Uberto del Vallese

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Uberto noto come Uberto del Vallese (... – Orbe, dicembre 866) fu marchese della Borgogna Transgiurana e abate laico di San Maurizio d'Agauno e dell'Abbazia di Lobbes.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del conte del Valais Bosone il Vecchio (?-855), capostipite della dinastia Bosonide e della moglie di cui non si conoscono né gli ascendenti né il nome (ma secondo alcuni storici si chiamava Engeltrude[1]). Uberto del Valais era fratello di Teutberga[2] (?-876), che andò sposa a Lotario II, figlio dell'imperatore del Sacro Romano Impero, Lotario I.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'855, sua sorella Teutberga, secondo gli Annales Lobienses, era andata in sposa al re di Lotaringia, Lotario II[2], figlio secondogenito dell'Imperatore d'Occidente Lotario I.
Uberto, abate laico di San Maurizio d'Agauno, passò gli ultimi anni della sua vita a lottare affinché la sorella Teoberga (o Teutberga) non venisse ripudiata da Lotario II.

Nell'857, sua sorella Teoberga, non essendo in grado di concepire un erede, venne ripudiata[3] da Lotario II, con l'accusa di avere un rapporto incestuoso con Uberto, abate di Saint Maurice de Valais, e rinchiusa in un monastero.
Ma dopo che un campione della regina si era sottoposto al giudizio di Dio (l'ordalia dell'acqua bollente), Teoberga era stata dichiarata innocente.
Uberto, nell'858, non sopportando l'ingiusta accusa e l'ingiuria subita dalla sorella, prese le armi, si diede al brigantaggio, nell'alta valle del Rodano, resistendo anche ad una spedizione inviatagli contro da suo cognato, il re di Lorena[4], e impose a Lotario di riprendersi Teoberga (858) e secondo il cronista, Reginone, Lotario, nell'859, concesse a Uberto la Borgogna Transgiurana, compresa tra il Massiccio del Giura ] ed il Gran San Bernardo (ducatum inter Iurum et montem Iovis)[5].

Lotario, per potersi opporre a Uberto si era dovuto rivolgere a suo fratello, l'Imperatore Ludovico, cedendogli, nell'859, le diocesi di Ginevra, Losanna e Sion.
Nel febbraio 860, Lotario aveva convocato un concilio ad Aquisgrana (Aix-la-Chapelle), dove di fronte ai vescovi di Lotaringia, e la regina Teoberga aveva confessato le sue colpe, ed era stata condannata, e imprigionata. Teoberga però, riuscì a fuggire dal monastero in cui era stata chiusa[6] e raggiunse il fratello Uberto, che era stato costretto ad abbandonare il Vallese e la Lotaringia, ed assieme, trovarono rifugio presso il re dei Franchi occidentali, Carlo il Calvo,

Nell'(863), l'abate Uberto intervenne presso papa Niccolò I, mettendolo a conoscenza del fatto che i legati papali al sinodo di vescovi Franchi convocato, a Metz, erano stati corrotti ed avevano convocato solo i vescovi lotaringi e pochi altri, favorevoli a Lotario e contrari a Teoberga, per cui il papa annullò le decisioni prese a Metz.
In quello stesso anno, secondo le Gesta Abbatum Gemblacensium Uberto, dopo aver scacciato l'abate Hartpert, si impossessò dell'Abbazia di Lobbes[7].

Dopo che la sorella Teoberga , nell'866, era stata ancora una volta allontanata dalla corte di Lotario II, secondo Reginone, Uberto si ribellò ancora contro il re Lotario II, dandosi al brigantaggio nella zona compresa tra il Massiccio del Giura e le Alpi Pennine[8].
Secondo gli Annales Xantenses, Uberto, che dopo la ribellione, era stato scomunicato da cinque vescovi, fu affrontato e ucciso da Corrado, figlio di Corrado, nipote della regina Giuditta[9]; l'avvenimento è confermato anche dagli Annales Mettenses: Uberto venne ucciso, nel dicembre dell'866, nel corso di una battaglia, nei pressi d'Orbe, combattuta contro il conte di Auxerre e neo conte (o duca) della Borgogna Transgiurana, Corrado II[10].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Uberto dalla moglie, di cui non si conoscono né il nome né gli ascendenti ebbe un figlio[11]:

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura storiografica[modifica | modifica wikitesto]

  • René Poupardin, I regni carolingi (840-918), in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 583–635

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]