″N 124°37′12″E / 37.915°N 124.62°E37.915; 124.62