Giuseppe Biagi (esploratore)

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Giuseppe Biagi (Medicina, 2 febbraio 1897Roma, 1º novembre 1965) è stato un militare, esploratore e marconista italiano, che prese parte alla spedizione di Umberto Nobile al polo nord sul dirigibile Italia, nel maggio 1928.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Raffaele Biagi e Virginia Natali, nacque e crebbe i primi anni presso una fattoria delle campagne bolognesi, insieme ai fratelli Cesira e Alfredo. Nel 1903 la famiglia si trasferì a Bologna, dove il giovane Giuseppe continuò gli studi all'istituto tecnico Aldini.
Nel 1911 cominciò a lavorare sulle imbarcazioni a Rimini, quindi decise di studiare radiotelegrafia presso la scuola tecnica di Varignano, una località portuale vicino a La Spezia (dove in seguito diventerà istruttore).
Partecipò come marconista ad alcune azioni importanti della prima guerra mondiale[1], dove prese il soprannome di Baciccia. Terminata la guerra, si sposò con Anita Bucilli, ed ebbero il figlio primogenito, Giorgio.

Nel 1928, in attesa della figlia secondogenita (Italia Biagi), entrò nel gruppo di spedizione esplorativa artica di Nobile e, il 25 maggio dello stesso anno, ne condivise la tragedia, quando cadde il dirigibile Italia dopo aver sorvolato il Polo Nord.
Dopo lo schianto sulla banchisa polare Biagi si distinse per aver ripetutamente lanciato l'SOS alla nave appoggio Città di Milano durante il periodo in cui l'equipaggio superstite riparò sotto la cosiddetta Tenda Rossa, attraverso una stazione radio a onde corte il cui apparato trasmettitore era soprannominato Ondina 33. In un primo tempo, il segnale di soccorso non fu ricevuto a causa della propagazione delle onde corte e di altri fattori di contesto[2]. I segnali di soccorso furono captati dal radioamatore russo Nikolaj Schmidt, il quale però non riuscì ad intercettare le coordinate della posizione dei naufraghi, dando indicazioni errate[3]. La nave appoggio Città di Milano riuscì poco dopo ad intercettare il messaggio completo e ad avviare le ricerche sul punto esatto della Tenda Rossa. Grazie a questo, 8 naufraghi si salvarono, soccorsi dalla nave rompighiaccio russa Krassin, il 12 luglio dello stesso anno.

Biagi continuò ancora il suo lavoro come sottufficiale della Marina Militare, per poi ritirarsi negli ultimi anni di vita e aprire un distributore di carburanti sulla via Ostiense, alla periferia di Roma[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Biagi, O.M. emerito dell’A.R.I. (Associazione Radioamatori Italiani)
  2. ^ Claudio Sicolo, Le onde smarrite della tenda rossa, Albino (BG), Sandit, 2017, pp. 238-304.
  3. ^ Claudio Sicolo, Le onde smarrite della tenda rossa, Albino (BG), Sandit, 2017, pp. 292-293, 305-308.
  4. ^ Giuseppe Biagi - La Tenda Rossa - L'anniversario della spedizione di Biagi

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN233282709 · ISNI (EN0000 0003 6742 9584 · SBN IT\ICCU\SBNV\028782