Tenda Rossa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

La Tenda Rossa era la tenda all'interno della quale trovarono rifugio i superstiti dell'incidente del dirigibile Italia da quando caddero sul pack della banchisa polare artica alle ore 10:33 del 25 maggio 1928 sino al momento del loro salvataggio operato il 12 luglio dal rompighiaccio sovietico Krasin.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

La Tenda Rossa fu progettata dall'ingegnere Felice Trojani, tra le dotazioni di emergenza per i membri dell'equipaggio che si intendeva far scendere dall'aeronave sul Polo nord; della dotazione faceva parte anche la radio Ondina 33, attraverso la quale il marconista Giuseppe Biagi riuscì prima a lanciare l'SOS e poi a guidare i soccorsi verso i superstiti. Il progetto della tenda fu preceduto da un accurato studio di quelle usate nelle precedenti spedizioni polari, e venne realizzata dalla Ditta Moretti di Milano.

La Tenda Rossa era di tipo a bastone centrale, con una base parallelepipeda di 2,75 x 2,75 m per 1 m di altezza a cui si sovrapponeva una parte piramidale il cui vertice si trovava a due metri e mezzo dal suolo. L'accesso era assicurato attraverso un ingresso circolare di un metro di diametro e chiuso da una manica a vento. Le pareti esterne e il fondo erano in seta grezza, non colorata, mentre le pareti interne erano di seta azzurra; il colore venne scelto come palliativo contro l'oftalmia delle nevi[1].

La tenda, progettata per accogliere al massimo quattro persone, ne ospitò invece nove (di cui due ferite alle gambe, Umberto Nobile e Natale Cecioni), la mascotte Titina, una parte della radio e gli accumulatori che la alimentano. Una volta recuperata la tenda tra i materiali sparsi sul pack, venne drizzata da Trojani, mentre Mariano e Viglieri piantavano i picchetti nel ghiaccio e tendevano i venti, caricando i bordi con i viveri recuperati ed altri pesi. Sul fondo vennero disposti i cartoni che contenevano le carte di navigazione e l'unico sacco a pelo superstite che, tagliato ed aperto, avrebbe ospitato i due feriti Cecioni e Nobile, con accanto la stufetta catalitica accesa.

Per valutare correttamente l'altezza del dirigibile rispetto al suolo, non erano sufficientemente affidabili gli altimetri disponibili al tempo, e venne quindi utilizzato un sistema più efficiente: dalla cabina del dirigibile venivano lasciate cadere delle fiale di vetro, ripiene di fucsina, misurando il tempo di caduta con uno speciale cronometro, realizzato a Roma da Hausmann, a partire dal rilascio sino al momento in cui la fiala, rompendosi, colorava di rosso il pack.

Per rendere più visibile la tenda dall'alto, i superstiti decisero di utilizzare le fiale di fucsina sopravvissute alla caduta per disegnare un reticolo di linee rosse. Una volta stabilite le comunicazioni attraverso la radio, i soccorritori vennero a conoscenza della nuova colorazione, ed i giornalisti coniarono il nome - Tenda Rossa - con cui entrò nella storia. La luce continua ed aggressiva dell'estate nordica fece però svanire le delicate aniline in pochissimi giorni, riportando la tenda alla sua livrea originaria.

La Tenda Rossa venne recuperata, insieme all'aeroplano di Einar Lundborg ed a tutti i materiali del campo, dall'equipaggio del Krasin. Al ritorno in Italia, Umberto Nobile donò la Tenda Rossa al Comune di Milano, finanziatore della spedizione polare, che la destinò al Museo del Castello Sforzesco, oggi Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, dove Felice Trojani la montò per l'ultima volta. La Tenda Rossa rimase esposta al pubblico sino alla metà degli anni novanta, ed ora è in attesa di un lungo e delicato restauro che ne consenta ancora una volta l'esposizione al pubblico[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'oftalmia delle nevi, o oftalmia nivalis, è una forma di cheratocongiuntivite provocata dall'esposizione dell'occhio alla luce solare, esaltata dal candore della neve e del ghiaccio, specie nella componente UV. Si manifesta con una necrosi superficiale della cornea e una conseguente congiuntivite; l'interessamento delle terminazioni nervose la rende estremamente dolorosa. Viene trattata tenendo il paziente al buio e - al tempo della spedizione dell'Italia (1928) - apponendo sulle palpebre un'ostia impregnata di cocaina. Tutti i superstiti ne soffrirono, con minori conseguenze per Trojani (che portava gli occhiali da vista), Nobile e Cecioni (che, feriti, erano confinati per la maggior parte del tempo all'interno della tenda).
  2. ^ Benché annunciato pubblicamente nel 2008, con la promessa di adeguati finanziamenti da parte del Comune di Milano (cui era stata donata), non si hanno al giugno del 2014 altre notizie sull'inizio e sull'andamento del restauro. Copia archiviata, su milano.corriere.it. URL consultato il 7 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 31 luglio 2012)..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice Trojani, La coda di Minosse: vita di un uomo, storia di una impresa, IX edizione, Milano 2007, Ugo Mursia.
  • Felice Trojani, L'ultimo volo, IV edizione, Milano 2008, Ugo Mursia.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]