Ursus arctos arctos

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Orso bruno eurasiatico
Brown bear (Ursus arctos arctos) running.jpg
Ursus arctos arctos
Stato di conservazione
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ursidae
Genere Ursus
Specie U. arctos
Nomenclatura trinomiale
Ursus arctos arctos
Linnaeus, 1758

L'orso bruno eurasiatico (Ursus arctos arctos) è una sottospecie di orso bruno (Ursus arctos) diffusa in tutta l'Eurasia settentrionale. Questa sottospecie è nota anche come «orso bruno comune» e con molti altri nomi colloquiali.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Orso bruno eurasiatico

L'orso bruno eurasiatico ha la pelliccia di colore bruno, ma può variare anche dal giallo-brunastro al bruno scuro, al rosso bruno e, in alcuni casi, può essere perfino quasi nera. Questa folta pelliccia, i cui peli possono raggiungere una lunghezza di 10 cm, è composta da vari strati digradanti. La forma della testa è generalmente quasi rotonda, con orecchie relativamente piccole e rotonde, il cranio è largo e la bocca è munita di 42 denti, tra cui dei canini piuttosto affilati. La struttura ossea è molto resistente e le grosse zampe sono munite di grandi artigli, che possono raggiungere i 10 cm di lunghezza. Il peso varia a seconda dell'ambiente e del periodo dell'anno. Un maschio adulto pesa in media 135–410 kg ed una femmina 90–200 kg. Il più grande orso bruno eurasiatico il cui peso sia stato accertato pesava 360 kg[2].

Gli orsi ad est degli Urali sono di dimensioni maggiori ed hanno una colorazione più chiara e più rossastra. Gli orsi asiatici, inoltre, sembra che siano più aggressivi di quelli europei. Possiede una vista sviluppatissima la quale gli permette cacciare anche di notte. Di norma l'orso si riposa di giorno per poi cacciare durante la notte.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli orsi bruni furono presenti in Gran Bretagna fino al 500 d.C., quando si estinsero a causa della caccia[3].

Gli orsi bruni europei vennero utilizzati nell'antica Roma per combattere nelle arene. Gli orsi più robusti sembra che provenissero dalla Caledonia e dalla Dalmazia[4].

Nell'antichità, l'orso bruno europeo era soprattutto carnivoro, dal momento che l'80% della sua dieta era costituita da materia animale. Comunque, in seguito alla distruzione del suo ambiente, nel tardo Medioevo la carne costituiva solamente il 40% della sua alimentazione, mentre oggi ammonta a non più del 10-15%[4].

Diversamente dall'America, dove ogni anno vengono uccise in media dagli orsi due persone, in Europa (per la precisione in Scandinavia) nell'ultimo secolo vi sono stati solo tre attacchi fatali all'uomo[3].

Origine della specie[modifica | modifica wikitesto]

Orso bruno eurasiatico che si riposa

Le moderne ricerche[5] hanno reso possibile tracciare l'origine di questa specie. È difficile, tuttavia, dire qualcosa riguardo all'orso bruno, ma si pensa che abbia fatto la sua prima apparizione circa 5 milioni di anni fa. I ricercatori hanno inoltre scoperto che l'orso bruno eurasiatico si separò dal ramo principale circa 850.000 anni fa, dividendosi a sua volta in due rami, gli orsi dell'Europa occidentale e quelli della Russia, dell'Europa orientale e dell'Asia. Grazie alle ricerche sul DNA mitocondriale i ricercatori hanno scoperto che la famiglia europea è suddivisa in due sottogruppi, uno nella penisola iberica e l'altro nei Balcani.

In Scandinavia sono presenti quattro popolazioni numerose, tutte quante con il nucleo principale situato in Svezia. Analizzando l'mtDNA delle popolazioni meridionali i ricercatori hanno scoperto che probabilmente provengono dai Pirenei e dai monti Cantabrici, in Francia meridionale e Spagna. Gli orsi di queste popolazioni si diffusero in Scandinavia durante l'ultima era glaciale. Le popolazioni settentrionali derivano, invece, da quelle russo/finniche. I loro antenati probabilmente sopravvissero all'ultima era glaciale nelle aree libere dai ghiacci, ad est dei monti Urali, raggiungendo in seguito la Scandinavia settentrionale.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene l'inclusione nelle specie a basso rischio della Lista Rossa delle Specie Minacciate della IUCN del 2006 si riferisca alla popolazione globale, la verità è che le popolazioni locali stanno facendosi sempre più scarse. Proprio per questo la stessa IUCN afferma che

a basso rischio non sempre significa che la specie non sia a rischio. Vi sono delle specie in diminuzione che vengono considerate a basso rischio.

Gli orsi bruni erano diffusi un tempo dall'Irlanda ad ovest fino al Giappone ad est, e dal Nordkalotten (Scandinavia settentrionale) a nord fino ai monti dell'Atlante a sud.

È improbabile che sui monti dell'Atlante vi siano ancora degli orsi bruni e perciò alcune fonti li ritengono estinti in quella zona. L'orso bruno è estinto da molto tempo in Gran Bretagna ed in Irlanda, ma sopravvive ancora in Europa settentrionale ed in Russia. Sui Pirenei, al confine tra la Spagna e la Francia, vi è una popolazione ridottissima, al limite dell'estinzione, ed un altro gruppo ugualmente minacciato si trova sui monti Cantabrici, in Spagna.
In Italia si trovano sui monti abruzzesi (sottospecie orso marsicano), e nelle valli del Trentino, del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia.

Popolazioni più grosse si trovano in Slovacchia, Slovenia, Bulgaria e Romania, ma anche queste sono popolazioni isolate. La maggior parte degli orsi bruni europei si trova in Russia, sebbene anche questi, prima della rivoluzione russa del 1917, fossero quasi estinti a causa della caccia intensiva.

Le popolazioni più numerose si trovano ad est della catena montuosa degli Urali, nelle vaste foreste siberiane, così come in alcune regioni dell'Asia centrale (stati ex sovietici, Afghanistan, Pakistan, India, Cina centrale) e nell'isola di Hokkaidō, in Giappone.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Bear Specialist Group 1996, Ursus arctos arctos, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2017.1, IUCN, 2017.
  2. ^ Hunting Bears in Russia - Kamchatka bear hunts, Amur brown bear hunts, and more bear hunting
  3. ^ a b Brown Bear, Tooth & Claw. URL consultato il 5 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 23 dicembre 2007).
  4. ^ a b Michel Pastoureau, L'ours; Histoire d'un roi dechu, 2007, pp.419, ISBN 2-02-021542-X.
  5. ^ Det Skandinaviske Bjørneprosjektet Archiviato il 26 febbraio 2007 in Internet Archive.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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