Tata Safari

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Tata Safari
Safaridicor.jpg
Descrizione generale
Costruttore India  Tata Motors
Tipo principale Fuoristrada
Produzione dal 1998
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4810 mm
Larghezza 1810 mm
Altezza 1925 mm
Passo 2650 mm
Massa 1920 kg
Altro
Auto simili Hyundai Terracan
Mahindra Goa
Suzuki Grand Vitara
Tata Safari 4x4 rear.JPG

La Tata Safari è una grande fuoristrada prodotta dalla casa automobilistica indiana Tata Motors a partire dal 1998.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

La Safari rappresenta il fuoristrada della gamma Tata realizzato soprattutto per i mercati più industrializzati come quelli europei, infatti a differenza della restante gamma Tata, presentava soluzioni innovative e moderne ed è per questo che venne subito apprezzato in Italia e sul mercato locale.

La gamma Tata negli anni novanta vide l'espansione in nuovi mercati ed era per questo che vennero introdotti nuovi modelli più avanzati come la Indica, piccola utilitaria da 3,70 metri e la Safari, un grande off-road dedicato soprattutto agli sterrati. Il Safari è stato progettato come un sette posti comodi con terza fila ripiegabile, abitacolo spazioso e motore discretamente potente; sul mercato si è posizionato come un'alternativa dal prezzo concorrenziale agli altri fuoristrada veri e propri, come il Mitsubishi Pajero, il Toyota Land Cruiser ma anche lo Hyundai Galloper, lo Hyundai Terracan ed il Land Rover Discovery senza sconfinare però nel territorio dei Fuoristrada PURI quali Land Rover Defender, Iveco Massif e simili.

Debutto ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

La vettura definitiva è stata presentata nel 1998 in India e l'importazione in Europa è avvenuta nel corso dello stesso anno. Rispetto al modello indiano la Safari europea presentava alcune modifiche in particolare la dotazione degli accessori più ricca per andare incontro alle esigenze della clientela europea, i paraurti erano in tinta differente rispetto al resto della carrozzeria per rendere l'aspetto più moderno. Il nome Safari è stato adottato per sottolineare le doti fuoristradistiche del veicolo, in particolare la vocazione per i raid sottolineata anche dalla presenza della ruota di scorta esterna (applicata sul portellone). In realtà l'auto è stata progettata anche per un uso stradale, l'estetica morbida mette fine all'idea dei fuoristrada spartani e tozzi. La Safari è lunga 4,65 metri da un paraurti all'altro ma la presenza della ruota di scorta esterna fa aumentare le dimensioni fino a 4,81 metri[1].

Nel corso della vita commerciale del modello sono stati presentati diversi aggiornamenti sia estetici che meccanici: nel 2005 venne presentato un importante restyling che vide l'adozione di un nuovo scudo paracolpi, nuovi gruppi ottici e calandra cromata, nuovi interni e posteriore ridisegnato con grafica dei fanali inedita. Nuovo gruppo di trasmissione Borg Warner e impianto frenante rivisto. Il motore adottato dalla versione del 2005 era il nuovo 3,0 litri quattro cilindri Diesel common rail Dicor da 116 CV derivato da una unità Mercedes-Benz commerciale poi aggiornata.

Nel dicembre 2006, al Motor Show di Bologna[2], un ulteriore aggiornamento vide l'adozione del motore 2.2 litri diesel common rail Dicor da 143 CV di origine gruppo PSA e rivisitato con supporto AVL. Il 2.2 era omologato Euro 4 ed ha sostituito la precedente unità sui nostri mercati mentre in India il 3.0 litri è rimasto in produzione. Il modello aggiornato entrò in vendita durante la primavera del 2007.

Infine nel 2010 un lifting estetico[3] ha introdotto una nuova calandra cromata, nuovi rivestimenti interni, nuova strumentazione interna con inserti in legno per la console centrale e nuove tinte per la carrozzeria.

Meccanica e motorizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

La Safari sfrutta una base meccanica specifica adatta soprattutto per un uso fuoristradistico con telaio a longheroni e traverse, trazione integrale con schema part-time (trazione posteriore con possibilità di inserimento trazione anteriore nelle sole situazione off-road) con sistema di innesto a comando elettrico fino a 60 km-h, dotato di riduttore su tutti i rapporti, differenziale posteriore autobloccante e mozzi anteriori a bloccaggio/sbloccaggio automatico (sulla prima serie presente anche la possibilità di blocco manuale, poi eliminata in favore della soluzione completamente automatica). Le sospensioni anteriori sono con avantreno a doppio trapezio oscillante e barra di torsione mentre al retrotreno è stato adottato uno schema a ponte rigido con cinque bracci tiranti e molle elicoidali. I freni anteriori sono a disco autoventilanti abbinati a quelli posteriori che sono a tamburo autoregistrante. Il sistema frenante è idraulico con circuito indipendente dotato di sistema antibloccaggio freni ABS più ripartitore elettronico della forza frenante EBD a partire dalla seconda serie denominata EX2 (la prima serie, versione EX NON era dotata di ABS-EBD e montava dischi freno pieni, non autoventilanti). Interessante sottolineare come diverse componenti a livello trasmissione/sospensivo, in particolare i ponti siano marchiati DANA (DANA 44 ponte e differenziale posteriore e DANA 44 REVERS differenziale anteriore) cosa che garantisce notevolissima robustezza di utilizzo e alta possibilità di elaborazione (DANA fornisce componenti alla casa JEEP e molte sono le preparazioni fattibili rivolgendosi ad un preparatore JEEP o che sappia lavorare su componenti DANA).

Il motore della prima versione è stato un quattro cilindri 2,0 litri diesel (1948 cc effettivi), dotato di iniezione indiretta e turbocompressore KKK con distribuzione a due valvole per cilindro in grado di erogare dagli 88 ai 90 cv a seconda delle serie (euro2 o euro3). Il propulsore in questione pur non essendo affatto veloce, si rivelava un vero mulo e riusciva a garantire anche consumi discreti a patto di essere sfruttato per quello che era, cioè un motore di derivazione prevalentemente commerciale (deriva infatti da un propulsore Peugeot utilizzato su veicoli commerciali leggeri, rivisitato poi da Tata).

Il motore 3.0 Dicor (acronimo di Direct injection common rail) è il primo diesel a iniezione diretta montato dalla casa indiana, è un moderno quattro cilindri (derivato da una unita commerciale Mercedes-Benz), con iniezione common rail e distribuzione a sedici valvole. Eroga la potenza massima di 116 CV (85 kW) e rispettava la normativa Euro 3. La coppia massima è di 300 N·m erogata tra 1.600 e i 2.000 giri al minuto. Il 3.0 Dicor diesel è stato rimosso dai listini italiani nel 2007 con l'ingresso del motore 2.2 Dicor ma per i mercati esteri la produzione del 3.0 è continuata poiché si è rilevato un motore robusto ed elastico nonostante i pochi cavalli in rapporto alla cilindrata.

Il motore 2.2 Dicor(origine gruppo psa, rivisitato con supporto avl) è sempre un quattro cilindri 16V con iniezione diretta common rail e intercooler, eroga 143 CV (105 kW) con coppia massima di 320 N·m disponibili tra i 1.700 e i 2.700 giri al minuto. Il nuovo motore eroga parecchi cavalli in più rispetto alle precedenti unità ma i consumi sono più bassi rispetto al passato: sul ciclo misto la Tata dichiara 7,7 litri per percorrere 100 km, con emissioni medie di 205 grammi di anidride carbonica emessi per km. Il motore 2.2 Dicor è il primo omologato Euro 4.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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