Differenze tra le versioni di "Giuseppe Vandelli"

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Al Liceo Muratori ebbe come docente [[Pio Rajna]], che lo considerò subito il suo primo allievo. Fu lo stesso Rajna a indirizzare il Vandelli alla formazione superiore a [[Firenze]] avendolo così ancora come allievo universitario. La stessa tesi del Vandelli su ''I Reali di Francia'' è per indirizzo del Rajna. Vandelli amico così del Rajna diventerà il suo esecutore testamentario con uno specifico incarico: quello di vagliare le sue carte affinché in Marucelliana non affluissero documenti non meramente scientifici, che per contenuto o espressi giudizi potessero recare nocumento a viventi.<ref>[http://www.danteide.net/publications/rajna/rajna_pdf/materia3.pdf]</ref>
 
Appassionato di [[letteratura]] e [[filosofia]], ottenne la [[laurea]] nel [[1887]]; nelin seguito proseguì da autodidatta negli studi delle lingue antiche come il [[Lingua greca antica|greco]]. Oltre che di Pio Rajna, fu allievo di illustri accademici quali [[Adolfo Bartoli]].<ref>Pio Rajna: La Materia e la Forma della «Divina Commedia. I mondi oltraterreni nelle letterature classiche e nelle medievali. - Introduzione, edizione, commento a cura di Claudia Di Fonzo . Premessa di Francesco Mazzoni , Firenze, [[Le Lettere]], 1998 («Quaderni degli studi danteschi» 12).</ref>
 
Si perfezionò accademicamente nel [[1889]] con una [[tesi]] critica, che fu poi edita a stampa, su ''I Reali di Francia'' a firma dello scrittore [[medioevo|medioevale]] [[Andrea da Barberino]].<ref>Andrea da Barberino: ''I Reali di Francia'', a cura di Giuseppe Vandelli e Giovanni Gambarin, Gius. Laterza & Figli Tipografi-Editori-Librai, Bari 1947.</ref>
Vandelli divenne uno stimato letterato e critico di molte opere noto anche all'estero; per questo gli venne offerta la docenza cattedratica all'[[Università di Modena]]. In quel periodo si appassionò fortemente all'opera di [[Dante Alighieri]], divenendone uno dei maggiori divulgatori accademici e critici internazionali.<ref>Giuseppe VANDELLI, recensione a R. D'Alfonso, F. D'Ovidio, F. Torraca, Sull'Epistola a Cangrande, «Bullettino della Società Dantesca Italiana», VIII (1901), pp. 137-164.</ref><ref>Giuseppe VANDELLI, Per il testo della Divina Commedia, a cura di R. Abardo, saggio introduttivo di F. Mazzoni, Firenze, [[Le Lettere]], 1989 (Quaderni degli studi danteschi, 5).</ref>
 
Nel [[1895]] convocato, ritornò a Firenze per coprire una prestigiosa docenza e avviò una proficua collaborazione con la nascente [[Società Dantesca Italiana]]. Nel [[1902]] iniziò un lavoro complesso e monumentale che diventerà la sua opera fondamentale: la critica all'opera dantesca, attuata con il metodo degli spogli integrali dei codici del sommo poeta, che approderà a una serie di edizioni ancora oggi di piena attualità e di pieno riferimento accademico, letterario e filologico. Prima di giungere a un testo completo, Vandelli approntò una serie di edizioni provvisorie.
 
Brillante intellettuale dell'epoca, diventò vivo amico di [[Vittorio Alinari]], che lo ricorderà annoverandolo come [[Dante Alighieri|dantista]] eccellente in seno alla sua pregiata ''Fondazione Alinari'', di [[Renato Fucini]], [[Giosuè Carducci]], [[Isidoro Del Lungo]], Giovanni Poggi e Guido Spadolini, e fece parte dell'Accademia degli Arcadi e della Societa Filologica Romana.<ref>[http://www.fondazionealinari.it/detail.asp?IDSezione=43&idn=2908 Fondazione Vittorio e Piero Alinari;]</ref><ref>Commemorazione di Pio Rajna, 15/5/1931 per iniziativa dell'Accademia degli Arcadi e della Societa Filologica Romana nella sede dell'Accademia, Giuseppe Vandelli - Tip. poliglotta vaticana, 1932. Dagli Atti dell'Accademia degli arcadi, 1931, vol. VII-VIII.</ref>
Vandelli aderì alla [[massoneria]], fu membro eletto della Società Dantesca Italiana e dell'[[Accademia della Crusca]].<ref>§ Vandelli diverrà Cruscante nel 1914 e avrà rapporti sempre più intensi con la ''Dante Society of America'' e con la ''Dante Society'' di Oxford.</ref><ref>Firenze e la lingua Italiana fra Nazione ed Europa: Atti del convegno di studi, Firenze, 27-28 maggio 2004/ a cura di Nicoletta Maraschio. Firenze - Firenze University Press, 2007. ISBN 88-8453-517-4 (online), pag.:115;</ref><ref>La prestigiosa figura letteraria del Vandelli e le sue origini familiari lo resero partecipe dei principali circoli letterari e sociali dell'epoca. [https://www.worldcat.org/search?q=no:%22007423884%22]</ref>
 
Il professor Vandelli morìMorì a [[Firenze]] il 29 marzo [[1937]], disponendo nel suo testamento il lascito completo delle sue carte e degli spogli dell'opera dantesca alla Società Dantesca Italiana che tuttora li conserva presso un archivio (''Fondo Vandelli'') dedicato alla sua memoria.<ref>Il Fondo (Cod.: Fondo: FI0115) si trova presso la [[Società Dantesca Italiana]].[http://web.rete.toscana.it/cultura/fondi_librari?command=showDettaglioFondo&codice=143]</ref>
 
La città fiorentina lo celebra ancora oggi ampiamente per i suoi contributi letterari e filologici nonché per l'ardita opera celebrativa di [[Dante Alighieri]].<ref>''In memoria di Giuseppe Vandelli'', edito da L'arte della stampa; Firenze, 1938.</ref>
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