Tratto di corda

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Tratti di corda illustrati nella Constitutio Criminalis Theresiana del 1768

Il tratto di corda è un sistema di tortura ed una pena corporale in uso fino all'Ottocento.

Di uso diffuso, data la semplicità della procedura. Consisteva nel legare con una lunga corda i polsi del reo dietro la schiena e poi nell'issare il corpo per mezzo di una carrucola. Il peso del corpo veniva così a gravare tutto sulle giunture delle spalle, e per aggravarne gli effetti la corda veniva ripetutamente allentata di colpo per un certo tratto e bloccata; la gravità sul peso del corpo provocava uno strappo ai muscoli e la slogatura delle braccia all'altezza dell'articolazione delle spalle. Per aumentarne gli effetti, ai piedi della vittima potevano essere legati dei pesi; generalmente la conseguenza del trattamento comportava storpiatura a vita. Era il principale mezzo di tortura dell'Inquisizione romana, dato che la Chiesa voleva evitare, entro certi limiti, lo spargimento di sangue. Lo stesso termine "tortura" deriva appunto dalla pratica diffusa di torsione delle braccia quale mezzo di tortura.

Giuseppe Gioacchino Belli commenta così gli effetti della corda nel sonetto 1733 Lo spazzetto della corda ar corso (Roma 12 novembre 1835):

« Prima la corda al corso era un supprizzio / che un galantuomo che l'avessi presa / manco era bbono ppiù a sservì la cchiesa, / manco a ffà er ladro e a gguadaggnà sur vizzio »

Nel 1620 fu sottoposto alla tortura del tratto di corda san Giovanni Sarkander, un martire che non volle rivelare il segreto della Confessione. Per la tortura si utilizzò una variante diffusa nella regione: la vittima sospesa era ustionata con torce. Morì in capo a un mese. Sul luogo della tortura, a Olomouc, è stata eretta una cappella, dove si conserva lo strumento di tortura originale.

Questo supplizio fu usato anche nell'interrogatorio del borgomastro di Bamberga Johannes Junius, accusato di stregoneria nel 1628. Gli furono dati otto tratti di corda: dopo una settimana, sebbene privatamente si dichiarasse innocente, scelse di confessare i delitti per cui era accusato.[1]

Nel film "L'ultimo inquisitore" (Goya's Ghosts) diretto dal regista Miloš Forman viene mostrata più volte l'uso del tratto di corda quale strumento di tortura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michael D. Bailey, Magia e superstizione in Europa dall'Antichità ai nostri giorni, Torino, Lindau 2008, pp. 219-220
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