Stig Dagerman

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Stig Dagerman

Stig Dagerman (Älvkarleby, 5 ottobre 1923Enebyberg, 5 novembre 1954) è stato un giornalista, scrittore e anarchico svedese. Talentuoso, sensibile e libertario concluse la propria esistenza suicidandosi a soli 31 anni. Per la somma di questi fattori sopravvive tutt'oggi come figura mitica della letteratura svedese. È per molti versi un emblema della letteratura quarantista, capitanata dai celebri Karl Vennberg e Erik Lindegren.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'abbandono da parte della madre nei primissimi mesi dopo la nascita e per la difficoltà del padre, minatore nei pressi di Stoccolma, di garantire le condizioni essenziali alla crescita, il piccolo Stig fu ospitato e cresciuto dai nonni paterni. Anche contrariamente a talune descrizioni biografiche, egli più tardi descrisse l'infanzia come l'epoca forse più felice della sua vita.

Nei nonni, similmente a quanto accadde allo scrittore austriaco Thomas Bernhard, trovò delle figure vivaci, rassicuranti ed intellettualmente stimolanti, dunque le prime condizioni per il futuro percorso intellettuale. L'uccisione del nonno nel 1940 da parte di uno squilibrato e, poco tempo dopo, la perdita della nonna colpita da una emorragia cerebrale, portarono Stig Dagerman a commettere il primo di una serie di tentati suicidi. Tempo dopo si sarebbe trasferito a Stoccolma dal padre.

A soli tredici anni poté avvicinarsi all'anarchismo e al sindacalismo. Iniziò precocemente l'attività di scrittore in seno all'Unione Sindacale Giovanile (Syndikalistiska Ungdomsförbundet) per poi elevarsi a redattore del giornale Storm (traducibile come La tempesta) e, ancora, a cura prevalentemente di fatti di cronaca, del giornale anarcosindacalista Arbetaren (L'operaio). Solo in seguito avrebbe potuto scrivere per le sezioni culturali.

Nel 1945 il primo romanzo, Ormen (Il serpente), avente per soggetto l'elemento del terrore, segnò il debutto di Stig Dagerman e l'immediato riconoscimento della critica a fronte del contenuto e dell'originale soluzione stilistica. Non passò troppo tempo perché egli si dimettesse dall'incarico di redattore di Arbetare e si dedicasse a tempo pieno alla scrittura non giornalistica, per cui nel 1946 vide la luce De dömdas ö (L'isola dei condannati), uno dei suoi lavori più complessi, concepito nella casa di Strindberg a Kymmendö.

La produzione di Dagerman subì un'accelerazione. Nel 1947 comparve e fu messa in scena al Dramaten la prima pièce teatrale, Den Dödsdömde (Il condannato a morte), mentre raggiunsero la pubblicazione anche la raccolta di racconti Nattens Lekar (I giochi della notte) e l'intera serie di reportage dalla Germania dell'immediato dopoguerra, prodotti per Expressen (L'espresso) e riuniti nel volume Tysk höst (Autunno tedesco), vera consacrazione al grande pubblico.

Nel 1949 vide la luce Bröllopsbesvär (Preoccupazioni matrimoniali), burla popolare dai tratti satirici; alla quale fece seguito una condizione esistenziale complessa, la separazione dalla prima moglie e una nuova unione con l'attrice Anita Björk, il rifiuto continuo delle proposte di lavoro da parte dell'editore e una lunga depressione terminata con il suicidio, il 5 novembre 1954.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Stig Dagerman, Il serpente (Ormen), in Gli Iperborei 331, traduzione di Fulvio Ferrari, postfazione di Fulvio Ferrari, Milano, Iperborea, 2021 [1945], ISBN 978-88-7091-631-7.
  • Stig Dagerman, L'isola dei condannati (De dömdas ö), in Vanda Monaco Westerståhl (a cura di), Archivio del romanzo 21, Napoli, Guida, 1985 [1946], ISBN 88-7042-717-X.
  • Stig Dagerman, Autunno tedesco. Descrizione d'un viaggio (Tysk höst), in Fulvio Ferrari (a cura di), Letture 7, traduzione di Massimo Ciaravolo, Torino, Il quadrante, 1987 [1947], ISBN 88-381-0031-4.
    • Stig Dagerman, Autunno tedesco. Viaggio tra le rovine del Reich millenario (Tysk höst), in Fulvio Ferrari (a cura di), I leoni, Torino, Lindau, 2007 [1947], ISBN 978-88-7180-688-4.
    • Stig Dagerman, Autunno tedesco (Tysk höst), in Fulvio Ferrari (a cura di), Senza frontiere, Torino, Lindau, 2014 [1947], ISBN 978-88-6708-297-1.
    • Stig Dagerman, Autunno tedesco (Tysk höst), in Fulvio Ferrari (a cura di), Iperborea 289, traduzione di Massimo Ciaravolo, con uno scritto di Giorgio Fontana, Milano, Iperborea, 2018 [1947], ISBN 978-88-7091-489-4.
  • Stig Dagerman, I giochi della notte (Nattens lekar), in Iperborea 59, traduzione di Carmen Giorgetti Cima, introduzione di Andrea Gibellini, Milano, Iperborea, 1996; 1999 (2ª ed.); 2011 (3ª ed.); 2012 (4ª ed.); 2018 (5ª ed.) [1947], ISBN 88-7091-059-8.
  • Stig Dagerman, Bambino bruciato (Bränt barn), in Iperborea 45, traduzione di Gino Tozzetti, introduzione di Goffredo Fofi, Milano, Iperborea, 1994; 1998 (2ª ed.); 2001 (3ª ed.); 2012 (4ª ed.); 2019 (5ª ed.) [1948], ISBN 88-7091-045-8.
  • Stig Dagerman, Il viaggiatore (Dikter, noveller, prosafragment), in Iperborea 23, traduzione di Gino Tozzetti, introduzione di Goffredo Fofi, Milano, Iperborea, 1991; 1992 (2ª ed.); 1993 (3ª ed.); 1997 (4ª ed.); 1998 (5ª ed.); 1999 (6ª ed.); 2003 (7ª ed.); 2007 (8ª ed.); 2014 (10ª ed.); 2018 (11ª ed.) [1951], ISBN 88-7091-023-7.
    • Stig Dagerman, Il viaggiatore (Dikter, noveller, prosafragment), in Itinerari del Corriere della sera 29, postfazione di Goffredo Fofi, Milano, RCS MediaGroup, 2018 [1951].
  • Stig Dagerman, Il nostro bisogno di consolazione (Vårt behov av tröst), in Iperborea 21, traduzione di Fulvio Ferrari, introduzione di Fulvio Ferrari, Milano, Iperborea, 1991; 1993 (2ª ed.); 1996 (3ª ed.); 1997 (4ª ed.); 2000 (5ª ed.); 2003 (6ª ed.); 2007 (7ª ed.); 2011 (8ª ed.); 2013 (9ª ed.); 2015 (10ª ed.); 2017 (11ª ed.); 2021 (13ª ed.) [1952], ISBN 88-7091-021-0.
  • Stig Dagerman, Perché i bambini devono ubbidire? (Varför måste barn lyda?), in Iperborea 215, traduzione di Fulvio Ferrari, postfazione di Fulvio Ferrari, Milano, Iperborea, 2013 [1953], ISBN 978-88-7091-515-0.
  • Stig Dagerman, La politica dell'impossibile (Essäer och journalistik), in Fulvio Ferrari (a cura di), Iperborea 262, postfazione di Goffredo Fofi, Milano, Iperborea, 2016 [1983], ISBN 978-88-7091-462-7.
  • Stig Dagerman, L'uomo di Milesia, in Marco Alessandrini (a cura di), Ocra gialla 53, Pistoia, Via del Vento, 2011, ISBN 978-88-6226-049-7.
  • Stig Dagerman, I vagoni rossi, in Marco Alessandrini (a cura di), Iquadernidiviadelvento 63, Pistoia, Via del Vento, 2011, ISBN 978-88-6226-057-2.
  • Stig Dagerman, L'uomo che non voleva piangere, in Marco Alessandrini (a cura di), Ocra gialla 60, traduzione di Marco Alessandrini, Pistoia, Via del Vento, 2013, ISBN 978-88-6226-075-6.
  • Stig Dagerman, Breve è la vita di tutto quel che arde, in Fulvio Ferrari (a cura di), Gli Iperborei 359, Milano, Iperborea, 2022, ISBN 978-88-7091-659-1.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Buscioni, Stig Dagerman, in "il Fuoco", Firenze, Polistampa, giugno-agosto 2004.

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