Tempio di Giunone (Agrigento)

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Tempio di Giunone
Agrigent BW 2012-10-07 12-24-45.JPG
Civiltàgreca
UtilizzoTempio
StileOrdine dorico
EpocaV secolo a.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneAgrigento
Altitudine120[1] m s.l.m.
Amministrazione
PatrimonioValle dei Templi
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°17′18.93″N 13°36′00.59″E / 37.288593°N 13.600163°E37.288593; 13.600163

«Arrivammo presto all'estremità orientale della città, dove i ruderi del tempio di Giunone cadono ogni anno sempre più in rovina per la corrosione prodotta dall'aria e dalle intemperie sulla pietra porosa.»

(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)

Il tempio di Hera Lacinia, noto anche come tempio di Giunone (dal nome romano della dea) o tempio D, è un tempio greco dell'antica città di Akragas sito nella Valle dei Templi di Agrigento.

Il tempio[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificato nella seconda metà del V secolo a.C., intorno al 450 a.C. e appartiene come epoca e come stile al periodo del dorico classico. Sono stati rilevati segni dell'incendio del 406 a.C. dopo il quale è stato restaurato in età romana, con la sostituzione delle originarie tegole fittili con altre marmoree e con l'aggiunta del piano inclinato alla fronte orientale.

Pianta del tempio

L'edificio è un tempio dorico periptero con 6 colonne sui lati corti (esastilo) e 13 sui fianchi, secondo un canone derivato dai modelli della madrepatria ed utilizzato anche per il tempio "gemello" della Concordia con il quale è accomunato anche dalle dimensioni generali e dalle misure, quasi standardizzate di alcuni elementi costruttivi. Le dimensioni complessive sono di circa m 38,15x16,90.

Il fronte presenta interassi leggermente diversi con la contrazione di quelli terminali e l'enfatizzazione di quello centrale. Il peristilio di 34 colonne alte m. 6,44 e costituite da 4 rocchi sovrapposti, poggia su un crepidoma di quattro gradini. Edificato su di uno sperone con un rialzo risulta in gran parte costruito artificialmente.

L'interno è costituito da un naos senza colonnato interno, del tipo doppio in antis, dotato di pronao e opistodomo simmetrici, entrambi incorniciati da gruppi di due colonne (distili). Due scale per l'ispezione alla copertura o per motivi di culto, erano presenti nella muratura di separazione tra naos e pronaos (diaframma).

Attualmente si conserva il colonnato settentrionale con l'epistilio e parte del fregio, mentre i colonnati sugli altri tre lati sono conservati solo parzialmente (mancano 4 colonne e 9 sono smozzate), e senza architrave. Pochi sono gli elementi rimasti della cella di cui rimane la parte bassa della muratura che la delimitata. L'edificio è stato così ricostruito mediante anastilosi fin dal Settecento ad oggi. Davanti al fronte principale (orientale) ci sono notevoli resti dell'altare.

Lo scoperchiamento da parte di Quinto Fulvio Flacco[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del III secolo a.C., un politico, censore e console romano di nome Quinto Fulvio Flacco, citato più e più volte da autori latini ragguardevoli e provvisti di rinomanza come Tito Livio, Eutropio e Svetonio, spogliò il tempio di Giunone Lacinia del tetto, costituito interamente in marmo[2].

(LA)

«Q. Fulvius Flaccus censor templum
Iunonis Laciniae tegulis marmoreis spoliavit»

(IT)

«Il censore Quinto Fulvio Flacco spogliò
il tempio di Giunone Lacinia dal tetto in marmo.»

(Tito Livio, Ab urbe condita, I, 11, 7-8)

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ lavalledeitempli.it - Tempio di Giunone (Era) Lacinia
  2. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, Tra il 27 a.C. e il 14 d.C..

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