Tomaso Monicelli

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Tomaso Monicelli nel 1927.

Tomaso Monicelli (Ostiglia, 10 febbraio 1883Roma, 25 maggio 1946) è stato un giornalista e drammaturgo italiano, padre del regista Mario Monicelli e dello scrittore Furio Monicelli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di modeste origini familiari, lasciò gli studi preferendo aderire al movimento operaio, dapprima da socialista rivoluzionario, poi come sindacalista rivoluzionario. Parallelamente avviò un'intensa attività pubblicistica e giornalistica. Dal 1903 al 1907 collaborò all'Avanti! con articoli di critica letteraria e teatrale, rimanendovi anche dopo la rottura dei sindacalisti con la direzione del giornale nel 1905. Fu direttore a Milano nel 1904 della Gioventù socialista, organo della Federazione giovanile socialista. Fu assiduo collaboratore della stampa sindacalista rivoluzionaria, in particolare della milanese Avanguardia socialista.

In quegli anni fu pure autore delle opere di stampo socialista che compongono la cosiddetta trilogia drammatica (Il Viandante - 1907 -, Esodo - 1908 -, La terra promessa - 1911)[1]. Progressivamente, Monicelli si allontanò dal sindacalismo. Nel 1909 e 1910 fondò e diresse a Milano Il Viandante, settimanale politico-culturale pluralista che invitava ad un riavvicinamento dei sindacalisti con i socialisti, ma non alieno da tematiche nazionaliste.

Assieme all'amico sindacalista Roberto Forges Davanzati, Monicelli approdò a concezioni nazionaliste e antigiolittiane, partecipando nel 1910 alla fondazione dell'Associazione Nazionalista Italiana. Conobbe Arnoldo Mondadori nel 1912, ad Ostiglia, ed insieme crearono quella che poi divenne la grande casa editrice. Una delle sorelle, Andreina, si sposò con lo stesso Mondadori. Nel 1915 Tomaso sposò Maria Carreri, sua concittadina. Nello stesso anno si trasferì a Bologna, dove collaborò con Il Resto del Carlino, il principale quotidiano della città.

Fu interventista sia nella Guerra di Libia sia nella Prima guerra mondiale. All'entrata in guerra dell'Italia (1915) si trasferì a Roma, dove collaborò a L'Idea Nazionale, quotidiano dell'Associazione nazionalista. Nel 1916 si arruolò volontario; combatté sul fronte del Carso con il grado di sottotenente nell'81º Reggimento dei Granatieri. Nel 1917 fondò e diresse In penombra, elegante rivista italiana di cinema[2] che però uscì solo per due anni (1918 - 1919), seguendo la sorte della casa di produzione "Tespi Film" cui era collegata. Dopo la fine della guerra fu richiamato a Roma, dove diresse L'idea Nazionale (1920-1921), poi Il Tempo (1922) e quindi il Giornale di Roma (1922-1923, insieme con Giuseppe Bottai).

Terminata l'esperienza romana (a causa della chiusura del Giornale di Roma, che cessò le pubblicazioni per fare spazio al Corriere Italiano, Monicelli ritornò a Bologna, dove assunse la direzione del Resto del Carlino (agosto 1923). L'anno seguente diventò proprietario del quotidiano[3]. Acceso nazionalista, Monicelli fu inizialmente uno strenuo sostenitore del movimento fascista. Nel 1924, però, il delitto Matteotti segnò un netto cambiamento d'opinione. Monicelli iniziò a criticare il regime. Fu forzato dopo poco tempo a lasciare la direzione del quotidiano felsineo (febbraio 1925) ed a cederne la proprietà. Nel 1926 fu nominato consigliere d'amministrazione della Società Italiana Autori Editori (SIAE). Ma l'incarico cessò l'anno dopo.

Negli anni seguenti Monicelli avvertì che il regime lo aveva isolato ed incontrò serie difficoltà economiche. Fu grazie alla benevolenza di Giuseppe Bottai, il quale gli garantì un impiego presso la casa editrice Rizzoli, che poté sopravvivere dignitosamente.
Nel 1946, perso tale posto di lavoro, decise di togliersi la vita con un colpo di rivoltella.

Oltre che drammaturgo, Tomaso Monicelli fu scrittore, traduttore, direttore dell'Istituto per i drammi di D'Annunzio.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1910 Tomaso Monicelli ebbe il suo primo figlio, Giorgio, nato da una relazione con Elisa Severi, attrice di teatro di una certa notorietà.

Dall'unione con Maria Carreri nacquero cinque figli: Franco (1912, l'anno precedente il matrimonio), Mario, famoso regista e padre della commedia all'italiana (1915), Massimo, detto Mino, giornalista e inviato speciale (1919), Furio, scrittore e insegnante al Conservatorio di Milano (1922) e Giovanna (1925)[4].

Nel 1928, da una relazione extraconiugale, nacque un'altra figlia: Silvana.

Il suicidio[modifica | modifica wikitesto]

In un'intervista pubblicata nel numero di Vanity Fair del 7 giugno 2007 (pagina 146), il figlio Mario Monicelli parlò del suicidio del padre avvenuto nell'immediato dopoguerra:

« Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l'ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l'altro un bagno molto modesto »

Anche Mario Monicelli morì suicida, il 29 novembre del 2010.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Originali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il viandante, commedia in tre atti, Genova, Rassegna Latina, 1908; Milano, Il viandante, 1910;
  • La terra promessa, dramma in tre atti, Firenze, Casa Editrice Italiana, 1911;
  • Aia Madama, Ostiglia, La Scolastica, 1912 (fu il primo libro stampato da Arnoldo Mondadori);
  • Nullino e Stellina. Storia di due bambini, Ostiglia, La Scolastica 1913;
  • L'esodo, dramma in quattro atti, Ostiglia, La Scolastica 1913;
  • Il viaggio d'Ulisse, Firenze, Bemporad, 1915;
  • Fulcieri Paulucci di Calboli, Forlì, Stabilimento tipografico romagnolo, 1917 (biografia del militare italiano);
  • Crepuscolo. Novelle, Roma, Arnoldo Mondadori, 1920;
  • Le novelle del mio paese, Roma, Arnoldo Mondadori, 1920.

Traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

dal francese

Curatele[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In quel periodo si svilupparono nell'ambiente drammaturgo e teatrale italiano un certo numero di adesioni al sindacalismo rivoluzionario - si pensi in particolare a Guido Marangoni e Walter Mocchi.
  2. ^ Tomaso Monicelli, treccani.it. URL consultato il 04-01-2012.
  3. ^ L'altro Monicelli, rivistatradurre.it. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  4. ^ Giulio Nascimbeni, Monicelli, l'iniziazione imperfetta, in «Corriere della Sera», 21 gennaio 1999.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enciclopedia dello spettacolo volume VII, Roma, Unedi, 1975 ISBN non esistente
  • Annamaria Andreoli, Franco Chiavegatti, Tomaso Monicelli. Sessant'anni dopo, Mantova, Sometti, 2007, ISBN 978-88-7495-231-1
  • Willy Gianinazzi, Intellettuali in bilico. 'Pagine libere' e i sindacalisti rivoluzionari prima del fascismo, Milano, Unicopli, 1996. ISBN 88-400-0437-8
  • Andrea Ungari, Tomaso Monicelli e la Grande Guerra, in Nuova Rivista Storica, XCIV (2010).
Predecessore Direttore de L'Idea Nazionale Successore
Enrico Corradini 16 giugno 1920 - maggio 1921 Luigi Federzoni
Predecessore Direttore del quotidiano Il Tempo Successore
Filippo Naldi aprile - 30 luglio 1922 cessato
Predecessore Direttore del Giornale di Roma Successore
/// agosto 1922 - luglio 1923 cessato
Predecessore Direttore de il Resto del Carlino Successore
Nello Quilici 5 agosto 1923 - 20 febbraio 1925 Widar Cesarini Sforza
Controllo di autorità VIAF: (EN58893924 · LCCN: (ENno2008086488 · SBN: IT\ICCU\CFIV\021162 · ISNI: (EN0000 0000 8452 6296 · BAV: ADV12201065