Filippo Naldi

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Filippo Naldi

Filippo Naldi, nome completo Filippo Ernesto Maria Naldi (Borgo San Donnino, 30 maggio 1886Roma, 18 ottobre 1972), è stato un giornalista, politico e imprenditore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla nascita al 1914[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Borgo San Donnino (poi Fidenza), nel 1907 sposò a Cornuda la traduttrice russa Raisa Grigor'evna Ol'kenickaja[1], conosciuta all'Università di Padova e sua compagna di corso[2]. Ebbe da lei tre figli: Gregorio, Giovanna ed Elisabetta[3].

Lasciò l'università prima di laurearsi per dedicarsi a tempo pieno all'attività giornalistica. Collaborò, da Ravenna, ai quotidiani «Gazzetta di Venezia» e «La Libertà» e alla rivista «Il Regno»; fu direttore della rivista letteraria «Il Rinnovamento», fu redattore capo de «L'Alto Adige» di Trento[4]; nel 1911 diresse il foglio liberale bolognese «Patria»[5]. Tra la fine di dicembre del 1913 e l'inizio di gennaio del 1914 fu nominato condirettore del «Resto del Carlino» insieme al bussetano Lino Carrara.

Il Popolo d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1914, grazie alle sue conoscenze negli ambienti finanziari, fece da mediatore tra Benito Mussolini e alcuni grandi industriali del Nord Italia, procurando i primi capitali e l'appoggio necessario alle operazioni tecniche per impiantare un nuovo quotidiano socialista interventista[6], «Il Popolo d'Italia». Mussolini, direttore responsabile del quotidiano socialista «Avanti!»[7] (della quale redazione Filippo Naldi era un assiduo frequentatore), aveva assunto una posizione favorevole all'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale[8]. Naldi, che prima dello scoppio del conflitto frequentava già regolarmente Mussolini[9], mediò le sue relazioni con tali ambienti[10][11][12].

«Il Popolo d'Italia» vide la luce il 15 novembre 1914[13]; tuttavia, fin da subito, il rapporto di amicizia che si instaurò tra Mussolini e Naldi iniziò ad essere guardato con sospetto da alcuni esponenti del partito socialista (soprattutto dall'allora amante[14] di Mussolini, Angelica Balabanoff[15]); ciò nonostante, esso rappresentò l'inizio di una collaborazione davvero proficua, tanto che permise al quotidiano di raggiungere ottimi risultati di vendita.

Nella primavera del 1915[16] Naldi iniziò a manifestare l'intenzione di fondare un quotidiano interventista anche a Roma. L'iniziativa incontrò, però, una serie di difficoltà, che ne fecero ritardare l'uscita di oltre due anni[17][18].

Gli anni romani[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1917 il condirettore del Carlino si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna discutendo una tesi su "La teoria delle proporzioni definite nell'economia"[19].

Nel frattempo, poiché non aveva abbandonato il progetto di fondare un secondo quotidiano interventista, sul finire di quell'anno riuscì finalmente a dare vita a «Il Tempo», il cui primo numero uscì il 12 dicembre 1917[20][21]. Tra il dicembre del 1917 e il 1919[22], Naldi mantenne la direzione di due quotidiani: «Il Resto del Carlino» (Bologna)[23] e «Il Tempo» (Roma)[24].

Fino alla fine degli anni Dieci l'attività di Naldi si svolse prevalentemente all'interno dei giornali che dirigeva, ma, a partire dal 1919, iniziò ad essere sempre meno legata ad essi, come dimostrano, ad esempio, i numerosi interventi, anche finanziari, che egli effettuò a favore di altri soggetti giornalistici e politici. Uno di questi fu compiuto a favore di un'associazione che rappresentava i reduci combattenti della Grande Guerra, l'Associazione Arditi d'Italia[25]. Nel 1920, insieme con il Generale Peppino Garibaldi, nipote di Giuseppe[26], appoggiò persino la nascita di «Le Fiamme»[25], un giornale degli Arditi diretto da Giuseppe Bottai[27], e decise di farlo stampare nella propria tipografia. Nello stesso momento, i locali de «Il Tempo» diventarono una specie di punto di ritrovo per alcuni membri della suddetta associazione[26].

Sempre nel 1919, Naldi cedette la direzione del «Resto del Carlino» al fidato Mario Missiroli[28] e tentò di entrare in Parlamento. Si candidò alle elezioni politiche in una lista nittiana, ma non fu eletto[29]. Nel corso dello stesso anno si recò a Zara insieme a Peppino Garibaldi, per cercare di scalzare l'autorità di Gabriele D'Annunzio[25], senza tuttavia riuscirvi.

A partire dal 1920 fu anche "consigliere delegato per la parte politica" degli «Stabilimenti Poligrafici Riuniti»[30], la casa editrice del «Resto del Carlino»[31].

Nel 1921 si presentò nuovamente alle elezioni. Con il sostegno del liberale Giovanni Borelli, cercò di entrare in una lista dei Blocchi Nazionali (formazione che riuniva nazionalisti e liberal-conservatori voluta dall'ex Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti per sostenere la politica mussoliniana)[32], ma dovette accontentarsi di una lista fiancheggiatrice[29]. Anche in quell'occasione non riuscì ad essere eletto[29].

Ceduto «Il Tempo» a Giovanni Agnelli (e la direzione del quotidiano a Tomaso Monicelli), nell'autunno 1921, Naldi impiegò il denaro ricavato per acquisire la proprietà del «Resto del Carlino»[29]. Si indebitò però fortemente con le banche. Nel 1922, grazie alla mediazione dell'avvocato cosentino[33] Filippo Filippelli, cedette la sua quota del «Resto del Carlino» a Tomaso Monicelli (il quale l'anno seguente assunse la direzione del quotidiano bolognese)[29].

Il delitto Matteotti[modifica | modifica wikitesto]

La riuscita dell'operazione valse a Filippelli l'assegnazione della direzione del «Corriere Italiano», direzione che mantenne fino al giugno del 1924, quando venne coinvolto nel delitto di Giacomo Matteotti. A causa dell'implicazione del collega, anche Filippo Naldi finì indagato. Questo perché Filippelli noleggiò l'autovettura con cui il deputato socialista fu rapito e nella quale fu probabilmente ucciso[33]. Dopo il delitto, la polizia risalì immediatamente all'identità dell'intestatario del noleggio attraverso la targa del veicolo[34] e così, subito dopo il riconoscimento, venne emesso un ordine di arresto[35] a suo carico, sollecitato espressamente da Mussolini; inoltre, su tutti i quotidiani italiani fu pubblicata la sua foto segnaletica[36]. A causa di ciò, Filippelli decise di tentare la fuga all'estero.

Infatti, il 15 giugno 1924, poco dopo la scomparsa di Matteotti e poco prima del tentativo di fuga[36], Naldi aveva accolto Filippelli nel suo castello di Vigoleno[36], sulle colline a 20 km da Borgo San Donnino. Tuttavia, a causa dello stato di agitazione del collega, provocato dall'essere stato riconosciuto, poche ore prima, da alcune persone presso la stazione del capoluogo, i due erano stati costretti a trasferirsi presso l'albergo Aquila Romana di Borgo San Donnino, insieme anche al giornalista del «Corriere Italiano», Giuseppe Galassi. Anche questa sosta, però, non era durata a lungo, visto che, subito dopo l'arrivo, erano stati costretti a fuggire di nuovo, in maniera a dir poco rocambolesca, per eludere l'intervento di un commissario di polizia[36].

Tale fuga ebbe una eco improvvisa in tutta Italia[37]. Il giorno successivo, tutta la stampa criticò la polizia di De Bono, sottolineandone l'inefficienza[37]. Filippo Naldi si rifugiò temporaneamente a Bologna[38], mentre Galassi e Filippelli, dopo essere arrivati a Nervi (quartiere di Genova), tentarono di fuggire in Francia a bordo di un motoscafo, ma furono catturati a pochi metri dalla riva e tradotti successivamente in carcere dalle forze dell'ordine[36]. La sera di lunedì 16 giugno[39] Naldi fu a sua volta arrestato a Roma, all'interno della sua abitazione di Via Calandrelli. Fu scarcerato solo il 14 ottobre 1924[39], dopo ben quattro mesi trascorsi a Regina Coeli[40] e, successivamente, fu prosciolto per amnistia[36][41].

Gli anni francesi[modifica | modifica wikitesto]

In quegli anni, oltre ad essere stato accusato di favoreggiamento per aver coperto Filippo Filippelli durante la sua latitanza, Naldi fu anche inquisito per la bancarotta del Banco Adriatico di Cambio[29][42]. Dopo essere finito nei guai per tali motivi giudiziari, nel 1926 decise di lasciare definitivamente l'Italia e di trasferirsi in Francia[29], in veste di socialista[43] anti-fascista[44].

Durante la sua permanenza in terra francese, Naldi diresse alcune importanti società petrolifere[43], riuscendo così a mettere a frutto l'esperienza che aveva maturato durante la prima metà degli anni Venti, collaborando con alti funzionari di alcuni noti colossi petroliferi statunitensi (Standard Oil e Sinclair Oil)[45] che, con l'aiuto dei funzionari del governo Mussolini[29][46], erano riusciti ad ottenere lo sfruttamento di alcuni importanti giacimenti petroliferi italiani[47].

Il ritorno in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo quasi vent'anni trascorsi in Francia[48], tra Parigi e Avignone[43], tra anti-fascisti fuoriusciti e funzionari del Governo di Vichy[49], nei giorni della caduta del fascismo[48], quindi poco prima dell'annuncio dell'armistizio del 1943, Filippo Naldi fece ritorno in Italia con l'intenzione di appoggiare Pietro Badoglio[35] e di organizzare i movimenti di Resistenza[48]. Dopo essere stato nominato commissario dell'ufficio stampa del Governo[50] guidato dal Generale astigiano[51][52], svolse le proprie funzioni tra Brindisi e Bari, affiancando lo stesso Badoglio e Vittorio Emanuele III[53], fino al febbraio 1944, quando venne sostituito dal cuneese Nino Bolla[54].

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Purtroppo, sul Naldi del secondo dopoguerra si sa ben poco. Sappiamo per certo, però, che, dopo la caduta del fascismo, aveva continuato ad occuparsi di politica, giornalismo ed affari, anche al di fuori delle istituzioni e, soprattutto, a favore di quasi tutti i partiti politici, anche di sinistra. E’ stato Giorgio Petracchi, in Al tempo che Berta filava. Una storia italiana 1943-1948[48], a mettere in evidenza l’attività assolutamente anti-fascista svolta da Pippo dopo la caduta del Regime di Mussolini, e a collegarla a quella di attivista socialista fuoriuscito che il giornalista aveva svolto in Francia, a partire dal 1925-1926, e fino al luglio 1943.

Lo storico Mauro Canali[55], a sua volta, ha scritto che, prima di essere rimosso dal posto di commissario dell’ufficio stampa del Governo Badoglio I, Naldi aveva fondato un partito politico filomonarchico chiamato Concentrazione Democratico-Liberale. Dovrebbe trattarsi, per la precisione, della Concentrazione Nazionale Democratica Liberale, un piccolo partito politico a orientamento liberale e monarchico, che però, come si legge anche nella pagina Wikipedia ad esso riservata, non fu fondato da Naldi, bensì da Alfredo Covelli ed Emilio Patrissi e fu presieduto, tra l’altro, da uno dei rivali storici di Pippo, il giornalista persicetano Alberto Bergamini. Naldi però potrebbe esserne stato comunque uno degli animatori.

Dino Biondi[56] ha aggiunto qualcosa alle parole di Canali, scrivendo che, subito dopo la liberazione di Roma, l’ex condirettore de Il Resto del Carlino fondò un nuovo quotidiano nella Capitale, il Giornale della Sera, con cui appoggiò la battaglia referendaria a favore di Umberto II di Savoia. Biondi concluse scrivendo che, dopo la proclamazione della Repubblica, Pippo si stabilì nuovamente a Parigi per studiare chimica, anche forse per approfondire la sua conoscenza dei prodotti derivati dalla lavorazione del petrolio.

Prima di espatriare, però, era stato contattato dallo Stato italiano, forse da Alcide De Gasperi, per portare a conclusione una delicata trattativa per la cessione di alcuni residuati bellici alleati allo stato d’Israele[57], che era presieduto, allora, dal suo amico[58] Chaim Weizmann.

Sappiamo, inoltre, che Naldi risiedette a Roma fino al 4 novembre 1951[59]. Questo è forse il motivo per cui egli riuscì a partecipare attivamente alla trattativa di cui parlavamo poc’anzi, ovvero quella per la cessione dei residuati bellici allo stato d’Israele. L’abitazione capitolina presso cui visse fino alla data suindicata, e in una seconda fase, dal 1965 al 1968[59], dopo il ritorno da Parigi, si trovava al numero 16 di Via di Propaganda. Nella stessa abitazione visse a lungo anche la moglie Raisa Grigor´evna Ol´kenickaja, fino al giorno della sua scomparsa, avvenuta il 18 gennaio 1978[60].

L’ultimo domicilio capitolino conosciuto del giornalista fu quello del 36 di Via delle Carrozze. In questo luogo visse fino al giorno della sua morte, avvenuta il 18 ottobre 1972, poco dopo la partecipazione a Nascita di una dittatura, una celebre trasmissione televisiva condotta dal giornalista Sergio Zavoli che venne trasmessa dalla RAI[56]. Esso fu uno dei due soli interventi pubblici di un certo rilievo che Pippo volle effettuare nel secondo dopoguerra, anche per raccontare la sua versione dei fatti in merito al Ventennio fascista. Il primo era stato effettuato nel 1960, in occasione di una lunga intervista rilasciata al giornalista e critico musicale Giorgio Bontempi per il quotidiano romano comunista[61] Il Paese[62].

Note familiari[modifica | modifica wikitesto]

Naldi sposò la moglie Raisa Grigor’evna Ol’kenickaja Naldi a Cornuda (TV) nel luglio 1907.

La coppia ebbe tre figli: Gregorio, nato a Berna, in Svizzera, nel 1909, Giovanna, nata a Roma nel 1912 ed Elisabetta, nata a Bologna nel 1916[63], moglie (1954) dello scrittore francese Roger Vailland (1907-1965).

Naldi e la massoneria[modifica | modifica wikitesto]

Filippo Naldi fu affiliato all'obbedienza massonica della Gran Loggia d'Italia[64].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il napoletano Teodoro Rovito, Pippo fu nominato anche Commendatore della Corona d'Italia[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Russi in Italia: dizionario
  2. ^ Arte e cultura russa a Milano e Lombardia: Raissa Olkienizkaia Naldi
  3. ^ Raisa Grigor´evna Ol´kenickaja Naldi, russinitalia.it. URL consultato il 18 aprile 2017.
  4. ^ a b Teodoro Rovito, Letterati e giornalisti italiani contemporanei: dizionario bio-bibliografico, Napoli, 1922 - pag. 280
  5. ^ Corrado Augias, Giornali e spie: faccendieri internazionali giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della Grande guerra, Milano, A. Mondadori, 1983 - pag. 143
  6. ^ Istituto Carlo Alberto Biggini - Centenario della fondazione de “Il Popolo d'Italia”
  7. ^ Remigio Zizzo, Mussolini. Duce si diventa, Santarcangelo di Romagna, Gherardo Casini Editore, 2003
  8. ^ Rai TV: Fascismo: la stampa. Il Popolo d`Italia
  9. ^ Mario Viana, La Monarchia e il fascismo, Roma, 1951 - pag. 599
  10. ^ Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, Milano, BookTime, 2007 - pag. 79
  11. ^ Claudio Mussolini, «Grande guerra, la verità su Mussolini interventista», Corriere della Sera, 2 luglio 2002, p. 35.
  12. ^ Scrive Renzo De Felice: «Secondo Filippo Naldi, direttore del «Resto del Carlino», alle prime spese per il giornale fecero fronte alcuni industriali di orientamento più o meno interventista o, almeno, interessati ad un incremento delle forniture militari: Esterle (Edison), Bruzzone (Unione zuccheri), Agnelli (Fiat), Perrone (Ansaldo), Parodi (armatori)». Cfr. Renzo De Felice, Mussolini il rivoluzionario, Einaudi, p. 277.
  13. ^ James A.Gregor, Sergio Panunzio: il sindacalismo e il fondamento razionale del fascismo, Roma, Volpe, 1978 - pag. 218
  14. ^ Valeria Arnaldi, SPQR - Sono pettegoli questi romani. 2000 anni di gossip nella città eterna, Roma, Ultra, 2014 -
  15. ^ Indro Montanelli, Storia d'Italia - 11: L' Italia in camicia nera: 1919-3 settembre 1925, Milano, BUR Rizzoli, 2011
  16. ^ Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi, Milano, BookTime, 2007 - pag. 66
  17. ^ Paolo Campioli, Filippo Naldi. Storia di un fidentino sconosciuto, 2012.
  18. ^ Corrado Augias, Giornali e spie: faccendieri internazionali giornalisti corrotti e società segrete nell'Italia della Grande guerra, Milano, A. Mondadori, 1983 - pag. 108
  19. ^ Archivio storico dell'Università di Bologna - Fascicoli degli studenti: Filippo Naldi
  20. ^ Gabriele Turi, Giovanni Gentile: una biografia, Giunti Editore, 1995, p. 249.
  21. ^ Domenico Giuliotti - Giovanni Papini, Carteggio vol. I, 1913-1927 (a cura di Nello Vian), Ed. di Storia e Letteratura, 1984, p. 12.
  22. ^ In realtà, come spiegano: a) Maria Malatesta in Il Resto del Carlino: potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922; b) Alfonso Botti in Mario Missiroli - Giuseppe Prezzolini - Carteggio - 1906-1974, Naldi potrebbe essersi dimesso dalla direzione del Carlino il 10 marzo 1918. Tuttavia, le numerose cronotassi dei direttori del quotidiano, presenti anche in alcuni libri ufficiali sulla storia dello stesso (uno di questi è Il Resto del Carlino 1885-1985: un giornale nella storia d'Italia di Dino Biondi, commissionatogli dal Carlino in occasione del centenario della sua fondazione), confermano che la direzione di Naldi potrebbe, anzi dovrebbe, essere durata fino al 27 aprile 1919. Generando, però, di riflesso un’incompatibilità con quanto scritto da Malatesta e Botti. A dirimere il dubbio creato dall’esistenza delle suddette cronotassi potrebbe esserci riuscito, però, Ugo Bellocchi con il suo Il Resto del Carlino - Giornale di Bologna - con numerose illustrazioni e tre facsimili - Nell’antologia: gli articoli di sessanta “firme” illustri, visto che, parlando delle dimissioni di Naldi, il giornalista reggiano non ha fatto riferimento a quelle da condirettore del quotidiano, bensì solo a quelle da direttore generale, forse degli Stabilimenti Poligrafici Riuniti. Quindi, il fatto che Dino Biondi abbia voluto far corrispondere il periodo 24 dicembre 1913-27 aprile 1919 con quello della direzione Carrara-Naldi, ed abbia voluto inserire questo dato addirittura nel suo libro succitato, potrebbe indicare che quanto scritto da Bellocchi sulle dimissioni di Naldi potrebbe riferirsi proprio a quelle da direttore generale della SPR e non a quelle da condirettore del quotidiano.
  23. ^ I direttori de Il Resto del Carlino
  24. ^ I direttori de Il Tempo
  25. ^ a b c Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969 - pag. 111
  26. ^ a b Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969 - pag. 109
  27. ^ Giuseppe Bottai - Treccani
  28. ^ Dino Biondi, Il Resto del Carlino 1885-1985: un giornale nella storia d'Italia, Bologna, Poligrafici Editoriale, 1985 - pag. 431
  29. ^ a b c d e f g h Mauro Canali, Filippo Naldi, in Dizionario biografico degli italiani, LXXVII, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012. URL consultato il 15 dicembre 2015.
  30. ^ Maria Malatesta, Il Resto del Carlino: potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922, Milano, Guanda, 1978 - pag. 328
  31. ^ Stabilimenti Poligrafici Riuniti
  32. ^ Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Roma, Manifesto libri, 2007 ISBN 88-7285-500-4.
  33. ^ a b Filippo Filippelli - Treccani
  34. ^ Mauro Canali, Il delitto Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004 - pag. 162
  35. ^ a b Maurizio Barozzi, Il delitto Matteotti, Roma, 2015
  36. ^ a b c d e f Claudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 298
  37. ^ a b Claudio Fracassi, Matteotti e Mussolini - 1924 - Il delitto del Lungotevere, Milano, Mursia, 2004 - pag. 299
  38. ^ Mauro Canali, Il delitto Matteotti, Bologna, Il Mulino, 2004 - pag. 162
  39. ^ a b ASR - Delitto Matteotti - 458 (1924-25)
  40. ^ Giovanni Greco, Stampa e regno del Sud: la Gazzetta del Mezzogiorno, il primo grande quotidiano dell'Italia liberata, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1976 - pag. 87
  41. ^ Claudio Fracassi, Matteotti e Mussolini, Milano, Mursia, 2004. ISBN 88-425-3281-9
  42. ^ Sergio Fumich, Antifascismo e Resistenza a Brembio e Secugnago, Brembio, Fatti e parole, 2012 - pag. 11
  43. ^ a b c ACS - CPC - B.3477
  44. ^ Élisabeth Vailland, Drôle de vie, Paris, Lattès, 2007
  45. ^ Mauro Canali, ‘'Il delitto Matteotti: affarismo e politica nel primo governo Mussolini'’, Bologna, Il Mulino, 1997 - pag. 130
  46. ^ Giuseppina Mellace, vDelitti e stragi dell'Italia fascista dal 1922 al 1945: i casi più eclatanti dell'epoca, oltre la cronaca nera, Roma, Newton Compton, 2015
  47. ^ http://www.italiasociale.org/storia07/storia010407-2.html
  48. ^ a b c d Giorgio Petracchi, Al tempo che Berta filava: una storia italiana 1943-1948, Milano, Mursia, 1995 - pp. 50, 51
  49. ^ Luigi Sturzo, Scritti inediti - Volume 3: 1940-1946, Roma, Cinque lune - Istituto Luigi Sturzo, 2001
  50. ^ Giovanni Greco, Stampa e regno del Sud: la Gazzetta del Mezzogiorno, il primo grande quotidiano dell'Italia liberata, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1976 - pag. 87
  51. ^ Marco Ruzzi, Gli Italian Pioneer nella guerra di liberazione: a fianco degli alleati dalla Puglia alla Venezia Giulia, 1943-45, F.lli Frilli, 2004 - pag. 82
  52. ^ Cronologia 1943, sites.google.com. URL consultato il 15 gennaio 2016.
  53. ^ Peter Tompkins, Dalle carte segrete del duce: Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Mondolibri, 2002 - pag. 382
  54. ^ 1 febbraio 1944: Brindisi, Filippo Naldi si dimette da capo dell'ufficio stampa del governo ed è sostituito da Nino Bolla
  55. ^ Mauro Canali, "Cesare Rossi - Da rivoluzionario a eminenza grigia del fascismo", Bologna, Il Mulino, 1991 - pp. 230, 381
  56. ^ a b Dino Biondi, "Il Resto del Carlino 1885-1985: un giornale nella storia d'Italia", Bologna, Poligrafici Editoriale, 1985 - pag. 191
  57. ^ Yeoshua Freundlich, "Documents on the foreign policy of Israel - Volume 5 - 1950 - Companion volume", Jerusalem, State of Israel - Israel state archives, 1988
  58. ^ Indro Montanelli, "Busti al Pincio", Milano, Longanesi & C., 1953 - pag. 71.
  59. ^ a b Comune di Roma - Servizi demografici - Certificazione anagrafica del 9 settembre 2010 relativa a Naldi Filippo
  60. ^ Raissa Olkienizkaia nel sito “Russi in Italia”
  61. ^ Adele Cambria, "Nove dimissioni e mezzo: le guerre quotidiane di una giornalista ribelle", Roma, Donzelli editore, 2010 - pag. 99
  62. ^ Enrico Veronesi, “Il giovane Mussolini, 1900-1919: i finanziamenti del governo francese, l'oro inglese e russo, gli amori milanesi”, Milano, BookTime, 2007 - pag. 99
  63. ^ Sezione anagrafica dell’archivio dell’Istituto S.C. Filippo Naldi
  64. ^ Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Marco Tropea, 2001, pp. 38 e successive

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Tazzari, "La polemica Secolo-Resto del Carlino; note illustrative per il dott. Filippo Naldi", Bologna, Stab. Poligr. Riuniti, 1917.
  • Teodoro Rovito, "Letterati e giornalisti italiani contemporanei : dizionario bio-bibliografico", Napoli, Teodoro Rovito Editore, 1922.
  • Joseph Caillaux, "Davanti alla storia: le mie prigioni", Roma, Rassegna Internazionale, 1925.
  • Luigi Salvatorelli, Giovanni Mira, "Storia d'Italia nel periodo fascista", Torino, Einaudi, 1956.
  • Indro Montanelli, "Gli Incontri", Milano, Rizzoli, 1961.
  • Renzo De Felice, "Mussolini il rivoluzionario 1883-1920", Torino, Einaudi, 1965.
  • Maria Malatesta, "Il Resto del Carlino : potere politico ed economico a Bologna dal 1885 al 1922", Milano, Guanda, 1978.
  • Benito Mussolini, "Opera omnia di Benito Mussolini", Firenze, La Fenice, 1980.
  • Mauro Canali, "Il delitto Matteotti", Bologna, Il Mulino, 1997. ISBN 88-15-05709-9.
  • Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell'Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Marco Tropea, 2001.
  • Claudio Mussolini, "La parentesi", Milano, Baldini & Castoldi, 2002. ISBN 88-8490-195-2.
  • Claudio Fracassi, "Matteotti e Mussolini", Milano, Mursia, 2004. ISBN 88-425-3281-9.
  • Ferdinando Cordova, "Arditi e legionari dannunziani", Roma, Manifesto libri, 2007. ISBN 88-7285-500-4.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de il Resto del Carlino Successore
Ettore Marroni 24 dicembre 1913 - 27 aprile 1919 Mario Missiroli
Predecessore Fondatore e direttore de Il Tempo Successore
/// 12 dicembre 1917 - aprile 1922 Tomaso Monicelli
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