Filippo Naldi

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Filippo Naldi

Filippo Naldi (Borgo San Donnino, 30 maggio 1886Roma, 18 ottobre 1972) è stato un giornalista, politico e imprenditore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla nascita al 1914[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Borgo San Donnino (poi Fidenza), nel 1907 sposò a Cornuda la traduttrice russa Raisa Grigor'evna Ol'kenickaja[1], conosciuta all'Università di Padova e sua compagna di corso[2]. Ebbe da lei tre figli: Gregorio, Giovanna e Elisabetta[3].

Lasciò l'università prima di laurearsi per dedicarsi a tempo pieno all'attività giornalistica. Collaborò, da Ravenna, ai quotidiani «Gazzetta di Venezia» e «La Libertà» e alla rivista «Il Regno»; fu direttore della rivista letteraria «Il Rinnovamento», fu redattore capo de «L'Alto Adige» di Trento[4]; nel 1911 diresse il foglio liberale bolognese «Patria»[5]. Tra la fine di dicembre del 1913 e l'inizio di gennaio del 1914 fu nominato condirettore del «Resto del Carlino» insieme al bussetano Lino Carrara.

Il Popolo d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914, grazie alle sue conoscenze negli ambienti finanziari, fece da mediatore tra Benito Mussolini e alcuni grandi industriali del Nord Italia, procurando finanziamenti per la fondazione di un nuovo quotidiano socialista interventista[6], «Il Popolo d'Italia». Questo avvenne quando Mussolini era ancora direttore dell'organo ufficiale del Partito Socialista[7], «Avanti!» (della quale direzione Naldi era assiduo frequentatore) iniziò a dichiararsi favorevole all'ingresso dell'Italia nella Grande Guerra[8]. Naldi, che prima dello scoppio del conflitto frequentava già regolarmente Mussolini[9], riuscì a metterlo in contatto anche con alcuni potenti politici francesi, gli stessi che, tra il 1914 e il 1915, co-finanziarono lautamente il nuovo giornale mussoliniano interventista[10][11][12].

«Il Popolo d'Italia» vide la luce il 15 novembre 1914[13]; tuttavia, fin da subito, il rapporto di amicizia che si instaurò tra Mussolini e Naldi iniziò ad essere guardato con sospetto da alcuni esponenti del partito socialista (soprattutto dall'allora amante[14] di Mussolini, Angelica Balabanoff[15]); ciò nonostante, esso rappresentò l'inizio di una collaborazione davvero proficua, tanto che permise al quotidiano di raggiungere ottimi risultati di vendita.

Nella primavera del 1915[16] Naldi iniziò a manifestare l'intenzione di fondare un quotidiano interventista anche a Roma. L'iniziativa incontrò, però, una serie di difficoltà, che ne fecero ritardare l'uscita di oltre due anni[17][18].

Gli anni romani[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1917 il condirettore del Carlino si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna discutendo una tesi su "La teoria delle proporzioni definite nell'economia"[19].

Nel frattempo, poiché non aveva abbandonato il progetto di fondare un secondo quotidiano interventista, sul finire di quell'anno riuscì finalmente a dare vita a «Il Tempo», il cui primo numero uscì il 12 dicembre 1917[20][21][22]. Tra il dicembre del 1917 e il 1919, Naldi mantenne la direzione di due quotidiani: «Il Resto del Carlino» (Bologna)[23]e «Il Tempo» (Roma)[24].

Fino alla fine degli anni Dieci l'attività di Naldi si svolse prevalentemente all'interno dei giornali che dirigeva, ma, a partire dal 1919, iniziò ad essere sempre meno legata ad essi, come dimostrano, ad esempio, i numerosi interventi, anche finanziari, che egli effettuò a favore di altri soggetti giornalistici e politici. Uno di questi fu compiuto a favore di un'associazione che rappresentava i reduci combattenti della Grande Guerra, l'Associazione Arditi d'Italia[25]. Nel 1920, insieme con il Generale Peppino Garibaldi, nipote di Giuseppe[26], appoggiò persino la nascita di «Le Fiamme»[25], un giornale degli Arditi diretto da Giuseppe Bottai[27], e decise di farlo stampare nella propria tipografia. Nello stesso momento, i locali de «Il Tempo» diventarono una specie di punto di ritrovo per alcuni membri della suddetta associazione[26].

Sempre nel 1919, Naldi cedette la direzione del «Resto del Carlino» al fidato Mario Missiroli[28] e tentò di entrare in Parlamento. Si candidò alle elezioni politiche in una lista nittiana, ma non fu eletto[29]. Nel corso dello stesso anno si recò a Zara insieme a Peppino Garibaldi, per cercare di scalzare l'autorità di Gabriele D'Annunzio[25], senza tuttavia riuscirvi.

A partire dal 1920 fu anche "consigliere delegato per la parte politica" degli «Stabilimenti Poligrafici Riuniti»[30], la casa editrice del «Resto del Carlino»[31].

Nel 1921 si presentò nuovamente alle elezioni. Con il sostegno del liberale Giovanni Borelli, cercò di entrare in una lista dei Blocchi Nazionali (formazione che riuniva nazionalisti e liberal-conservatori voluta dall'ex Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti per sostenere la politica mussoliniana)[32], ma dovette accontentarsi di una lista fiancheggiatrice[29]. Anche in quell'occasione non riuscì ad essere eletto[29].

Ceduto «Il Tempo» a Giovanni Agnelli (e la direzione del quotidiano a Tomaso Monicelli), nell'autunno 1921, Naldi impiegò il denaro ricavato per acquisire la proprietà del «Resto del Carlino»[29]. Si indebitò però fortemente con le banche. Nel 1922, grazie alla mediazione dell'avvocato cosentino[33] Filippo Filippelli, cedette la sua quota del «Resto del Carlino» a Tomaso Monicelli (il quale l'anno seguente assunse la direzione del quotidiano bolognese)[29].

Il delitto Matteotti[modifica | modifica wikitesto]

La riuscita dell'operazione valse a Filippelli l'assegnazione della direzione del «Corriere Italiano», direzione che mantenne fino al giugno del 1924, quando venne coinvolto nel delitto di Giacomo Matteotti. A causa dell'implicazione del collega, anche Filippo Naldi finì indagato. Questo perché Filippelli noleggiò l'autovettura con cui il deputato socialista fu rapito e nella quale fu probabilmente ucciso[33]. Dopo il delitto, la polizia risalì immediatamente all'identità dell'intestatario del noleggio attraverso la targa del veicolo[34] e così, subito dopo il riconoscimento, venne emesso un ordine di arresto[35] a suo carico, sollecitato espressamente da Mussolini; inoltre, su tutti i quotidiani italiani fu pubblicata la sua foto segnaletica[36]. A causa di ciò, Filippelli decise di tentare la fuga all'estero.

Infatti, il 15 giugno 1924, poco dopo la scomparsa di Matteotti e poco prima del tentativo di fuga[36], Naldi aveva accolto Filippelli nel suo castello di Vigoleno[36], sulle colline a 20 km da Borgo San Donnino. Tuttavia, a causa dello stato di agitazione del collega, provocato dall'essere stato riconosciuto, poche ore prima, da alcune persone presso la stazione del capoluogo, i due erano stati costretti a trasferirsi presso l'albergo Aquila Romana di Borgo San Donnino, insieme anche al giornalista del «Corriere Italiano», Giuseppe Galassi. Anche questa sosta, però, non era durata a lungo, visto che, subito dopo l'arrivo, erano stati costretti a fuggire di nuovo, in maniera a dir poco rocambolesca, per eludere l'intervento di un commissario di polizia[36].

Tale fuga ebbe una eco improvvisa in tutta Italia[37]. Il giorno successivo, tutta la stampa criticò la polizia di De Bono, sottolineandone l'inefficienza[37]. Filippo Naldi si rifugiò temporaneamente a Bologna[38], mentre Galassi e Filippelli, dopo essere arrivati a Nervi (quartiere di Genova), tentarono di fuggire in Francia a bordo di un motoscafo, ma furono catturati a pochi metri dalla riva e tradotti successivamente in carcere dalle forze dell'ordine[36]. La sera di lunedì 16 giugno[39] Naldi fu a sua volta arrestato a Roma, all'interno della sua abitazione di Via Calandrelli. Fu scarcerato solo il 14 ottobre 1924[39], dopo ben quattro mesi trascorsi a Regina Coeli[40] e, successivamente, fu prosciolto per amnistia[36][41].

Gli anni francesi[modifica | modifica wikitesto]

In quegli anni, oltre ad essere stato accusato di favoreggiamento per aver coperto Filippo Filippelli durante la sua latitanza, Naldi fu anche inquisito per la bancarotta del Banco Adriatico di Cambio[29][42]. Dopo essere finito nei guai per tali motivi giudiziari, nel 1926 decise di lasciare definitivamente l'Italia e di trasferirsi in Francia[29], in veste di socialista[43] anti-fascista[44].

Durante la sua permanenza in terra francese, Naldi diresse alcune importanti società petrolifere[43], riuscendo così a mettere a frutto l'esperienza che aveva maturato durante la prima metà degli anni Venti, collaborando con alti funzionari di alcuni noti colossi petroliferi statunitensi (Standard Oil e Sinclair Oil)[45] che, con l'aiuto dei funzionari del governo Mussolini[46][29], erano riusciti ad ottenere lo sfruttamento di alcuni importanti giacimenti petroliferi italiani[47].

Il ritorno in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo quasi vent'anni trascorsi in Francia[48], tra Parigi e Avignone[43], tra anti-fascisti fuoriusciti e funzionari del Governo di Vichy[49], nei giorni della caduta del fascismo[48], quindi poco prima dell'annuncio dell'armistizio del 1943, Filippo Naldi fece ritorno in Italia con l'intenzione di appoggiare Pietro Badoglio[50] e di organizzare i movimenti di Resistenza[51]. Dopo essere stato nominato commissario dell'ufficio stampa del Governo[52] guidato dal Generale astigiano[53][54], svolse le proprie funzioni tra Brindisi e Bari, affiancando lo stesso Badoglio e Vittorio Emanuele III[55], fino al febbraio 1944, quando venne sostituito dal cuneese Nino Bolla[56].

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Naldi e la massoneria[modifica | modifica wikitesto]

Filippo Naldi fu affiliato all'obbedienza massonica della Gran Loggia d'Italia[57].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il napoletano Teodoro Rovito, Pippo fu nominato anche Commendatore della Corona d'Italia[4].

Bibliografia su Filippo Naldi[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Tazzari, "La polemica Secolo-Resto del Carlino; note illustrative per il dott. Filippo Naldi", Bologna, Stab. Poligr. Riuniti, 1917.
  • Teodoro Rovito, "Letterati e giornalisti italiani contemporanei : dizionario bio-bibliografico", Napoli, Teodoro Rovito Editore, 1922.
  • Joseph Caillaux, "Davanti alla storia: le mie prigioni", Roma, Rassegna Internazionale, 1925.
  • Luigi Salvatorelli, Giovanni Mira, "Storia d'Italia nel periodo fascista", Torino, Einaudi, 1956.
  • Indro Montanelli, "Gli Incontri", Milano, Rizzoli, 1961.
  • Renzo De Felice, "Mussolini il rivoluzionario 1883-1920", Torino, Einaudi, 1965.
  • Maria Malatesta, "Il Resto del Carlino : potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922", Milano, Guanda, 1978.
  • Benito Mussolini, "Opera omnia di Benito Mussolini", Firenze, La Fenice, 1980.
  • Mauro Canali, "Il delitto Matteotti", Bologna, Il Mulino, 1997. ISBN 8815057099.
  • Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Marco Tropea, 2001.
  • Claudio Mussolini, "La parentesi", Milano, Baldini & Castoldi, 2002. ISBN 8884901952.
  • Claudio Fracassi, "Matteotti e Mussolini", Milano, Mursia, 2004. ISBN 8842532819.
  • Ferdinando Cordova, "Arditi e legionari dannunziani", Roma, Manifesto libri, 2007. ISBN 8872855004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Russi in Italia: dizionario
  2. ^ Arte e cultura russa a Milano e Lombardia: Raissa Olkienizkaia Naldi
  3. ^ Russi in Italia
  4. ^ a b Teodoro Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei: dizionario bio-bibliografico, Napoli, 1922 - pag. 280
  5. ^ Corrado Augias, Giornali e spie: faccendieri internazionali giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della Grande guerra, Milano, A. Mondadori, 1983 - pag. 143
  6. ^ Istituto Carlo Alberto Biggini - Centenario della fondazione de “Il Popolo d’Italia”
  7. ^ Remigio Zizzo, Mussolini. Duce si diventa, Santarcangelo di Romagna, Gherardo Casini Editore, 2003
  8. ^ Rai TV: Fascismo: la stampa. Il Popolo d`Italia
  9. ^ Mario Viana, La Monarchia e il fascismo, Roma, 1951 - pag. 599
  10. ^ Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, Milano, BookTime, 2007 - pag. 79
  11. ^ Claudio Mussolini, «Grande guerra, la verità su Mussolini interventista», Corriere della Sera, 2 luglio 2002, p. 35.
  12. ^ Scrive Renzo De Felice: «Secondo Filippo Naldi, direttore del «Resto del Carlino», alle prime spese per il giornale fecero fronte alcuni industriali di orientamento più o meno interventista o, almeno, interessati ad un incremento delle forniture militari: Esterle (Edison), Bruzzone (Unione Zuccheri), Agnelli (Fiat), Perrone (Ansaldo), Parodi (armatori)». Cfr. Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Einaudi, p. 277.
  13. ^ James A.Gregor, Sergio Panunzio: il sindacalismo e il fondamento razionale del fascismo, Roma, Volpe, 1978 - pag. 218
  14. ^ Valeria Arnaldi, SPQR - Sono pettegoli questi romani. 2000 anni di gossip nella città eterna, Roma, Ultra, 2014 -
  15. ^ Indro Montanelli, Storia d’Italia - 11: L' Italia in camicia nera: 1919-3 settembre 1925, Milano, BUR Rizzoli, 2011
  16. ^ Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, Milano, BookTime, 2007 - pag. 66
  17. ^ Paolo Campioli, Filippo Naldi. Storia di un fidentino sconosciuto, 2012.
  18. ^ Corrado Augias, Giornali e spie: faccendieri internazionali giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della Grande guerra, Milano, A. Mondadori, 1983 - pag. 108
  19. ^ Archivio storico dell’Università di Bologna - Fascicoli degli studenti: Filippo Naldi
  20. ^ [1] Il Tempo
  21. ^ Gabriele Turi, Giovanni Gentile: una biografia, Giunti Editore, 1995, p. 249.
  22. ^ Domenico Giuliotti - Giovanni Papini, Carteggio vol. I, 1913-1927 (a cura di Nello Vian), Ed. di Storia e Letteratura, 1984, p. 12.
  23. ^ I direttori de Il Resto del Carlino
  24. ^ I direttori de Il Tempo
  25. ^ a b c Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969 - pag. 111
  26. ^ a b Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969 - pag. 109
  27. ^ Giuseppe Bottai - Treccani
  28. ^ Dino Biondi, Il Resto del Carlino 1885-1985: un giornale nella storia d'Italia, Bologna, Poligrafici Editoriale, 1985 - pag. 431
  29. ^ a b c d e f g h Mauro Canali, Filippo Naldi, in Dizionario biografico degli italiani, LXXVII, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012. URL consultato il 15 dicembre 2015.
  30. ^ Maria Malatesta, Il Resto del Carlino: potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922, Milano, Guanda, 1978 - pag. 328
  31. ^ Stabilimenti Poligrafici Riuniti
  32. ^ Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Roma, Manifesto libri, 2007 ISBN 8872855004.
  33. ^ a b Filippo Filippelli - Treccani
  34. ^ Mauro Canali, Il delitto Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004 - pag. 162
  35. ^ Maurizio Barozzi, Il delitto Matteotti, Roma, 2015
  36. ^ a b c d e f Claudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 298
  37. ^ a b Claudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 299
  38. ^ Mauro Canali, Il delitto Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004 - pag. 162
  39. ^ a b ASR - Delitto Matteotti - 458 (1924-25)
  40. ^ Giovanni Greco, Stampa e regno del Sud: la Gazzetta del Mezzogiorno, il primo grande quotidiano dell'Italia liberata, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1976 - pag. 87
  41. ^ Claudio Fracassi, Matteotti e Mussolini, Milano, Mursia, 2004. ISBN 8842532819
  42. ^ Sergio Fumich, Antifascismo e Resistenza a Brembio e Secugnago, Brembio, Fatti e parole, 2012 - pag. 11
  43. ^ a b c ACS - CPC - B.3477
  44. ^ Élisabeth Vailland, Drôle de vie, Paris, Lattès, 2007
  45. ^ Mauro Canali, ‘’Il delitto Matteotti: affarismo e politica nel primo governo Mussolini’’, Bologna, Il Mulino, 1997 - pag. 130
  46. ^ Giuseppina Mellace, vDelitti e stragi dell'Italia fascista dal 1922 al 1945: i casi più eclatanti dell'epoca, oltre la cronaca nera, Roma, Newton Compton, 2015
  47. ^ http://www.italiasociale.org/storia07/storia010407-2.html
  48. ^ a b Giorgio Petracchi, Al tempo che Berta filava: una storia italiana 1943-1948, Milano, Mursia, 1995 - pag. 50
  49. ^ Luigi Sturzo, Scritti inediti - Volume 3: 1940-1946, Roma, Cinque lune - Istituto Luigi Sturzo, 2001
  50. ^ Maurizio Barozzi, Il delitto Matteotti, Roma, 2015
  51. ^ Giorgio Petracchi, Al tempo che Berta filava: una storia italiana 1943-1948, Milano, Mursia, 1995 - pag. 51
  52. ^ Giovanni Greco, Stampa e regno del Sud: la Gazzetta del Mezzogiorno, il primo grande quotidiano dell'Italia liberata, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1976 - pag. 87
  53. ^ Marco Ruzzi, Gli Italian Pioneer nella guerra di liberazione: a fianco degli alleati dalla Puglia alla Venezia Giulia, 1943-45, F.lli Frilli, 2004 - pag. 82
  54. ^ Cronologia 1943, sites.google.com. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  55. ^ Peter Tompkins, Dalle carte segrete del duce: Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Mondolibri, 2002 - pag. 382
  56. ^ 1 febbraio 1944: Brindisi, Filippo Naldi si dimette da capo dell’ufficio stampa del governo ed è sostituito da Nino Bolla
  57. ^ Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Marco Tropea, 2001, pp. 38 e successive

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Predecessore Fondatore e direttore de Il Tempo Successore
/// 12 dicembre 1917 - aprile 1922 Tomaso Monicelli
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